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Il Partito Democratico convoca gli studenti: c’è anche il MSAC

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di Adelaide e Gioele

Oggi pomeriggio alle 18.30 abbiamo varcato la soglia della sede del PD, partito di maggioranza in Parlamento, insieme ai rappresentanti della Rete degli Studenti Medi, Unione degli Studenti e Federazione degli Studenti. Gita di piacere? Non proprio, siamo stati convocati per proporre modifiche al testo del disegno di legge “Buona scuola”, già in corso di emendazione da parte della Commissione Cultura della Camera.

Il confronto non era stato programmato, ma è stato indetto dal Partito Democratico dopo la mobilitazione del 5 maggio a cui noi abbiamo partecipato attivamente proponendo discussioni nelle scuole. Una mobilitazione come quella di ieri, con ampia adesione degli insegnanti, non è trascurabile nella fase di discussione della riforma.

All’incontro c’erano esponenti del PD, ma non del governo: la responsabile scuola del partito Francesca Puglisi, la deputata della VII commissione Simona Malpezzi e anche il presidente del PD Matteo Orfini.

Noi abbiamo presentato le proposte del “Manifesto nazionale della Buona Scuola” integrate dal lavoro della Mo.Ca. a Rimini. Abbiamo cominciato sottolineando che gli studenti italiani non vivono fuori dal mondo, ma hanno aspettative alte riguardo la riforma della scuola, soprattutto vedendo il confronto con altri Paesi europei. La prima assente ingiustificata della Buona Scuola è una lotta alla dispersione scolastica a 360°. Lotta che si concretizza con interventi immediati come l’approvazione urgente di una legge quadro nazionale sul diritto allo studio e l’incremento e stabilizzazione dei canali di finanziamento ordinari delle scuole; e poi con modifiche che portino a ripensare per intero la scuola italiana: come la ristrutturazione dei cicli d’istruzione, o il ripensamento del sistema di valutazione. Ma anche noi studenti vogliamo poter combattere la dispersione partecipando alla scrittura del Piano triennale dell’Offerta Formativa, provando a portare ciò che attrae da fuori a dentro la scuola. E abbiamo proposto una vera integrazione del percorso di alternanza scuola-lavoro nel processo di apprendimento di uno studente.

Le proposte degli studenti di AC sono tante e articolate, perciò non possono essere valutate solo adesso, quando la discussione in Parlamento è già cominciata. Non si ripensa la scuola in 10 giorni, con la fretta di dover approvare le assunzioni dei docenti. Eppure da settembre sono passati quasi 10 mesi, perché non è stato dato il giusto tempo alla discussione democratica e partecipata? Ci chiediamo perché quest’incontro non si è svolto prima, perché la voce degli studenti non è stata il punto di partenza della scrittura del ddl invece di essere sollecitata da un’ampia mobilitazione.

Non vogliamo potere, ma partecipazione!

Ieri mattina, sulla prima pagina di La Repubblica, si trovava questo articolo: “Tutti sotto esame alle superiori, a fine anno gli studenti daranno i voti ai prof”. Il giornalista Corrado Zunino parla della “buona scuola”, in colloquio col Sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone. È un articolo molto interessante perché cita diverse proposte formulate dal Forum delle Associazioni Studentesche e dal MSAC. La posizione del MSAC sulla “Buona scuola” è esposta nel “Manifesto della Buona Scuola” scritto dai ragazzi di tutta Italia; il pensiero unitario del Forum, invece, è riassunto in questo documento che contiene 5 proposte comuni alle sette associazioni studentesche. Il Forum ha incontrato il Sottosegretario Faraone per un confronto sulla riforma lo scorso 14 gennaio: come si può leggere nell’articolo di Zunino, il Sottosegretario ha apprezzato le proposte degli studenti tanto da citarne con precisione almeno quattro:

  • la presenza degli studenti nel Nucleo di Valutazione delle scuole
  • la creazione di uno “Statuto delle studentesse e degli studenti in stage”
  • l’introduzione di una nuova materia, “Competenze di cittadinanza”
  • la scrittura di una legge quadro nazionale sul diritto allo studio

In particolare, la legge sul diritto allo studio è importantissima (e lo diciamo da anni!) per garantire più uguaglianza nella scuola. Ne abbiamo già parlato tante volte: chi fosse interessato può leggere qui le ragioni del nostro impegno sul tema. Anche sulla valutazione riflettiamo da tempo: qui abbiamo approfondito le nostre posizioni.

