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MoCa: diventiamo protagonisti!

Anche il circolo di Taranto (a cui va un grande in bocca al lupo visto che fra pochi giorni celebrerà il congresso) ci racconta la Mo.Ca…

MoCa: diventiamo protagonisti!

“Son stati giorni che han lasciato il segno..”. E’ proprio vero, il MSAC riesce sempre a sorprenderci e anche questa volta, forse più delle altre, lo ha fatto. Si chiama MoCa, movimento in cantiere, l’incontro nazionale a cui, io e Cosimo, abbiamo partecipato dal 20 al 22 aprile a Napoli. Entusiasmo, passione, riflessioni e tanta voglia di lasciare il segno. La dispersione e l’abbandono scolastico sono stati i temi su cui ci siamo confrontati, tra di noi e soprattutto con numerosi esperti. Franco Venturella, Speranzina Ferraro, Giovanni Allucci, Salvatore Rotondi, Marco Rossi Doria, tutti hanno saputo in un modo o nell’altro coinvolgerci e stimolarci a  riflessioni attente e profonde per cercare di costruire insieme una vera scuola. Come diceva don Milani non vogliamo una scuola che curi i sani e respinga i malati, ma una scuola che accompagni tutti, indistintamente, nella crescita e nella realizzazione dei nostri sogni. Sarà forse un’utopia? Dipende da noi, solo ed esclusivamente da noi. Inutile dire quante persone stupende abbiamo potuto conoscere e con le quali abbiamo condiviso idee, progetti, tanti sogni e un’esperienza davvero indimenticabile. Sono stati tre giorni davvero intensi, tra risate, balli, canzoni e momenti di riflessione, abbiamo avuto l’occasione di comprendere appieno il tema scelto e di proporre concretamente nuove possibilità di “fare scuola”. L’orientamento, la valutazione, le scuole aperte anche in orari non scolastici, sono stati argomento di discussione nei tre laboratori in cui abbiamo, con il nostro inconfondibile stile, discusso, analizzato e proposto nuove idee. Accompagnati da un’incredibile equipe nazionale, possiamo dirci più che soddisfatti dell’esperienza che abbiamo potuto fare, un’esperienza che forse, anzi sicuramente, non dimenticheremo: non dimenticheremo le persone conosciute, non dimenticheremo i momenti passati insieme ma soprattutto non dimenticheremo che per realizzare ciò che vogliamo, abbiamo bisogno l’uno dell’altro, solo insieme possiamo raggiungere il nostro sogno. Spero davvero che, dopo questa esperienza unica, ritornati a Taranto, possiamo con ancor più consapevolezza, coraggio e tanta voglia di fare, realizzare qualcosa di nuovo, qualcosa che servi realmente per far capire, anche a chi non la pensa come noi, che abbiamo bisogno di una nuova scuola. Una scuola che abbia al centro l’individuo, il ragazzo, con la sua vita, rafforzando i suoi punti deboli e sviluppando quelli di forza.

 

Aperte le iscrizioni alla MoCa 2012

Roma, 20 marzo 2012

Ai segretari e agli assistenti diocesani  MSAC,

Alle équipe diocesane MSAC,

Ai vice-presidenti e Assistenti diocesani del settore giovani

e p.c. ai presidenti diocesani e ai consiglieri nazionali

 

Carissimi msacchini,

come vi va la vita? vi raggiungiamo con questa comunicazione per invitarvi ufficialmente al prossimo evento msacchino: la MoCa, il cantiere del movimento! L’appuntamento è per il 20-22 Aprile a Napoli e la scommessa è alta: parlare di abbandono e di dispersione scolastica, fenomeno diffusissimo in Italia che colpisce indiscriminatamente Nord e Sud, ma che vede la maggior incidenza proprio nelle regioni meridionali. Ecco spiegato anche perchè abbiamo scelto Napoli come luogo per il nostro convegno di Aprile.

Il titolo del convegno sarà “Se mi lasci non vale”: le statistiche e i dati recentemente appari sui giornali sono a dir poco preoccupanti. Ecco perchè abbiamo scelto di occuparci di questo tema: per prenderne coscienza, indagarne le cause, capirne gli effetti. Allo stesso tempo, mantenendo invariate le caratteriste del cantiere del movimento, che ci vuole sempre con le mani bene in pasta, pronti a formulare proposte ed elaborare idee, ci piacerebbe provare ad individuare alcune ambiti su cui la scuola dovrebbe investire di più perché crediamo fortemente in una scuola che sia palestra di vita, di democrazia, che ci educhi alla legalità, al rispetto e all’accoglienza del prossimo, che ci insegni ad amare la cultura e dia un senso e del sapore al nostro studio.  Noi non vogliamo una scuola che, come scriveva don Milani, curi i sani e respinga i malati, ma crediamo e sogniamo una scuola che sappia davvero accompagnare noi ragazzi durante il percorso di crescita e di maturazione. Crediamo in una scuola da non abbandonare!

