Archivio mensile:ottobre 2008

Il Msac al Forum delle Associazioni Studentesche

SCHEDA RIASSUNTIVA MODIFICHE LEGISLATIVE ATTUATE DAL GOVERNO

DECRETO 137 (decreto Gelmini)

Trasformato in legge il 29 ottobre 2008

CITTADINANZA E COSTITUZIONE

(art. 1)

Viene introdotto l’Insegnamento di Cittadinanza e Costituzione però non viene previsto un monte autonomo di ore destinate all’insegnamento

Condividiamo l’introduzione dell’insegnamento, ma riteniamo che senza un monte ore autonomo si rischia di ripetere l’errore fatto con l’educazione civica.

VOTO DI CONDOTTA (art. 2)

Il voto di Condotta conterà nella valutazione complessiva dello studente ed in caso sia inferiore al 6 potrà comportare la bocciatura

Perplessità sugli abusi che possono essere perpetrati e sul metodo (non si può cancellare un articolo dello statuto frutto di tantissima concertazione e dialogo con un colpo di spugna)

GIUDIZI NUMERICI

(art. 3)

Alle scuole Elementari e Medie il giudizio sarà espresso mediante l’utilizzo dei numeri (come a scuola superiore) affiancati da un giudizio testuale che ne spieghi il significato

Perplessità sulle motivazioni pedagogiche che stanno alla base di tale provvedimento

MAESTRO UNICO

(art.4)

Alle Scuole Elementari i 3 Maestri verranno sostituiti da un Mestro Unico che sarà affiancato da un insegnante di Inglese e da uno di Religione.

Temiamo che questa scelta nasca piuttosto che da motivazioni pedagogiche dalla volontà di fare cassa. Perplessità sulla formazione degli insegnanti.

LIBRI DI TESTO (art. 5) e SICUREZZA DELLE SCUOLE (art. 7-bis)

I libri di testo non possono essere modificati dagli editori prima dello scadere di un quinquennio. (escluse appendici) Inoltre viene stanziata una percentuale minima (del 5%) per la messa a sicurezza degli edifici scolastici nell’ambito dei fondi stanziati per il programma delle infrastrutture strategiche

accogliamo positivamente l’introduzione degli articoli riguardo i libri di testo ed i provvedimenti per la sicurezza e l’edilizia scolastica, ma auspichiamo che al più presto si affronti con determinazione la predisposizione di una legge quadro nazionale sul diritto allo studio

PIANO DI RAZIONALIZZAZIONE

(previsto dall’art. 64 della legge finanziaria 133 del 2008)

Atto programmatico attualmente ancora in discussione presso Camera e Senato.

1)DIMENSIONAMENTO DEGLI ISTITUTI

2)RIDUZIONE ORARIO SETTIMANALE

3)RAZIONALIZZAZIONE DELLE RISORSE UMANE

Accorpamento delle sedi amministrative degli istituti; riduzione orario settimanale nella scuola di ogni ordine e grado; graduale riduzione del corpo docente e del Personale ATA

Vogliamo essere sicuri che l’accorpamento riguardi solo sedi amministrative e non istituti, specialmente nelle zone non urbane, abbiamo grandi dubbi sulla riduzione dell’orario settimanale, riteniamo che il problema degli insegnanti nasca innanzitutto dalla loro formazione e dal loro reclutamento più che da questioni economiche.

Evoluzione Cronologica, dal Campo Estivo ad Oggi

31 Luglio 2008 Le associazioni studentesche, tra cui il Msac, vengono convocate dal Ministro Gelmini che annuncia la volontà del Governo di Presentare un DDL (disegno di Legge) sulla scuola

28 Agosto 2008 Il DDL presentato dal Governo il 1 Agosto, diventa per volontà del Consiglio dei Ministri un Decreto Legge, il Dl 137/2008 con il quale si hanno alcuni rilevanti cambiamenti: reintroduzione giudizio numerico, valutazione della condotta ai fini della promozione, maestro unico alle scuole elementari, introduzione dell’insegnamento Cittadinanza e costituzione.