14 gennaio: il Forum degli Studenti incontra il sottosegretario Faraone

14 gennaio: il Forum degli Studenti incontra il sottosegretario Faraone

Oggi, sul suo blog “La scuola siamo noi”, lo stesso Zunino riprende alcune reazioni del mondo della scuola alle dichiarazioni del sottosegretario Faraone. Qui l’articolo: “Gli studenti applaudono Faraone: dateci potere. I sindacati: riforme da voto di scambio”. C’è anche il pensiero del MSAC, che secondo Zunino «sposa l”intento di governo». In realtà, ci teniamo a dirlo, è il governo, nella persona del Sottosegretario Faraone, che “sposa l’intento” degli studenti; e noi diamo atto di questa disponibilità a recepire le proposte del Forum, mentre continuiamo a non condividere alcuni punti della “Buona Scuola” come gli scatti di merito legati a una competizione tra docenti. Per completezza, questo è il testo della lettera che abbiamo inviato a Repubblica, da cui Zunino ha legittimamente estratto alcune frasi:

Gentile direttore,

abbiamo letto l’articolo di C. Zunino sulla riforma della scuola dal titolo “Tutti sotto esame alle superiori, a fine anno gli studenti daranno i voti ai prof”. Ci ha fatto piacere ritrovare nel testo alcune delle proposte presentate dal Forum degli Studenti e dal Movimento Studenti di Azione Cattolica al Sottosegretario Faraone e al ministro Giannini durante la consultazione. Nel merito, c’è un punto che teniamo a sottolineare: la scuola deve essere luogo di vera partecipazione studentesca. Fuori da formule retoriche del passato, oggi partecipazione significa per noi tante cose. Prima di tutto significa garantire a tutti gli studenti eguali possibilità di accedere all’istruzione: per questo chiediamo da anni una legge quadro nazionale sul diritto allo studio e siamo felici che finalmente se ne parli in concreto. Partecipazione significa certezza di diritti e doveri per chi fa tirocinio e alternanza, che lo “Statuto delle studentesse e degli studenti in stage” dovrebbe garantire. Ma partecipazione significa soprattutto tornare ad aprire le nostre scuole al mondo circostante, ridando il giusto spazio alle “competenze di cittadinanza”. Tanto più che, se si riaccende la passione civica dei ragazzi, ne beneficeranno anche quegli organi collegiali che sono il cuore della partecipazione. Gli spazi di protagonismo e rappresentanza vivono oggi una crisi di consapevolezza più che di senso: sono ancora un’occasione straordinaria di crescita e di educazione al bene comune, e anzi diventano risorsa speciale nella “crisi della partecipazione” che attraversa la nostra società. In quest’ottica si intende anche la nostra proposta di una valutazione partecipata, con l’inclusione della rappresentanza studentesca nel nuovo organo collegiale che sarà il Nucleo di Valutazione. Crediamo infatti che, in un contesto di rispetto e collaborazione, anche gli studenti abbiano tutto il diritto di valutare i propri docenti e le proprie scuole. La valutazione che abbiamo in mente ha la finalità, con le parole di Annamaria Ajello, Presidente di INVALSI, di «individuare le aree di maggiore fragilità del sistema d’istruzione e le disuguaglianze ancora da colmare», così da poter intervenire in senso migliorativo – non premiale o punitivo, nei confronti di docenti, personale o dirigenti. Come MSAC siamo contrari a un nesso troppo stretto tra merito individuale e scatti stipendiali, che porterebbe nella scuola un clima di competitività estraneo agli ambienti di apprendimento; e sogniamo una scuola in cui il sistema di valutazione, partecipato e costante nel tempo, aiuti a correggere le situazioni di disagio e a premiare quelle di eccellenza. Per questo c’è bisogno del contributo di tutti: gli studenti sono pronti a fare la loro parte.

Gioele Anni e Adelaide Iacobelli
Segretario e Vicesegretaria nazionale del Movimento Studenti di Azione cattolica (MSAC).

 Siamo contenti di questa fase di ascolto, anche se sappiamo che ci vuole ancora molto lavoro perché le buone intenzioni diventino fatti e, soprattutto, leggi utili a cambiare in meglio la scuola. Al di là dei titoloni di giornale, le nostre posizioni sono chiare fin dall’inizio di questa consultazione: non vogliamo “potere” ma vogliamo “partecipazione”; e non vogliamo “dare i voti” ai prof per punirli o premiarli, ma crediamo nella valutazione come strumento di confronto rispettoso e di crescita comune. Continueremo a offrire il nostro contributo, che è frutto del pensiero dei gruppi MSAC in tutta Italia. E soprattutto continueremo a informarci, studiare e discutere, con tutti e senza pregiudizi!