In particolare, i nostri “cantieri” (i laboratori su cui lavoreremo) affronteranno i temi dell’ORIENTAMENTO, della CULTURA DELLA VALUTAZIONE e del sogno di avere SCUOLE APERTE al pomeriggio che possano rappresentare un vero centro civico e culturale all’interno della città. Abbiamo individuato questi ambiti perchè crediamo che agendo su di essi sia possibile mettere un freno, almeno in parte, a dei fenomeni tanto complessi e diffusi come l’abbandono e la dispersione.

Chiederemo l’aiuto di esperti e tecnici ministeriali in ciascuno dei tre ambiti, per poi confrontarci con Francesco Profumo, Ministro dell’Istruzione.

Inoltre la MoCa, sarà un’ottima occasione per fare un po’ di formazione specifica ai referenti legislativi di cui stiamo raccogliendo i contatti (siamo a buon punto, ma mancano ancora alcuni nominativi) e per aggiornare tutti quanti sull’andamento dei lavori ai tavoli istituiti presso il ministero e che vedono il MSAC, come anche le altre associazioni studentesche, impegnato a   fornire importanti contributi sulla base di quanto proposto ed elaborato dai circoli stessi durante gli anni.

Ci aspetta allora un cantiere zeppo di idee e di progetti, ma soprattutto zeppo di sogni. In allegato, troverete il programma (che sarà aggiornato costantemente sul sito del MSAC, ci sono infatti ancora alcune cose da definire), le note tecniche e la scheda di iscrizione. Inoltre per non arrivare del tutto impreparati sul tema che affronteremo alla MoCa, vi inviamo anche una scheda che spiega come fare voi stessi un sondaggio sul vostro territorio per capire quali sono i tassi di abbandono e dispersione nelle vostre scuole. I dati che otterrete saranno poi confrontati con quelli elaborati dagli altri circoli e sarà possibile confrontarli con quelli ufficiali forniti dal Ministero.

In attesa allora di riabbracciarvi a Napoli a fine Aprile vi raccomandiamo di iscrivervi numerosi (potrà essere l’occasione anche per “contagiare” di MSAC le diocesi che ancora non conoscono il movimento) e vi auguriamo un buon tempo di quaresima.

Elena e l’équipe nazionale MSAC

Potete scaricare la lettera d’invito, il programma, le note tecniche, la scheda di iscrizione e l’indagine da fare nelle vostre scuole cliccando qui

Arrivederci, Presidente!

Nota della presidenza nazionale Ac:

“Con profonda commozione la Presidenza nazionale e l’Azione cattolica italiana tutta rendono omaggio alla figura di Oscar Luigi Scalfano, indimenticato Presidente della Repubblica italiana e da sempre socio dell’associazione, di cui fieramente portava il distintivo.

È stato un grande protagonista della vita politica democratica della nazione italiana, vogliamo ricordarlo soprattutto come cristiano, uomo dalla fede limpida e dalla testimonianza coerente e rigorosa. Nella sua lunga vita ha avuto due riferimenti costanti: il Vangelo e la Costituzione. Proprio alla luce di questi punti fermi del suo cammino di credente e di politico, ha vissuto la sua esperienza di uomo delle istituzioni fronteggiando con fermezza coerente e lineare momenti tra i più difficili della storia italiana.

L’Azione cattolica italiana ricorda la sua vicinanza alla vita dell’associazione, che si è manifestata più volte in incontri al Quirinale e nella partecipazione ad alcuni appuntamenti nazionali e locali dell’associazione. E ricorda, ancora, la sua grande umanità, il suo rispetto per l’altro, il suo amore per gli ultimi.
Alla figlia Marianna l’amicizia e la vicinanza, nella preghiera, di una associazione che non dimenticherà mai il suo illustre socio”.

Di seguito trovare l’ultima intervista rilasciata dal Presidente Scalfaro ai giovani dell’Associazione.

 

Intervento del Presidente Napolitano in occasione della celebrazione del Giorno della Memoria

Pubblichiamo qui di seguito l’intervento del Presidente Napolitano in occasione della celebrazione del Giorno della Memoria

Palazzo del Quirinale, 27/01/2012

Signori rappresentati del Parlamento e del governo,
Autorità,
Ragazze e Ragazzi,
Cari Ettore Scola e Gabriele Lavia,
Signore e Signori,

Sono lieto di accogliere ancora una volta i rappresentanti delle vittime dell’Olocausto e delle Comunità ebraiche e insieme con loro i rappresentanti dei deportati italiani nei campi nazisti, alcuni dei quali abbiamo poco fa salutato e onorato.

La Giornata della Memoria che abbiamo celebrato oggi è tra le più intense di questi ultimi anni. Per la forza politica e morale dei contributi del ministro Profumo e del Presidente Gattegna. Per le genuine, appassionate testimonianze degli studenti. Per il quadro ricco come non mai, che qui si è riflesso, delle iniziative indette, in tutto il paese ; per il valore – in particolare – di realizzazioni come quella della mostra del Vittoriano sui ghetti nazisti in Polonia o come quella dell’elenco, reso accessibile online, degli oltre settemila cittadini ebrei vittime della persecuzione nazifascista in Italia durante la Repubblica sociale e l’occupazione tedesca. Insomma, il ricordo della Shoah come tragedia dell’Europa sta toccando livelli sempre più alti di consapevole partecipazione nel nostro Paese. Dobbiamo dire che a ciò ha certamente concorso l’istituzione per legge della Giornata della Memoria, per l’impulso che ha suscitato e propagato, in Italia, nelle istituzioni, nella scuola, nell’informazione, nella coscienza pubblica e in special modo tra le giovani generazioni.