Nella stessa data il Msac realizza un comunicato stampa molto critico nei confronti della scelta della decretazione d’urgenza, ripreso dai maggiori quotidiani nazionali.

16 Settembre 2008 Le associazioni studentesche, dei genitori, degli insegnanti e dei presidi, in seguito alle pressioni ricevute da tutto il mondo della scuola, vengono ricevute in una audizione alla Commissione Cultura della Camera.

7 Ottobre 2008 In seguito ai numerosi emendamenti il Governo chiede il voto di Fiducia sul DL 137 alla Camera. Viene preparato dal Governo stesso un Maxiemendamento, contenente tra l’altro delle norme sull’edilizia scolastica

14 Ottobre 2008 Il Msac viene convocato dalla Commissione Cultura del Senato per una audizione informale sul DL 137 e sul piano di razionalizzazione

21-23 Ottobre 2008 Il Msac viene nuovamente convocato dalla Commissione Cultura della Camera per una audizione sul piano di razionalizzazione. Giorno 21 viene presentato il parere, mentre giorno 23 le associazioni vengono di nuovo convocate per essere interrogate dai deputati sui pareri presentati e su eventuali ulteriori proposte. Viene dedicata tutta la mattina all’ascolto delle istanze delle associazioni degli studenti e dei genitori presenti

24 Ottobre 2008 In seguito ai movimenti di protesta diffusi in tutto il Paese il Ministro Gelmini convoca nuovamente le associazioni Studentesche.

ALLEGATI:

  1. Comunicato Stampa MSAC 28 Agosto 2008
  2. Parere Prima Audizione Camera
  3. Parere Audizione Senato
  4. Parere Seconda Audizione Camera

NODI PROBLEMATICI:

Il forum, luogo istituzionalmente devoluto al confronto tra Ministro e Associazioni Studentesche maggiormente rappresentative, non viene convocato da mesi. Come reagire di fronte a questa delegittimazione del Forum? (in vista della prossima riunione del Forum, prevista per il 5 novembre)

Redazione Pareri Msac: Serve maggiore coinvolgimento dell’Equipe Nazionale delle Diocesi nella redazione dei nostri pareri? Come coniugare tempestività e collegialità?

IO PARTECIPO: Verifica dell’attività del Blog, necessità di una commissione che lavori allo stesso.

Oggi voto definitivo in Senato per il decreto 137

Questa è la storia di pochi articoli legislativi, una dozzina in tutto, usciti in fila dalla penna del ministro Maria Stella Gelmini nei complicati giorni del dopo finanziaria, quando, ingoiato il boccone amaro dell’art. 64 del decreto fiscale, quello che interviene pesantemente sulle risorse scolastiche, il giovane ministro della Repubblica ha insistito presso il Consiglio dei Ministri per poter presentare un disegno di legge sulla scuola tutto a sua firma. Una piccola enciclopedia della propria personalissima idea di istruzione condensata in pochi provvedimenti, riguardo diversi ambiti dello scibile scolastico. Ne è venuto fuori il ddl del 1 agosto, piombato di punto in bianco quest’estate sul mondo della scuola, convocato, tra associazioni studentesche, dei docenti e dei genitori (MSAC compreso), di tutta fretta e personalmente da Gelmini il giorno prima della presentazione del disegno di legge. La travagliata storia del dl 137, attualmente in discussione in Parlamento, comincia da qui. Provvedimenti circoscritti che, a ragione, lo stesso Ministro rifiuta categoricamente di chiamare “riforma”, secondo l’etichetta appioppata loro dalla pubblica opinione, riconoscendo che si tratta piuttosto di interventi che curano forse più gli effetti che le cause.