Gioele Anni

17 ottobre: le proposte degli studenti al ministro Giannini

Oggi, 17 ottobre, il Forum delle associazioni studentesche ha incontrato il ministro Giannini. Un incontro importante, a metà della consultazione proposta dal governo col documento “La buona scuola” (per chi non lo avesse ancora letto, qui c’è il testo completo e qui la più agile guida riassuntiva scritta dal MSAC).

Le sette associazioni del Forum sono molto diverse tra loro per ideali e attività. Alcune, come il MSAC, sono di ispirazione religiosa; altre appartengono a gruppi politici o sindacali di vari schieramenti. Insieme, tuttavia, abbiamo realizzato un documento condiviso. Un bel segno, nel tempo in cui le urla sono spesso preferite al dialogo. Nel documento esprimiamo al ministro Giannini alcune premesse, e 5 punti condivisi da tutti.

ForumStud

Il ministro ha subito voluto dare due precisazioni, riguardo al nostro documento e a certi slogan emersi nelle manifestazioni delle scorse settimane. Per prima cosa, ha affermato che la consultazione non è “finta”, anzi: al termine dei due mesi, il governo presenterà una proposta aggiornata con le osservazioni emerse durante il confronto. Poi, ha negato ogni intenzione di “privatizzare” l’istruzione: “La buona scuola” parla di attrarre risorse per le scuole anche dai privati, non di consentire ai privati le decisioni sulla governance delle scuole.

Terminata la prima replica del ministro, ogni associazione ha esposto il suo commento su “La buona scuola”. Si sono toccati moltissimi temi: prima di tutto il diritto allo studio (spieghiamo di cosa si tratta qui), poi riforma dei cicli, nuovi saperi, valutazione, insegnanti… Il MSAC, che sta costruendo la sua posizione grazie alle OktoberFest in tutta Italia, ha sviluppato alcune riflessioni che potete trovare qui.

Il ministro ha replicato a lungo a tutte le nostre osservazioni, dimostrando uno spirito aperto al dialogo. Per prima cosa ha sottolineato l’impegno del governo nel dare finalmente più risorse alla scuola, come definito dalla proposta di legge finanziaria pubblicata mercoledì 15 ottobre (vedi foto: 1 miliardo di € per il 2015 e 3 miliardi a partire dal 2016. NB: con la “finanziaria” ogni anno il governo spiega gli accorgimenti di spesa che farà per gli anni successivi; questa proposta è valutata dalla Commissione Europea, e poi viene votata a fine anno dal Parlamento):

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Poi, andando per punti, il ministro ha sottolineato:

  • l’impegno già definito per assumere quasi 150.00 docenti, risolvendo il problema storico dei precari. Inoltre, già nel 2015 sarà bandito un concorso per 40.000 nuovi docenti.
  • l’importanza di attuare la vera autonomia scolastica: cioè dare a tutte le scuole le risorse per creare e ampliare la propria “offerta formativa”; ma anche chiedere responsabilità alle scuole nella gestione delle risorse. Dal 2008, con la riforma Gelmini, le scuole hanno avuto sempre meno soldi per ampliare l’offerta formativa: i nuovi investimenti del governo dovrebbero finalmente dare molto più spazio di manovra alle scuole.
  • il ruolo rinnovato dei docenti: ogni scuola avrà un “organico funzionale”, cioè potrà dividere i docenti tra varie attività (non solo lezioni, ma anche progetti, corsi integrativi, percorsi di orientamento…): i docenti saranno poi valutati e, ogni triennio, potranno o meno ricevere un aumento di stipendio (come avrete visto dal parere, il MSAC è contrario a questa proposta).
  • l’impegno per potenziare davvero l’alternanza scuola/lavoro: non perché la scuola diventi un mero “avviamento al lavoro”, ma perché si valorizzi il “saper fare”, oltre al “sapere”, e per ripensare la formazione professionale. Per questo, un impegno specifico sarà dedicato a rimettere in sesto i nostri laboratori.
  • la proposta di rafforzare le «competenze antiche» del nostro Paese (storia dell’arte, musica) ma anche quelle “moderne” (inglese, informatica) in particolare dalla scuola primaria: l’idea è che un pacchetto importante di “competenze di base” va formato fin dalle elementari.