E’ stato bello ascoltare il racconto che il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il prof. Profumo, ci ha presentato del viaggio compiuto ad Auschwitz con oltre 180 studentesse e studenti. “Nessuno, dopo questo viaggio” – egli ci ha detto – “è più lo stesso”. Vissi anch’io la stessa commozione quando visitai Auschwitz diciotto anni fa insieme con Giovanni Spadolini in rappresentanza del Parlamento italiano. Ed importante è stato il coronamento dell’omaggio ad Auschwitz in questi giorni con la firma del Protocollo tra il Ministero dell’Istruzione e l’Unione delle Comunità ebraiche italiane per fare della nostra scuola ancor più compiutamente “una scuola di memoria”. Questo impegno rappresenta il miglior antidoto a quei rigurgiti di negazionismo e antisemitismo, di intolleranza e di violenza che il ministro ha denunciato come fenomeni, per quanto marginali, da stroncare sul nascere.

Ringrazio il Presidente Gattegna per i riconoscimenti che mi ha rivolto. Quando ho giurato da Presidente, l’ho fatto sapendo che il mio dovere e il mio sentimento mi conducevano a riflessioni, prese di posizione e sollecitazioni motivate e inequivoche contro l’antisemitismo in ogni suo travestimento, contro il razzismo, contro ogni violazione del principio di pari dignità ed eguaglianza davanti alla legge. Lo dice l’articolo 2 della Costituzione italiana. Lo dice l’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea. Rileggiamolo :
“L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini.”

Si, l’Europa è questo. Non dimentichiamocene sol perché la nostra attenzione è oggi spasmodicamente concentrata sulla grave crisi finanziaria ed economica in atto da tre anni, sull’emergenza che ha investito l’Eurozona, sulle quotazioni, giorno per giorno, dei titoli del debito pubblico. Dobbiamo fare i conti con queste assillanti realtà, ma non perdiamo di vista il senso e i valori della costruzione europea. Le ragioni del nostro stare insieme sono lì, in quel fondamento di pace e di civiltà su cui l’Europa ha trovato la sua unità ed è chiamata a far leva per il suo futuro.

Il Cancelliere tedesco Signora Merkel ha parlato ieri – in un’importante intervista – del suo sentimento dell’Europa, “un continente col quale si può contribuire a plasmare il mondo”, nel segno della dignità dell’uomo, di molteplici libertà e dello sviluppo sostenibile. Ella ha parlato, in termini che condivido e apprezzo, della sua visione dell’Europa come “Unione politica”. E con una frase molto forte ha aggiunto : “L’Europa è la nostra fortuna… Se non avessimo l’Europa, forse anche la nostra generazione si farebbe la guerra”. Si, ed ecco perché occorre essere vigilanti e fermi contro ogni ricaduta nel nazionalismo, nella ricerca del nemico, nel rifiuto del diverso.

L’amico Gattegna ha ricordato come l’unità europea sia nata anche dai percorsi di riesame critico, da parte della Germania e dell’Italia, delle scelte politiche e dei comportamenti tenuti negli anni Trenta e Quaranta.

Il primo a rivolgersi ai tedeschi perché apprendessero l’estremo orrore del nazismo fu, con i suoi radiomessaggi dall’America, un grande tedesco costretto all’esilio. Il 14 gennaio del 1945, mentre Hitler teneva ancora nella distruzione e nella menzogna una Germania sull’orlo della disfatta, Thomas Mann rivelò agli ascoltatori tedeschi che gli inviati della neutrale Svizzera, in missione umanitaria, avevano potuto vedere, prima che con la liberazione se ne aprissero i cancelli, i campi di Auschwitz e Birkenau, dove nel giro di un anno tra il ’43 e il ’44 erano stati uccisi 1.715.000 ebrei. E videro, quegli inviati svizzeri, disse Mann, “quello che nessun uomo sensibile è disposto a credere, se non l’ha visto con i propri occhi”. Lo avrebbe visto con i propri occhi, come ci ha detto pochi minuti fa, Beatrice insieme con gli altri studenti che hanno partecipato al viaggio nella memoria.

Dopo che quello sterminio e la guerra furono finiti, il percorso autocritico fu intrapreso e portato avanti in Germania. E l’immagine più alta che ne fu trasmessa al mondo, è quella, rimasta in me impressa per sempre, di un grande uomo politico e di governo tedesco, Willy Brandt, che a Varsavia nel 1970 si piegò in ginocchio dinanzi al monumento alle vittime del Ghetto – lui che aveva combattuto contro il nazismo prendendo su di sé la croce del chiedere perdono a nome della Germania.

Noi italiani chiudemmo i conti con il nazifascismo e con il nostro passato più buio combattendo la guerra di Liberazione e dandoci la Costituzione repubblicana. Ma non abbiamo smesso di cercare e diffondere la verità, guidati anche dalla grande luce della testimonianza e del messaggio di Primo Levi. E su misfatti come quello delle leggi razziali del 1938 e della loro applicazione, abbiamo fatto conoscere la dura verità, negli ultimi anni come non mai.