La magnifica dozzina originariamente compresa nel disegno di legge prevedeva, oltre al voto di condotta, la regolamentazione dei debiti formativi (la questione più scottante fino a quel momento), la nomina dei docenti direttamente da parte dei dirigenti scolastici (poi cassata/rimandata), fino a sincere buone intenzioni, poi omesse, nei confronti degli studenti, come gli incentivi alla ricerca e i provvedimenti per il diritto allo studio degli universitari. Non ultima la nuova materia “Cittadinanza e costituzione”, per la quale, nella sua ansia di far bene, forse un eccesso di zelo aveva spinto il legislatore ad indicare, oltre al monte orario di 33 ore, persino che “entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, è determinato il contenuto dell’insegnamento”. Uno scivolone che non teneva in conto il principio dell’autonomia didattica delle scuole e che infatti nelle successive rielaborazioni è saltato via, purtroppo insieme alle indicazioni orarie, lasciando il tutto un po’ nebuloso.

Quello che più disorienta del decreto Gelmini è certamente il metodo con il quale si è proceduto. Dall’iniziale disegno di legge, che avrebbe quindi previsto iter e tempi di discussione parlamentare standard per l’approvazione, si è passati entro la fine del mese ad un brusco ripensamento, ripresentando invece, in forma e tempi ridotti, una decretazione d’urgenza. Tra l’altro il 28 agosto, nell’ambito del Consiglio dei Ministri che approvava il dl, sparivano la maggior parte degli articoli; a sorpresa, invece, veniva aggiunta in extremis, su diretto suggerimento del Ministro Tremonti, che pochi giorni prima dal pulpito cartaceo delle pagine del Corriere ne aveva vaticinato la dottrina, la valutazione alle elementari e medie in numeri decimali, piuttosto che in giudizi, rivoluzionando l’algebra dell’educazione. L’epopea del dl 137 ha previsto ancora, nel corso del tragitto dal tavolo del CdM alla scrivania del Presidente della Repubblica per la firma definitiva, l’introduzione di un ulteriore provvedimento, quello del maestro prevalente, che ha scatenato la polemica più forte. Rivendicazioni sindacali e clamore dei pedagogisti hanno così sollevato il problema di un decreto che altrimenti sarebbe probabilmente passato inosservato, al massimo additato come la norma che gli studenti non vogliono per voto di condotta e grembiule (ma il benedetto grembiule, si controlli bene, nell’articolato non c’è). E’ questo l’elemento più preoccupante di tutta la vicenda, ovvero la profonda disinformazione intorno al provvedimento, che di fatto nasconde, complice il polverone mediatico che gli si è scatenato intorno, la vera portata di quella che forse a ragione può essere considerata la vera “riforma” della scuola, ovvero l’articolo 64 della legge finanziaria. Un capitolo del decreto fiscale dedicato all’istituzione scolastica che, oltre ai famosi tagli dei 143.000 organici nelle scuole, tra docenti e personale ATA, prevede un “piano di razionalizzazione” la cui definizione sta procedendo di pari passo a quella del dl. Innalzamento del numero di alunni per classe, accorpamento di indirizzi di studio e cattedre (le classi di concorso per l’abilitazione dei docenti), riduzione e riorganizzazione dei curricula orari per ogni ordine di studi, chiusura degli istituti sotto la soglia dei 300/500 studenti (prospettando così, nei piccoli centri, il probabile pendolarismo anche alle elementari) e tagli alla formazione serale per gli adulti, sono solo alcuni dei provvedimenti tirati in ballo. Un quadro che certamente non prospetta un futuro roseo per il mondo dell’istruzione e della formazione e che non sottrae la direzione ministeriale all’accusa di scarso o praticamente nullo investimento strategico nel settore della scuola e della ricerca. Tra l’altro rimane un cattivo segno di dialogo anche il fatto che questo decreto, pur di passare l’iter delle camere entro i tempi stabiliti (250 emendamenti raccolti solo tra i deputati), ha richiesto un maxiemendamento ed il voto di fiducia, confermando in questo modo la “cattiva condotta” dei suoi promotori. C’è dunque in ballo qualcosa di molto di più della ridicola questione dei grembiulini. A noi riaffermare con forza che rigore e competenza non li fanno scampoli di stoffa e i numeri sul registro. E incrociare le dita. Come per il resto.

pubblicato per “Segno”

L’AC sulla scuola!