Il governo – ha proseguito il ministro – vuole subito rispondere alle maggiori urgenze; ma non dimentica che, come sottolineato dalle associazioni, una vera “riforma” del sistema scolastico ha bisogno di più tempo. Per questo, l’idea è di agire con un decreto legge per i temi più urgenti come: assunzione dei precari, abolizione delle “supplenze brevi”, inserimento deli nuovi insegnamenti, risorse per il Miglioramento dell’Offerta Formativa (MOF). Poi, in seguito ci sarà tempo per riprendere altri spunti della consultazione: ad esempio come riordinare i cicli o come modificare l’età di uscita dalla scuola.

Semplificazione e formazione, dice Giannini, sono le vere parole chiave della riforma: perché la scuola va anzitutto “sburocratizzata”, e perché solo con insegnanti che si formano di continuo (formazione permanente, o se preferiamo “life long learning”) potremo fare davvero un salto di qualità.

Nel tardo pomeriggio il ministro ha twittato la sua soddisfazione per il Forum:

Tweet_Giannini

E anche noi possiamo ritenerci soddisfatti dell’incontro. Negli ultimi anni, mai un confronto con un ministro era stato tanto aperto e ampio. Per noi è solo l’inizio, ma un buon inizio (un #giornobuono? Speriamo!). Ora partecipiamo con le OktoberFest in tutta Italia, e coinvolgiamo anche i nostri amici, i compagni di classe, gli insegnanti, le famiglie. C’è ancora tanto tempo per la consultazione, possiamo ancora riempire le nostre scuole di passione e proposte!

Ottobre, le manifestazioni e l’alternativa msacchina

ofmdi Antonella SaracinoSegretaria Msac Bari-Bitonto (Liceo Artistico “De Nittis” Bari)

 

I primi mesi di scuola sono particolari per noi studenti: riprendono le lezioni e tutte le attività dopo una lunga e serena pausa estiva. Come il primo dell’anno, ci poniamo nuovi obiettivi al fine di raggiungerli al meglio e “brindiamo” a nuove avventure tra i banchi di scuola.

Come al solito nella classe non manca nessuno: il classico nulla facente che al passo con le tecnologie adopera nuove soluzioni anti-studio; il lecchino, il quale usa le sue maestrie linguistiche per entrare nelle grazie dei prof.; il noto secchione che passa ore ed ore del suo tempo tra i polverosi libri di scuola. E infine abbiamo un semplice studente, che senza mostrarsi troppo e con dentro una “buona presenza”, vive con passione e speranza i suoi progetti: avete capito di chi sto parlando? Ma certo, è proprio lui… lo STUDENTE MSACCHINO.

Egli sogna una scuola costruita a misura di studente, ovvero fondata sulla condivisione e sul reciproco rispetto, per evangelizzare con semplicità e gioia la sua parola.

È proprio quando inizia la scuola che avvengono importanti cambiamenti, le piazze si riempiono di slogan e scarsa riflessione sulle trasformazioni in atto nella società, provocando esiti negativi sotto i nostri occhi… ed è li che lo studente msacchino scende in campo, pronto a giocarsi l’ennesima partita. In quei 90 minuti in cui i calciatori, vestiti di partecipazione responsabile portano in campo una formazione ricca di valori etici e civili e puntano a fare goal schierando idee, proposte e progetti al fine di riscoprire la dimensione comunitaria della scuola.

Il prossimo 10 ottobre (data annunciata dall’Unione degli Studenti) gli studenti scenderanno in piazza e sul piede di battaglia cercheranno di contrastare le linee programmatiche del Governo.

Ma a cosa serve manifestare? Non sfoghiamoci in piazza, finiremmo con il perdere il seme prezioso del cambiamento e ci negheremmo un diritto fondamentale, che è quello di andare a scuola e seguire una normale attività scolastica. Chi cambia davvero non scende in piazza perché sa che è la via più breve, ma si arma di cultura e testimonianza.

Sappiamo che c’è fame di diritti, di partecipazione e di democrazia ma mettere energie in una manifestazione e non in ciò che dobbiamo fare, è contraddittorio. Torneremo a manifestare, certo. Ma dopo

dopo aver smesso di avere bisogni invece che desideri

dopo aver smesso di lamentarci invece che creare

dopo aver smesso di non studiare

dopo aver smesso di essere indifferenti

dopo aver smesso di studiare ciò che non ci piace «ma non ho alternativa»

dopo aver smesso di guardare la scuola come un luogo di tristezza e monotonia.

 

Allora torneremo a manifestare, ma dopo. Quando si potrà manifestare “a favore”, non “contro”.