Signore e Signori, cari ragazzi e ragazze, il significato più ampio di questa Giornata della Memoria lo ha nobilmente dichiarato qui il Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche quando ci ha detto : “Ferme restando le specificità della Shoah, che fu il tentativo di realizzare il genocidio perfetto … questa deve essere la occasione di una riflessione condivisa che abbracci anche tutte le altre vittime di quella tragedia” : oltre che gli oppositori politici, “gli omosessuali, i disabili fisici e mentali, le popolazioni rom e sinti”. Di qui la lezione che ho sentito ieri risuonare nelle parole di un alto magistrato – il Procuratore Generale della Corte di Cassazione – nella cerimonia per l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario. Parole severe per bollare qualsiasi alibi si possa accampare per “legittimare l’oblio” – così egli si è espresso – “di quelli che vengono definiti diritti sottili o diritti degli ultimi”, quegli ultimi, quei deboli già evocati in triste sequenza da Gattegna. Per fortuna, è stata la conclusione del magistrato, si è affermata “la tutela sopranazionale dei diritti umani e delle libertà fondamentali”, la cultura del “diritto in grado di imporsi ai governi delle Nazioni”, e quindi la storica conquista della “creazione di una giurisprudenza comune dei diritti umani”.

Coltivare queste conquiste, contro ogni regressione, è il modo più giusto e fecondo di rendere omaggio alla memoria delle vittime della Shoah, al sacrificio, alla resistenza, alla rinascita dei popolo ebraico.

 

Per non dimenticare. Mai.

 

Nei giorni in cui facciamo memoria della Shoah e di tutti gli stermini dovuti a motivi etnici e razziali, l’Ac ripropone un testo storico di Primo Levi e una riflessione di Gianni Di Santo sulla musica che nasce dal cuore di chi ha sofferto

Dall’Appendice di “Se questo è un uomo”, Primo Levi, Einaudi, edizione novembre 1976

“Forse, quanto è avvenuto non si può comprendere, anzi, non si deve comprendere, perché comprendere è quasi giustificare. Mi spiego: ‘comprendere’ un proponimento o un comportamento umano significa (anche etimologicamente) contenerlo, contenerne l’autore, mettersi al suo posto, identificarsi con lui. Ora, nessun uomo normale potrà mai identificarsi con Hitler, Himmler, Goebbels, Eichmann e infiniti altri. Questo ci sgomenta, ed insieme ci porta sollievo: perché forse è desiderabile che le loro parole (ed anche, purtroppo, le loro opere) non ci riescano più comprensibili. Sono parole ed opere non umane, anzi, contro-umane, senza precedenti storici, a stento paragonabili alle vicende più crudeli della lotta biologica per l’esistenza. A questa lotta può essere ricondotta la guerra: ma Auschwitz non ha nulla a che vedere con la guerra, non ne è un episodio, non ne è una forma estrema. La guerra è un terribile fatto di sempre: è deprecabile ma è in noi, ha una sua razionalità, la ‘comprendiamo’.

Ma nell’odio nazista non c’è razionalità: è un odio che non è in noi, è fuori dell’uomo, è un frutto velenoso nato dal tronco funesto del fascismo, ma è fuori ed oltre il fascismo stesso. Non possiamo capirlo; ma possiamo e dobbiamo capire di dove nasce, e stare in guardia. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.

Per questo, meditare su quanto è avvenuto è un dovere di tutti. Tutti devono sapere, o ricordare, che Hitler e Mussolini, quando parlavano pubblicamente, venivano creduti, applauditi, ammirati, adorati come dèi. Erano ‘capi carismatici’, possedevano un segreto potere di seduzione che non procedeva dalla credibilità o dalla giustezza delle cose che dicevano, ma dal modo suggestivo con cui le dicevano, dalla loro eloquenza, dalla loro arte istrionica, forse istintiva, forse pazientemente esercitata e appresa. Le idee che proclamavano non erano sempre le stesse, e in generale erano aberranti, o sciocche, o crudeli; eppure vennero osannati, e seguiti fino alla loro morte da milioni di fedeli. Bisogna ricordare che questi fedeli, e fra questi anche i diligenti esecutori di ordini disumani, non erano aguzzini nati, non erano (salve poche eccezioni) dei mostri: erano uomini qualunque. I mostri esistono, ma sono troppo pochi per essere veramente pericolosi; sono più pericolosi gli uomini comuni, i funzionari pronti a credere e ad obbedire senza discutere, come Eichmann, come Hòss comandante di Auschwitz, come Stangl comandante di Treblinka, come i militari francesi di vent’anni dopo, massacratori in Algeria, come i militari americani di trent’anni dopo, massacratori in Vietnam.