Da diverse settimane la scuola è tornata prepotentemente al centro del dibattito pubblico. A numerose manifestazioni di piazza, promosse da studenti e docenti, si affianca un aspro dibattito politico. Hanno generato polemiche dei provvedimenti adottati dall’esecutivo per i diversi cicli d’istruzione, alcuni motivati dalla necessità di razionalizzare la spesa (maestro unico, dimensionamento degli istituti, riduzioni del monte-ore…), altri da questioni di carattere sociale (le classi d’inserimento per gli studenti stranieri…). È molto complesso pervenire ad un’opinione univoca su quanto sta accadendo, anche perché, come avviene ormai da anni e con diverse maggioranze politiche, gli interventi sulla scuola sono operati tramite singole misure, e non attraverso una necessaria riforma organica.

L’Azione Cattolica Italiana, in considerazione dell’impegno formativo che caratterizza il suo vissuto ordinario e di un’attenzione costante alla cosiddetta “emergenza educativa”, sente innanzitutto il dovere di sensibilizzare su questi temi responsabili, soci e simpatizzanti: specialmente in un momento fortemente segnato da letture ideologiche, occorre impegnarsi in un profondo lavoro di studio e di confronto. Per questo motivo, gli strumenti informativi dell’associazione, nelle prossime settimane, dedicheranno ampio spazio al mondo-scuola, affiancandosi alle riflessioni che ordinariamente ci vengono proposte dal Movimento Studenti di AC e dal Movimento d’Impegno Educativo.

La difficoltà di giungere a conclusioni non impedisce però di esprimere alcune osservazioni iniziali, che l’associazione presenta anche al mondo politico e a chi è chiamato a promuovere scelte sul campo. Auspichiamo che:

  • la razionalizzazione della spesa non influisca sulla qualità e quantità della formazione scolastica e umana assicurata agli studenti, e sia condotta prestando attenzione ai risvolti occupazionali;
  • la razionalizzazione della rete scolastica non pregiudichi il diritto allo studio degli alunni per mobilità e costi di trasporto;
  • si chiarisca l’idea culturale e pedagogica alla base di alcuni singoli provvedimenti (maestro unico, nuove classi di concorso per i professori, diverso rapporto numerico professori-studenti, voto in condotta, classi d’inserimento per gli studenti stranieri…);
  • le scelte riguardanti l’università si coniughino con il valore della libertà didattica e di ricerca.

È necessario, inoltre, che su un bene così prezioso per la società, quale la scuola, si cerchino tutte le strade democratiche per arrivare a conclusioni condivise, evitando il ricorso a strumenti legislativi che mortificano il dibattito pubblico.

Appare evidente che l’esclusivo ricorso ad azioni di protesta non faccia il bene della scuola, e in questo senso tutti siamo chiamati a responsabilizzarci sul valore di un dissenso che sia costruttivo per l’esercizio della democrazia.

Occorre una riflessione condivisa, che non coinvolga solo alcuni settori, perché le questioni proposte interrogano la politica e i sindacati, ma anche famiglie, insegnanti e studenti. Tutta la società civile, dunque, si senta interpellata e sia consapevole di quanto sta cambiando, valorizzandone il positivo e vagliando il restante con l’esperienza del vissuto ordinario.

A tal proposito, l’Azione Cattolica fa proprie le recenti parole del Capo dello Stato Giorgio Napolitano: «La scuola non deve separarsi dalla società e deve far crescere le giovani generazioni nella passione dello studio e della conoscenza, nella capacità di costruirsi un futuro di lavoro e di vita famigliare, e al tempo stesso deve farle crescere nel senso civico, nella coscienza dei diritti e dei doveri scolpiti nella nostra Costituzione, nell’attaccamento alla Patria, alla nazione italiana e nella volontà di partecipazione democratica nel quadro delle istituzioni repubblicane. Si parta dunque, con uno sforzo di maggiore serenità – nel confronto tra maggioranza e opposizione in Parlamento, e tra governo e parti sociali – dai problemi che nessuno può negare; e si discutano con spirito aperto tutte le diverse soluzioni che ciascuna parte ha il diritto di proporre e ha il dovere di prospettare in termini positivi e coerenti».