È bello pensare ad una scuola con tante differenze di stile e di pensiero, ma unita nella costruzione delle fondamenta per la scuola che verrà, che vince la frammentazione degli interessi particolari e che contribuisce alla formazione di una cittadinanza consapevole.

Attraverso i punti d’incontro che nascono dalla scuola, gli studenti msacchini con la collaborazione di altre associazioni studentesche presenti sul territorio (UdS, Fds , RdS ecc.) e con la partecipazione attiva dei docenti, delle consulte provinciali e degli organi collegiali, contribuiranno nel costruire #labuonascuola. L’insieme degli elementi che emergeranno dalla consultazione costituirà oggetto di una analisi che da un lato contribuirà alla definizione dei contenuti di un decreto legge, dall’altro costituirà l’attuazione stessa del piano de “La Buona Scuola”.

Non perdiamo altro tempo, mettiamoci in discussione e cerchiamo di essere trascinatori e non trascinati.

Test INVALSI: valutare per migliorare la scuola

INVALSI

Non sono ancora arrivati, ma la loro fama li precede. Non sono aggressivi eppure c’è già chi è pronto ad attaccare. Non sono i benvenuti eppure ogni anno tornano sui nostri banchi. Di chi stiamo parlando? Del tema della settimana, i test Invalsi.

Siamo arrivati all’ottava edizione, ma i malumori non cambiano e la disinformazione è sempre pronta ad annebbiare i nostri giudizi. Chiariamoci quindi le idee, i test sono prove nazionali standard per verificare periodicamente e sistematicamente le conoscenze e le abilità degli studenti e la qualità complessiva dell’offerta formativa. L’obiettivo è «migliorare l’efficacia della scuola per le fasce più deboli della popolazione scolastica e far emergere e diffondere le esperienze di eccellenza presenti nel Paese». I test sono preparati dall’Ente di ricerca INVALSI (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) eredità del Centro Europeo dell’Educazione, istituito negli anni settanta.

Quest’anno i test di italiano e matematica arriveranno nelle classi seconda e quinta della scuola primaria, nelle classi seconda delle scuole secondarie di secondo grado e infine saranno inseriti come prova dell’esame di terza media. I quiz non concorrono a valutazione (tranne che per la terza media), ma servono a fornire alle scuole dati sui livelli d’apprendimento raggiunti dai propri studenti.

La polemiche che da anni accompagnano le prove criticano soprattutto le modalità e i criteri valutativi che sono alla base dei test. Se davvero l’obiettivo è migliorare l’efficacia della scuola per i più deboli, si insinua facilmente il dubbio che il metodo del super quizzone non sia uno strumento adeguato, ma sia denigratorio nei confronti della professionalità di chi insegna e della fatica di apprende.

Per sintetizzare le ragioni dei malumori basta leggere una frase di Luciano Canfora (filologo e storico), che nella sua durezza raccoglie i motivi di perplessità intorno ai quiz: «Per vedere la maturità di una persona è necessario che componga un testo di senso compiuto, non che faccia queste prove irrilevanti dove un cretino che ha una buona memoria supera i quiz e una persona di cultura che non ricorda un dettaglio viene esclusa».

Non lasciamoci, però, trasportare dalla corrente, ribadiamo due concetti essenziali: il senso della cultura della valutazione e la necessità di oggettività.

Se davvero vogliamo che la nostra scuola NON sia un ospedale che «cura i sani e respinge i malati» dobbiamo promuovere sistemi di indagine per valutare dove c’è bisogno di aiuto, di investimento, di attenzione. Gli aiuti a pioggia (rivolti indistintamente a tutti) non migliorano la nostra scuola, perché non sono abbastanza per sostenere i deboli e non sono abbastanza per promuovere le eccellenze.

Ricordiamoci, inoltre, che c’è bisogno di oggettività perché fortunatamente oggi non rispondiamo del nostro sistema d’istruzione sono al nostro Paese, ma anche a tutta l’Unione Europea. È giusto mantenere delle conoscenze particolari che rispecchiano la nostra storia e il nostro patrimonio culturale, ma allo stesso tempo è necessario che gli studenti italiani siano riconosciuti competenti per tutti i paesi dell’UE.

Un’interessante riflessione che può richiedere un confronto all’interno della nostra associazione studentesca riguarda le ragioni per cui c’è bisogno di un test INVALSI per avere una valutazione oggettiva. Noi non chiediamo di boicottare i test, ma di riflettere insieme ai docenti e magari scrivere un parere sul perché il sistema di istruzione italiano non è credibile e sul motivo per cui essere un diplomato non basta per dimostrare di essere acculturato e competente.