Occorre dunque essere diffidenti con chi cerca di convincerci con strumenti diversi dalla ragione, ossia con i capi carismatici: dobbiamo essere cauti nel delegare ad altri il nostro giudizio e la nostra volontà. Poiché è difficile distinguere i profeti veri dai falsi, è bene avere in sospetto tutti i profeti; è meglio rinunciare alle verità rivelate, anche se ci esaltano per la loro semplicità e il loro splendore, anche se le troviamo comode perché si acquistano gratis. È meglio accontentarsi di altre verità più modeste e meno entusiasmanti, quelle che si conquistano faticosamente, a poco a poco e senza scorciatoie, con lo studio, la discussione e il ragionamento, e che possono essere verificate e dimostrate.

È chiaro che questa ricetta è troppo semplice per bastare in tutti i casi: un nuovo fascismo, col suo strascico di intolleranza, di sopraffazione e di servitù, può nascere fuori del nostro Paese ed esservi importato, magari in punta di piedi e facendosi chiamare con altri nomi; oppure può scatenarsi dall’interno con una violenza tale da sbaragliare tutti i ripari. Allora i consigli di saggezza non servono più, e bisogna trovare la forza di resistere: anche in questo, la memoria di quanto è avvenuto nel cuore dell’Europa, e non molto tempo addietro, può essere di sostegno e di ammonimento”.

Senza confini. Ebrei e zingari nella Giornata della Memoria. Gianni Di Santo

Il violino di Ion Stănescu sembra uscito fuori da quella banda multiculturale che ha reso grande uno dei film più belli dello scorso anno, Il Concerto. È davvero pazzesco il suono del suo violino. Moni Ovadia racconta che l’unica spiegazione a tale virtuosismo incredibile risiede nel fatto che solo i popoli esiliati e perseguitati, chi ha percepito il dolore sulla propria pelle, possono avere questa forza propulsiva che gli esce fuori dall’anima, così, all’improvviso.

Ebrei e rom, in ciò, sono maestri. Lui, Stănescu, madre rom e padre ebreo, lo trovi primo violino nelle grandi orchestre sinfoniche della musica ungherese e rumena, così come, con il cappello in mano, a suonare musica nelle strade e nelle metropolitane delle nostre città. Solo per il piacere della musica. Così come Marian Serban, al cymbalon, altro strano strumento nato dal pianoforte ma dal suono percussivo-melodico. Marian ne è maestro: ascoltarlo nelle piazze romane è un godimento. Come folgoranti e molto gipsy sono le note di Albert Florian Mihai su una fisarmonica suonata a una velocità strabiliante, con variazioni jazzistiche e uso dei tempi dispari che fanno arrossire tanti musicisti molto più famosi di lui.

Insomma, la musica. Perché la musica, quella vera che interroga l’anima e percorre i cammini dei popoli, è una delle arti “spiritualmente nobili” che restituisce al mondo l’amore per la verità storica. Senza confini. Ebrei e zingari, il concerto-spettacolo di Moni Ovadia con la sua orchestra itinerante e sgangherata fatta di rom, ebrei e italiani in bilico tra Antico Testamento e terre del Sud, è un piccolo ma appassionato contributo alla battaglia contro ogni razzismo. Nella Giornata della Memoria, una sorta di testamento biologico. Andrebbe proiettato nelle scuole. Rom ed ebrei, i due popoli fratelli, a lungo hanno marciato fianco a fianco nella sorte, ma dopo la persecuzione nazista, le strade si sono divise. Gli ebrei hanno cambiato in meglio la loro storia, il popolo rom invece molto spesso continua a subire il calvario del pregiudizio, dell’emarginazione.

Uno spettacolo da non perdere. Un contributo sonoro che è un omaggio al gusto della libertà e alla storia, troppo spesso enunciata e poco praticata, dei diritti umani. Per una Giornata della Memoria più equa e rispettosa delle vicende storiche dell’ultimo secolo.

Un miracolo che, a volte, solo la musica riesce a fare.

Gianni Di Santo

 

AAA: Referenti legislativi MSAC

 

Prot. n. 17/2012

Roma, 24 gennaio 2012

 

Ai segretari diocesani MSAC

Agli incaricati alla formazione MSAC

All’équipe nazionale MSAC

e p. c.   agli assistenti diocesani MSAC

 

Carissimi segretari,

Vi raggiungiamo con questa mail per aggiornarvi e raccontarvi un po’ più in dettaglio  quanto sta accadendo al Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca (in un acronimo, MIUR) da quando a guidarlo è Francesco Profumo.

Sicuramente dal blog “ioPartecipo” e tramite i social network (e ci riferiamo a Facebook e twitter in particolare) abbiamo tutti avuto la possibilità di seguire quanto sta accadendo: sono state riportate le nostre impressioni, è stato sicuramente percepito il nostro rinnovato entusiasmo, che è poi la passione di tutti noi msacchini e non solo di chi partecipa fisicamente al Forum, nell’avere la possibilità di interloquire non solo con il Ministro, ma con tutto il Ministero! Il clima è infatti molto propositivo in viale Trastevere e, dopo tanto tempo, quei pareri che abbiamo tanto studiato e pensato (e su cui abbiamo anche tanto sudato), hanno finalmente l’opportunità di essere ascoltati e dibattuti, che poi ciò che abbiamo sempre chiesto: dialogo e confronto.