La Presidenza Nazionale dell’Azione Cattolica

Studenti stranieri. Un consiglio bibliografico

per chi volesse informarsi sull’inserimento degli studenti stranieri nella scuola italiana:

Incontro con il Ministro del 24 ottobre

Carissimi msacchini,
sono Marco, e ieri ho indegnamente sostituito Saretta nel “faccia a faccia” con il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini: certamente la nostra grande segretaria avrebbe saputo comunicare in modo più approfondito la ricca riflessione del Movimento sull’attuale momento della scuola!

In ogni caso ci tengo davvero molto a raccontarvi cosa è successo in quei 10 minuti di colloquio e le mie impressioni personali. Innanzitutto, sono stato ricevuto insieme a Luca Bilardo, vicepresidente della Fuci: si è trattato di un piccolo ma significativo “esercizio di condivisione”, del quale siamo davvero felici.

Fatta questa premessa, andiamo ai fatti. Al ministro ho cercato di esporre i punti salienti ricavati dalle recenti audizioni parlamentari del Msac: le perplessità sulla diminuzione del monte-ore e sui tagli al corpo-docente e amministrativo, le preoccupazioni per il dimensionamento degli edifici, la richiesta di una legge-quadro sul diritto allo studio, le proposte per la formazione e il reclutamento degli insegnati. Ovviamente, abbiamo ribadito tutte le riserve sul metodo della decretazione d’urgenza, poco adatto quando al centro c’è un bene prezioso per la società quale la scuola.

Il ministro ha fornito delle rassicurazioni, specie sulla questione del dimensionamento degli istituti: a suo avviso la razionalizzazione sarà di tipo amministrativo, senza andare ad intaccare i presidi scolastici nelle periferie del Paese. Ovviamente stiamo a vedere. Dal punto di vista politico, vi riporto questa che mi sembra essere la sua riflessione più importante: “Se non si operano tagli sulla spesa corrente non ci potranno essere investimenti sul diritto allo studio e sulla qualità”. Quanto al ricorso al decreto, l’ha giustificato con la necessità di lanciare subito dei “segnali educativi” e di farlo “in tempo per l’inizio dell’anno scolastico”.

Luca, sul versante universitario, ha sottolineato le preoccupazioni circa lo strumento della fondazione privata come soluzione agli sbilanci delle università, e sul “blocco dei precari”, che potrebbe danneggiare nuove generazioni di studiosi.

Qui finisce il mio compito da cronista e iniziano le (poche e brevi) opinioni personali:
– a mio avviso ogni confronto istituzionale va accolto con serenità e spirito costruttivo, anche se è evidente che quello di ieri è avvenuto in forte ritardo rispetto all’iter di alcuni provvedimenti (non di tutti, per fortuna!);
– le audizioni hanno avuto un impatto mediale enorme, superiore, in fondo, alla stessa sostanza dei “faccia a faccia”;
– in un clima così avvelenato (troppo, davvero troppo…), mi sono reso conto che proprio il nostro/vostro incredibile lavoro, ispirato da un sano e gratuito amore per la scuola, può essere uno strumento incredibile al servizio di tutti, sia di chi deve decidere sia di chi deve valutare i provvedimenti adottati.

Alla luce di tutto ciò vi volevo ringraziare di cuore: perché state aiutando tutta l’associazione a maturare una sensibilità sempre più forte verso la scuola, perché con grande senso civico e generosità abitate, da credenti, tutti i luoghi della partecipazione studentesca.

Marco

Il Ministro convoca le associazioni studentesche

Oggi alla Camera dei Deputati le associazioni degli studenti e dei genitori hanno avuto l’occasione di confrontarsi e di essere interrogati per un lungo margine di tempo (tre ore!) dai deputati membri della VII Commissione “Cultura”. Il dibattito si è rivelato veramente proficuo e l’ampio spazio di confronto ha permesso di sperare, come auspicato da ambo le parti, deputati e delegati, di poter perseguire questo stile di consultazione “distesa” delle parti sociali del mondo della scuola

E intanto domani pomeriggio il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha convocato le associazioni studentesche (degli istituti superiori e delle università) per dei colloqui personali a chiarimento di questi giorni di mobilitazione. Anche il MSAC è stato convocato tra gli altri soggetti coinvolti.