Che ruolo abbiamo noi in questa mancanza di fiducia nella scuola? Cosa suggeriamo per individuare le scuole più deboli e soprattutto cosa desideriamo per migliorare il nostro livello di apprendimento? Avremo tempo e modo per parlarne, intanto questa settimana può essere utile per cominciare a pensare alla valutazione in modo critico e propositivo.

Adelaide Iacobelli (vicesegretaria MSAC)

Nota congiunta Msac-Fuci

Alla luce della circolare pubblicata dal Ministero dell’Istruzione, che ha reso noto il calendario dei test di ammissione ai corsi di laurea e di laurea magistrale ad accesso programmato per l’a.a. 2013/2014 e 2014/2015, il MSAC – Movimento Studenti di Azione Cattolica – e la FUCI – Federazione Universitaria Cattolica Italiana – desiderano esprimere le loro perplessità in merito al provvedimento in questione e manifestano la loro solidarietà a quegli studenti che quest’anno affronteranno nel mese di luglio, senza preavviso, le prove d’ammissione all’Università pochi giorni dopo aver sostenuto l’esame di maturità.
Riteniamo la decisione di anticipare a luglio i test di ammissione all’Università per l’a.a. 2013/2014 inopportuna in quanto, modificando l’ordinamento vigente, incide sulla programmazione dell’anno scolastico in corso con tempi troppo ristretti, influenzando in maniera non indifferente l’organizzazione dello studio tanto per l’esame di maturità quanto per i test di ammissione ai corsi di laurea ad accesso programmato.
Tale provvedimento, preso al termine della legislatura, mostra di essere slegato da un progetto più ampio di cambiamento che riguardi la scuola e l’Università.
La pubblicazione della suddetta circolare ci offre però la possibilità di riportare in primo piano almeno due “pratiche” che riteniamo necessarie per fornire agli studenti che si apprestano a compiere il passaggio dalla scuola superiore al mondo universitario gli strumenti adeguati per affrontare una delle scelte più importanti della loro vita. Speriamo possano essere la base, in un futuro prossimo, per una riflessione seria e condivisa.
Riemerge forte la necessità di fornire percorsi adeguati di orientamento (tanto per l’università che per il mondo del lavoro) che tengano conto della necessità degli studenti in formazione (e in continuo cambiamento e maturazione) di aver chiare quali siano le proprie passioni, attitudini e desideri. E’ inoltre fondamentale per gli studenti conoscere gli aspetti più tecnico/oggettivi relativi alle effettive possibilità e opportunità di studio e lavoro, attraverso esperienze concrete, in particolare nei territori di appartenenza e in una logica di valorizzazione e conoscenza delle offerte delle proprie zone di abitazione. Serve quindi un grande sforzo da parte delle scuole che, facendo leva sulla propria autonomia, devono essere in grado di istituire validi percorsi di orientamento da distribuire durante i 5 anni di scuola superiore e da intensificare negli anni del triennio favorendo oltre ad un importante scambio di informazioni anche il lavoro di rete fra generazioni.
E’ necessario provvedere all’organizzazione da parte delle scuole superiori (o anche meglio da reti di scuole che decidono di lavorare insieme) di corsi di preparazione ai test universitari in modo tale da accompagnare e sostenere gli studenti nell’importante prova di accesso alle università a numero programmato.
Infine ci chiediamo se un progetto più serio e strutturato di riforma non debba prendere avvio da una riflessione che, entrando nel merito del meccanismo di accesso alle facoltà a numero programmato, si interroghi sull’efficacia e sulla validità dei test universitari, anche riguardo alle modalità di svolgimento e al loro contenuto.

Pronti?Via! – cosa ci aspetta alla ripresa della scuola

Neanche il tempo di preparare lo zaino ed ecco che una serie di provvedimenti in materia di istruzione sono approvati dal consiglio dei Ministri.

Gli interventi non riguardano solo le scuole: non si parla solo di docenti, del sistema di reclutamento, di valutazione, ma anche di università e dei nostri enti di ricerca. Potete leggere un resoconto degli interventi previsti cliccando qui.

Sarà un autunno caldo?

Tavolo diritto allo studio

La speranza di poter uscire dal Ministero ieri con qualcosa di concreto tra le mani per dare l’avvio all’inter per la realizzazione della legge quadro sul diritto allo studio si poteva scorgere negli occhi di molti rappresentanti delle Associazioni studentesche riunitesi ieri in Viale Trastevere con il ministro. E così, possiamo dire, è stato.