Vi raggiungiamo  dunque perché, visti anche i lavori che stanno prendendo piede al Ministero (fra poche righe ve li raccontiamo per quanto ne sappiamo), ci pare il momento (ed era ora, direte voi!) di raccogliere i nominativi dei referenti legislativi delle vostre diocesi (o di individuare questa figura lì dove non è stata ancora trovata), per poter finalmente valorizzazione e dare concretezza a questa nuova figura, presentata e approvata, al congresso nazionale dell’aprile scorso. Vi chiediamo perciò di mandare, il più presto possibile, una mail a msac@azionecattolica.it con i nomi e i contatti (telefonici e mail) dei referenti legislativi delle vostre diocesi. Sarà nostra premura creare una mailing list che ci permetta di rimanere in contatto via mail e che consenta finalmente di allacciare i fili di quella rete che deve tenere insieme i diversi circoli e l’équipe nazionale msac, in particolare la segreteria nazionale e il delegato ai rapporti con il MIUR, tramite i referenti legislativi.

Quello che chiederemo ai referenti legislativi è di leggere e commentare i documenti e i testi che ci verranno forniti dal ministero per la preparazione dei lavori dei diversi tavoli tecnici in via di costituzione. Naturalmente sarà loro compito condividere con i segretari, con l’équipe diocesana e i msacchini tutti i temi in via di discussione, mantenendo sempre viva quell’attenzione alle politiche scolastiche di cui parliamo da diverso tempo. Inoltre, a scadenza ancora da stabilire (potrebbe essere quindicinale), verrà inviata ai referenti legislativi una rassegna stampa che raccolga articoli recenti riguardanti il mondo della scuola apparsi su quotidiani nazionali e siti internet. Lo scopo di questa rassegna stampa vorrebbe essere quello di rimanere sempre aggiornati su quanto accade alla scuola, anche a livello locale (esistono un sacco di esperienze virtuose, ma anche problematicità che sarebbe opportuno conoscere e di cui si potrebbe parlare) e perciò su argomenti non strettamente correlati a quanto si dibatte e costruisce intorno ai tavoli ministeriali. La rassegna stampa verrà perciò a rappresentare un altro importante bacino da cui attingere per il confronto in punti di incontro a scuola o durante momenti di formazione specifica.

Per quanto riguarda i lavori in corso o in procinto di partire presso il MIUR, in collaborazione fra tecnici ministeriali e associazioni studentesche, sono in ballo i seguenti temi:

1)    la definizione di una legge quadro nazionale sul diritto allo studio che stabilisca i livelli essenziali delle prestazioni cui ogni studente deve poter usufruire.

Questa legge, il cui iter di discussione in Parlamento non è ancora definito, è orientata a stabilire dei principi che dovranno essere resi effettivi da ciascuna regione. Per questo motivo, il Ministro porterà un rappresentante del Forum delle associazioni studentesche alla conferenza Stato-Regioni quando all’ordine del giorno verrà inserito il tema del diritto allo studio.

In questa direzione, i lavori delle associazioni studentesche sono partiti da una bozza       di ddl (disegno di legge) preparato alcuni anni fa dallo stesso forum, ma mai giunto in  Parlamento.

Il tavolo sul diritto allo studio si riunirà per la prima volta il 2 febbraio per definire in particolare la questione del comodato d’uso e della carta IoStudio.

 

2) Tavolo sulla rappresentanza e per la revisione e riformulazione del DPR 567 (relativo alle attività integrative).

Il tavolo per la rappresentanza revisionerà innanzitutto il decreto di costituzione del Forum, per ridefinirne la rappresentatività, gli obiettivi e le finalità. Per questa ragione vi chiediamo di verificare e segnalarci i nomi dei msacchini dei vostri circoli eletti negli organi collegiali e rappresentanti eletti nelle consulte provinciali, sia che siano presidenti di consulta sia che non lo siano, mandando una mail sempre a msac@azionecattolica.it .

Una volta rivisto questo decreto, verrà sicuramente affrontato il discorso riguardante la riforma degli organi collegiali (OOCC).

 

3) è stato istituito, come avete potuto leggere su IoPartecipo, l’Osservatorio permanete per la disabilità, i cui lavori inizieranno ufficialmente il 29 febbraio.

 

4) sta per essere istituito un tavolo permanente sull’Orientamento.

 

Questi sono i tavoli di cui è già stata annunciata l’apertura dei lavori. Ce ne sono altri di cui ancora attendiamo notizie e riguardano:

– l’alternanza scuola/lavoro e gli stage

– l’edilizia scolastica

Come avrete potuto leggere, ci sono tanti argomenti da approfondire, tanti argomenti su cui informarsi e farsi un’ opinione e siamo sicuri che tutti insieme, con i nuovissimi e scalpitanti referenti legislativi, riusciremo a dare quel contributo che ci è richiesto dal Ministero, ma soprattutto dalle scuole in cui cresciamo ogni giorno.

Buon lavoro a tutti!

Elena, Michele (delegato ai rapporti con il MIUR) e l’équipe nazionale MSAC

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Impressioni dai CIPS..

Don Rocco Barra, assistente MSAC della diocesi di Aversa, ci ha voluto raccontare in queste poche righe, l’esperienza vissuta durante CIPS (2-5 gennaio) e che ha visto impegnati moltissimi msacchini fra nord, centro e sud Italia.