Il Comune di Roma per i libri di testo

Giorno 22 Ottobre Michele Azzoni ha rappresentato il MSAC presso il tavolo costituito dall’Assessorato per le politiche giovanili del Comune di Roma (assessore Laura Marsilio) per affrontare il problema del “caro libri”. Ecco il suo resoconto…

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Comune di Roma – Commissione “Caro libri”

breve riassunto

lo scopo dei lavori della commissione è quello di stabilire un nuovo criterio per la distribuzione dei buoni per i libri di testo. La proposta è quella di non impiegare tutti i soldi stanziati per coprire la gratuità dei libri alle elementari ma ridistribuire tali fondi per la scuola secondaria di primo e di secondo grado dove è più forte il problema del “caro libri”.

i partecipanti al tavolo, nonostante condividano l’idea che sarebbe auspicabile una gratuità totale almeno per tutto il corso della scuola dell’obbligo, condividono il fatto che ciò attualmente è impossibile a causa della scarsità di risorse economiche

si sottolinea come l’art . 5 del dl 137 sia un passo avanti per evitare il problema caro libri specialmente per le scuole sec di II grado

alcune associazioni di genitori evidenziano come il sistema ISEE (indicatore situazione economico equivalente) sia un sistema superato e non reale. Si spiega infatti come spesso è possibile “falsificare” tale ISEE.

Il sistema ISEE tiene conto del reddito annuo (IRPEF e IRAP di tutti i componenti del nucleo familiare), del patrimonio mobiliare, del patrimonio immobiliare (si basa sul calcolo dell’ICI) e del numero di componenti del nucleo familiare;

proposte di alcune associazioni di genitori e di studenti (quasi tutte): per evitare il caro libri dovrebbero essere istituite delle biblioteche scolastiche (di classe o di istituto) nelle quali sono presenti un sufficiente numero di libri in adozione in modo che sia possibile richiedere il prestito annuo di tale libro; è necessario bloccare, con interventi legislativi, l’aumento vertiginoso dei prezzi dei libri di testo; unificare insieme al sistema del reddito (da rivedere) il criterio del merito: ciò non deve però creare all’interno delle classi di una “classifica” ma deve avere come unico scopo quello di premiare gli studenti che si impegnano fermo restando la necessità di dare priorità ai casi di situazioni economiche disagiate.

Un’associazione (quale non mi ricordo) dice che nella legge 133/2008 (finanziaria di quest’anno? c’è scritto che deve essere possibile entro il 2011 scaricare da internet i libri di testo

a tal proposito interviene il delegato del ministro della gioventù che espone le iniziative che sono in fase di studio dal ministero delle politiche giovanili: il ministero sta studiando un sistema per poter risolvere il problema del copyright sui libri di testo come già fatto in America e in alcuni stati europei. in Europa è sviluppato il sistema fire news (non sono sicuro di aver capito correttamente il nome). questo sistema viene utilizzato in Gb da anni e ha portato diversi benefici. altra proposta del ministero è quella di realizzare a breve gli e-book (in america ci sono delle schede che costano 200$ ma poi permettono l’accesso a qualsiasi testo protetto da copyright)

si sottolinea anche il problema ambientale: alcune associazioni (MSC in primis) propongono che ogni anno gli studenti possano riconsegnare i libri che poi verranno utilizzati per il riciclo della carta; in cambio, gli studenti riceveranno un buono sconto per l’acquisto, l’anno successivo, di nuovi libri di testo.