Presenti alla prima riunione del Tavolo sul diritto allo studio (ricostituito dopo diversi tentativi portati avanti dal ministro Fioroni e dal ministro Gelmini andati sempre a vuoto) oltre al ministro Profumo – che ancora una volta si è dimostrato molto attento agli studenti – i rappresentanti del Forum delle associazioni studentesche maggiormente rappresentative (Federazione degli Studenti – FdS, Movimento Studenti di Azione Cattolica – MSAC, Movimento studenti cattolici -MSC, Movimento studentesco nazionale – MSN, Rete degli studenti – ReDS e Unione degli Studenti – UdS ).

Per il Movimento Studenti di Azione Cattolica erano presenti la segretaria nazionale MSAC, Elena Poser, e il delegato ai rapporti con il MIUR del MSAC, Michele Azzoni.

Nel corso della riunione si è affrontato il tema della legge quadro sul diritto allo studio: da parte del ministro è emersa l’assoluta disponibilità a confrontarsi con le associazioni studentesche per trovare il prima possibile una condivisione di punti e di principi da inserire nella legge quadro di prossima stesura. Il testo dovrà delineare le strategie, i principi, i livelli minimi da garantire su tutto il territorio nazionale, ma anche individuare le migliori pratiche già messe in atto dalle diverse Regioni con l’obiettivo di arrivare a designare una strategia generale comune. Il ministro ha infatti evidenziato come la disomogeneità tra le Regioni del nostro paese non aiuti e che sia quindi necessario rendere omogenea la materia su tutto il territorio italiano in uno spirito “più collaborativo e meno autorizzativo”.

Il percorso che vedrà coinvolti studenti, ministro (e tecnici ministeriali) verrà condiviso sia con altre organismi competenti – come auspicato da alcune associazioni studentesche – sia con la Conferenza Stato-Regioni. Profumo ha infatti proposto ai componenti del Forum di individuare un proprio rappresentante che affianchi il Ministro nella sede in cui si discuterà della proposta di legge quadro.

Le varie associazioni hanno sottoposto al ministro le loro proposte (in alcuni casi presentando un documento, come ha fatto il MSAC) da inserire nei principi della legge quadro. Tra le proposte, alcune delle quali hanno già trovato il supporto del ministro – il superamento dei provvedimenti “risarcitori”, l’individuazione di un osservatorio permanente che controlli la piena attuazione della legge quadro e che monitori il tutto, la necessità di alleggerire la spesa delle famiglie per i libri di testo attraverso strumenti quali il comodato d’uso e le nuove tecnologie, il problema dei trasporti (sebbene sia una competenza degli enti locali), la piena integrazione degli studenti immigrati e dei ragazzi con disabilità (con interventi per la rimozione immediata di barriere architettoniche), l’edilizia scolastica (con particolare attenzione al tema delle energie sostenibili e rinnovabili: attualmente il 75% delle scuole son state costruite prima del 1980 e risultano catalogate come Classe G per quanto concerne i consumi energetici; il ministro ha detto di voler portare al più presto le scuole in classe B, sebbene l’UE ci imponga entro il 2020 di avere scuole catalogate classe A o A+), la previsione di percorsi di alternanza scuola-lavoro e collaborazioni part-time, il potenziamento della Carta Io Studio, attraverso un aumento delle agevolazioni, la riorganizzazione delle borse di studio e infine la piena attuazione dell’autonomia scolastica con particolare riferimento alla questione dell’apertura delle scuole nell’orario pomeridiano.

Inoltre il ministro, durante la riunione, ha chiesto di individuare un rappresentante per l’Osservatorio per l’integrazione degli alunni con disabilità (come disposto nel decreto di istituzione dell’Osservatorio): per la prima riunione – fissata per il 10 gennaio alle ore 17 nel Salone dei Ministri presso il MIUR – è stato delegato il coordinatore del tavolo-forum di ieri (Michele per il MSAC).

Al termine dell’incontro poi c’è stato un confronto tra le varie associazioni studentesche per fissare il calendario dei lavori del prossimo mese: per il 19 gennaio è stata fissata la prossima riunione del Tavolo sul diritto allo studio alla quale non parteciperà il ministro ma la dott.ssa Giovanna Boda dell’Ufficio III del MIUR e per il 29 febbraio quella con il ministro Profumo.

Scarica il parere MSAC sul diritto allo studio presentato al ministro.

 

In merito allo sciopero del 7 ottobre

COMUNICATO

Per quanto riguarda la protesta studentesca indetta per la giornata odierna, gli studenti di Azione Cattolica sentono di dover prendere le distanze dalle manifestazioni che nel corso della giornata agiteranno le piazze di numerose città del nostro Paese.