CIPS:

Un’esperienza MSACcosamente affascinante

 

“ Hei, tu che hai da fare dal 2 al 5 gennaio?”

Con questo slogan iniziava il video spot dei CIPS nord-centro-sud del Movimento Studenti di Azione Cattolica.

È stato tutto MSACcosamente bello del momento del nostro arrivo fino alla partenza. Giovanissimi di AC di tutta Italia riuniti a nord (Mantova), centro (Rimini) e sud (Santeramo in Colle), per vivere giornate scandite da eventi, conferenze, attività proposte, altamente formative e form-attive!!! Posso definirle momenti di alta “scuola”. Già la scuola; questo mondo a volte strano, buffo, confusionario, ma sempre utile, di crescita (culturale-sociale-comunitario-religioso). La scuola; luogo dove i giovanissimi passano la maggioranza del loro tempo. La scuola; luogo dove si apprendono i sogni (ciò che vogliono fare da grandi) scegliendo l’indirizzo formativo che piace. La scuola; luogo di crescita, di multiculturalità, di pregiudizi, di certezze e insicurezze, di uomini e donne capaci di osare e mettersi in gioco per un futuro migliore. La scuola; bella perché varia.

In questo panorama colorato si sono inseriti i nostri CIPS. È stato un MSACCO BELLO (scusate la copia della citazione), re-incontrasi con tanti msacchini  conosciuti al congresso nazionale e al campo estivo di Fognano. È stata occasione di ritrovare volti, sorrisi, abbracci.

Avere la ghiotta occasione di dar vita al sogno della “tua” scuola non ha prezzo. Girando e curiosando nei gruppi, con religiosa discrezione e sempre col sorriso, nel vedere quei giovanissimi animati da questo forte ideale, di sentire ognuno la scuola come “sua”, mi ha riempito di gioia e fierezza. Oggi in cui i giovani sono etichettati come incostanti, immaturi, inesperti dalla gente comune, la proposta formativa msacchina irrompe con forza e fa gridare che: “noi studenti di AC ci siamo e vogliamo fare la nostra parte nella Chiesa e nella società, attraverso l’ambiente che viviamo ogni giorno: la scuola!”.

Ormai ne sono convinto, msacchino si nasce e formandosi lo si diventa sempre più. Ai confratelli assistenti mi sento di incentivare sempre al movimento nel settore giovani, perché è un’esperienza unica!

Esperienza che ha portato a tutti, equipe nazionale (cui va un grazie MSACcosamente immenso) e campisti, un nuovo slancio per i giovanissimi che sono tanto a cuore di noi assistenti, perché il MSAC è l’essenza del giovanissimo di oggi.

Quell’essenza che ci ha visti pregare assieme mattina, mezzogiorno e sera, sempre fuori orario rispetto al programma (ma che ci vuoi fare è bello anche così). Quell’essenza che ci ha fatto fare tardi la sera e chi sa perché si radunarsi e divertirsi sempre fuori la mia camera.

Quell’essenza, infine, che nell’ultimo giorno insieme a tre msacchini ci fece sventolare fra le mani una delle tante magliette diocesane del movimento e con fare goliardico ci fece cantare sul motivetto della parte finale del ritornello della canzone “la vita è tutto un quiz” di Renzo Arbore, queste parole che sono scritte felicemente nella nostra storia del movimento: “PER QUESTA MAGLIA GIOISCO E CANTO SON DEL MSAC E ME NE VANTO!

Buona vita a tutti e viva il Movimento, viva l’Azione Cattolica.

Don Rocco Barra


Buon Natale a tutti!

Con questa lettera a Gesù Bambino, il nostro assistente nazionale don Nicolò Tempesta, a nome di tutto il MSAC, augura a tutti noi msacchini e (non) di vivere questo Natale in pienezza facendo posto nei nostri cuori e nelle nostre vite a Gesù, il Verbo fatto carne.

Caro Gesù Bambino,

lo sappiamo che sembra l’inizio di un’infantile letterina di Natale… ma a Natale ci sentiamo tutti un po’ bambini. Tu stesso dirai da grande che, se non diventeremo come bambini, non entreremo nel Regno dei cieli. Diventare bambini non significa essere semplici e puri. Significa mettersi davanti a Dio, solo davanti a Lui saremo capaci di ricominciare da capo nella vita.

Un padre, una madre, un figlio: a Natale le sorti del mondo si decidono dentro una famiglia, nell’umile coraggio di una, di tante, di infinite creature innamorate e silenziose. Grazie perché a Natale ci insegni la parola più rivoluzionaria e appassionata del nostro vocabolario di cristiani: umiltà!