 

Questa presa di posizione, cosciente e consapevole, non deve essere interpretata come uno strappo al dialogo con le associazioni e i movimenti studenteschi che hanno organizzato, sostenuto e preparato la giornata di protesta né, tanto meno, deve essere fraintesa come disconoscimento dei gravi problemi che soffocano la scuola italiana.

Semplicemente scegliamo di non scendere in piazza perché crediamo che il giusto luogo per dare valore alle nostre idee, per formulare proposte concrete che possano rivelarsi davvero utili alla scuola italiana, non sia la piazza, ma piuttosto quel tavolo di confronto a cui tutti, studenti, tecnici e dirigenti ministeriali insieme al Ministro, dovremmo partecipare: il Forum delle associazioni studentesche.

 

Purtroppo, e ne siamo quanto mai rammaricati e dispiaciuti, il Forum è scarsamente preso in considerazione da ormai tanto, troppo tempo. L’evidenza è sotto gli occhi di tutti: in un anno, cioè dall’ottobre scorso, il Forum è stato convocato solamente 2 volte e, in entrambe le occasioni, sono state pesanti e numerose le assenze, a partire da quella dello stesso Ministro, che sembra non essere più disposto a mettersi a confronto con le associazioni studentesche. Allo stesso modo, però, anche le sigle che in questo momento stanno protestando hanno  più volte preferito lasciare le sedie vuote.

 

Alla luce di questi fatti, ci sentiamo di chiedere alle associazioni e ai movimenti studenteschi, che con noi siedono, per decreto del Presidente della Repubblica, al tavolo istituito presso il Ministero e che con noi, il Forum, hanno contribuito a fondarlo, di dimostrare nei luoghi opportuni che “siamo l’Italia che conta”, ricordando che, in quelle sedi, non si rappresenta solo se stessi, ma tutti gli studenti italiani che sognano e credono ancora e nonostante tutto in una scuola che sia capace di farli crescere come uomini e come cittadini.

Non dubitiamo che gli studenti che stanno scendendo nelle piazze si stiano facendo portavoce di proposte concrete e ragionate e, proprio per questo, chiediamo loro di mettere da parte le  proteste urlate e abbracciare con convinzione le armi del dialogo e del confronto presentandosi, con la stessa passione e fervore con cui tanto si danno da fare per animare le piazze in difesa della scuola pubblica, anche al tavolo istituito presso il Ministero dell’istruzione che, dal’altro canto, auspichiamo di veder convocato al più presto e sempre più assiduamente dal Ministro.

 

Al Ministro Maria Stella Gelmini chiediamo chiarezza, trasparenza e coinvolgimento nelle scelte operate dal Ministero. Ci dispiace che siano ormai troppi i dati e i documenti “spariti” nei cassetti degli uffici ministeriali. Com’è capitato per l’anagrafe sull’edilizia scolastica, la cui raccolta dati è stata da tempo dichiarata conclusa; o la presunta sparizione dei dati relativi alle bocciature denunciata da molti quotidiani.

Siamo convinti che non si possa nascondere l’evidenza e tanto meno mascherare i problemi e le difficoltà della scuola italiana, che, al contrario, sarebbe più costruttivo ed utile affrontare con chiarezza e sincerità.

Per questo motivo chiediamo maggior coinvolgimento e disponibilità all’incontro da parte del Ministro perché, se non impara a conoscerci, non potrà mai davvero toccare con mano le difficoltà e le fatiche di chi a scuola ci va tutti i giorni. Chiediamo maggior coinvolgimento perché, da metà agosto fino ad oggi, sono state diverse le proposte di modifiche messe in discussione in materia di scuola (le modifiche delle prove alla maturità, la probabile creazione del liceo sportivo, ecc…), ma per nessuna di queste ci è mai stato richiesto un parere.

Da parte nostra c’è disponibilità al dialogo e al confronto e ci auguriamo che valga lo stesso anche per le altre parti in causa.

 

La segreteria nazionale MSAC

L’AC sul crocifisso

L’Azione Cattolica Italiana accoglie positivamente la sentenza della Grande Camera della Corte europea per i diritti dell’uomo che rigetta l’ipotesi per cui il crocifisso sia un simbolo lesivo della libertà religiosa dei non cristiani e dei diritti di laicità dei non credenti. La sentenza della corte è un passo molto importante perché riconosce nel crocifisso un valore che unisce non soltanto i credenti in Cristo ma tutti i popoli d’Europa.