La grande ruota della storia caro Gesù aveva sempre girato nella stessa direzione: dal piccolo verso il grande, chi ha meno alle dipendenze di chi ha più, la legge del più forte. Ma dal giorno di Natale la grande ruota della storia per un attimo si è fermata. Poi qualcosa è cominciato a girare all’incontrario e il senso della storia ha imboccato una svolta: da Dio verso l’uomo, dal grande verso il piccolo, dal cielo verso il basso, da Gerusalemme, la grande città a Betlemme un piccolo borgo e da qui fino a una stalla; i Magi vengono verso un Bambino e il forte si mette a servizio del debole. Grazie Gesù perché il racconto di Betlemme non è una fiaba per bambini, è invece l’inizio di un capovolgimento totale, di un nuovo ordine. La storia vera appartiene a chi si colloca là dove nessuno vorrebbe essere, nell’umiltà del servizio, nell’insignificanza apparente della bontà, nel silenzio di tanti uomini e donne  di buona volontà.

Caro Gesù Cristo, permettici di dirtelo una volta per tutte: il mondo creato all’inizio come un incantevole giardino semmai fa venire alla mente una giungla feroce, dove lo stile è quello della competizione nascosta e si fa a gara non a stimarci a vicenda ma a disprezzarci, ci togliamo vicendevolmente valore. Non siamo più semplici e essenziali e la crisi che stiamo vivendo è indice di una crisi più profonda: quella di un cuore complicato!

Caro Gesù Bambino, davanti alla semplicità del presepe ti vediamo protendere nella mangiatoia le piccole mani, e il tuo sorriso sembra già dire quanto più tardi, divenuto adulto, le tue labbra diranno: “Venite a me voi tutti che siete stanchi e affaticati” e ci poni di fronte alla decisione coraggiosa di scegliere tra le tenebre e la luce.

Questo Natale ha fatto emergere le storture della politica, la gravissima crisi economica che stiamo attraversando, le violenze quotidiane fisiche e psicologiche. Molti uomini e donne attendono in questo giorno qualcosa, un evento o magari una persona che li tiri su, che restituisca loro l’ottimismo ingenuo che hanno irrevocabilmente perduto; qualcosa di grande e di nuovo che potrebbe farli tornare indietro e non sanno che questa speranza oggi sei tu che ti fai Bambino e ricominci da Betlemme.

A Natale Dio viene come un bambino: un neonato non può far paura, si affida, vive solo se qualcuno lo ama e si prende cura di lui. Come ogni neonato. Chi di noi celebrerà bene il Natale caro Gesù? Chi depone davanti al presepe ogni ricerca di prestigio e ogni distanza dagli altri. Chi riscopre il valore delle cose buone, belle e semplici. Chi non esporta freddezza ma comunione. Tu, caro Gesù, vivrai soltanto se saremo capaci di accoglierti e di amarti nella vita di ogni giorno perché tu ti fai per noi mendicante d’amore.

Caro Gesù bambino, metticelo in testa, una volta per tutte, che se ti sei fatto uomo é perché essere uomo “vale” davanti a te. Facci amare la nostra umanità, che è il tuo capolavoro. Per questa umanità, la tua incarnazione! Per questa umanità, la tua morte e risurrezione! Come si fa a non amare questa umanità, impastata di peccato, ma ricolma ormai della tua grazia e della certezza della salvezza?

Permettici di dirti Buon Natale Gesù! Arrivano le feste ma forse non siamo capaci di fare festa. Se tornassimo ad amare? Se l’amicizia si donasse senza chiederla a un computer? Se i padri amassero i figli? Se Caino amasse Abele? Se il bene comune guidasse la politica? Se ricordassimo un po’ più spesso che non siamo Dio? Se l’unico sangue permesso fosse quello di una nascita? Se l’unica morte ammessa fosse quella della croce? Se ricominciassimo a donare la vita a qualcuno? Se l’unica luce contemplata fosse la tua della stalla? Se tornassimo a credere in te? Allora sarebbe Natale. Aveva ragione il poeta e drammaturgo tedesco Bertolt Brecht:

“Oggi siamo seduti, alla vigilia

di Natale, noi, gente misera,

in una gelida stanzetta

il vento corre fuori, il vento entra.

Vieni, buon Signore Gesù, da noi, volgi lo sguardo:

perché Tu ci sei davvero necessario”.

 

Le prime parole di Profumo, neo ministro dell’istruzione

Questa la dichiarazione del neo ministro Francesco Profumo nel suo primo comunicato stampa del 17 novembre.

Per questo Governo, e per me, i giovani – quindi in particolar modo gli studenti – rappresentano una grande risorsa di questo Paese, che il presidente Monti ha giustamente indicato come una delle priorità dell’azione dell’esecutivo.
E’ mia intenzione ascoltare con attenzione e interesse tutte le voci del mondo della scuola e dell’università che vogliano essere propositive. Per questo mi rendo disponibile ad incontrarle a breve.
Da professore sono abituato ad ascoltare gli studenti, le loro aspettative e speranze sono legittime. Scuola, università e ricerca restano presidi strategici per assicurare all’Italia un futuro solido e prospero, per dare certezze ai giovani, per consentire a tutti i cittadini di assecondare il proprio talento e le proprie ambizioni. Lo ripeto, voglio essere il ministro dell’ascolto e del dialogo. Ma, con la stessa decisione, voglio condannare nella maniera più ferma ogni violenza, a persone e cose. La forza delle proprie idee e proposte non può essere offuscata dalla violenza e dalla prevaricazione”.

Al ministro, facciamo i nostri più sentiti auguri di buon lavoro!