Azione studentesca propone l’abolizione dell’adozione obbligatoria dei libri di testo in quanto sono faziosi: la proposta suscita qualche dubbio fra i partecipanti al tavolo (in particolare AGesc e Alternativa studentesca-giovani di Forza italia dichiarano apertamente di essere contrari)

il delegato del MIUR spiega come molti istituti riescano a sviare il problema del tetto massimo di spesa per l’acquisto dei libri di testo: indicano come testi consigliati alcuni libri che poi i docenti spiegano essere necessari e quindi obbligatori da acquistare. Le associazioni e l’assessore sono d’accordo nell’attivare un monitoraggio,, in collaborazione con il MIUR, per scoprire quali scuole impiegano questo “trucco”.

si sottolinea come è importante che gi istituti non facciano diventare un “pro forma” il consiglio di classe in cui si dovrebbe discutere sull’adozione dei libri di testo. è importante (l’agesc non è d’accordo in quanto viene meno la libertà dei docenti) che i docenti, gli studenti e i genitori scelgano insieme i libri anche in base al costo. ciò è possbile anche grazie all’art.4 comma ?? del dpr 249 (statuto)

il delegato della regione Lazio spiega che la regione si sta attivando per proporre la modifica entro il prossimo anno della legge 29/1992 (che cavolo di legge è??)

più o meno ho messo tutto: è notte fonda quindi spero di essere stato abbastanza chiaro: non garantisco 😉

Audizione alla Camera del 21-23 ottobre

AUDIZIONE PARLAMENTARE – 21-23 OTTOBRE 2008
CAMERA DEI DEPUTATI– VII COMMISSIONE PERMANENTE

MEMORIA DELLA SEGRETERIA NAZIONALE DEL
MOVIMENTO STUDENTI DI AZIONE CATTOLICA

Onorevoli Deputati di questa commissione, vi ringraziamo innanzitutto per averci dato ancora una volta l’opportunità di rendere manifeste le nostre posizioni e proposte, soprattutto in riferimento al piano programmatico della scuola, su cui si concentrano gran parte delle nostre apprensioni. Ci pare infatti che quest’ultimo sia abbondantemente più incisivo del decreto 137 di iniziativa ministeriale, ma notiamo con rammarico come esso sia inserito però in un più ampio contesto di legislazione finanziaria, l’art. 64 della legge 133, e non in un progetto di legge specificatamente dedicato all’istruzione. Tale attenzione delle massime istituzioni democratiche del Paese al tema dell’educazione ci conforta, ma invitiamo ad una riflessione sui temi dell’istruzione che sia più organica e soprattutto condivisa. Non si può infatti ulteriormente dar seguito alla prassi per cui la scuola è riformata ad ogni cambio di maggioranza, o sommando singoli provvedimenti, delimitati agli effetti più visibili del problema. Da troppi anni la scuola è rimasta un cantiere aperto. Studenti e docenti che quotidianamente continuano a viverci dentro attendono da voi una concreta risposta in questo senso.

Ma con criterio. L’iter di approvazione alla camera del dl 137 si è concluso infatti con un voto di fiducia. Comprendiamo come un simile esito si sia reso necessario, insieme all’unico maxi-emendamento, al fine di concludere il dibattito tra i deputati entro i tempi di scadenza del decreto, ma proprio le difficoltà nella gestione dei tempi di confronto ed il gran numero di emendamenti presentati a nostro parere non fa che confermare i dubbi e le preoccupazioni da più parti sollevate circa il metodo di elaborazione del provvedimento, che senz’altro ha molto sacrificato il dibattito parlamentare e la concertazione con le varie rappresentanze del mondo della scuola. Ribadiamo che la decretazione d’urgenza non ci sembra la formula migliore perché qualsiasi riforma di rilievo del sistema scolastico possa essere frutto della più ampia condivisione possibile

L’attualità del dibattito politico e legislativo intorno alla scuola non può poi farci tacere le preoccupazioni nutrite in merito alla mozione recentemente approvata dalla Camera dei Deputati, che sollecita il governo a “rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado”. La previsione di “prove di valutazione e test” il cui mancato superamento comporterebbe l’inserimento degli studenti stranieri in “classi” speciali, ci lascia fortemente perplessi. Ci rendiamo conto che la conoscenza della lingua italiana è fondamentale per un adeguato svolgimento dell’attività didattica, riteniamo però che per ovviare a tale problema le classi di “separazione” non siano l’unica alternativa. Un accompagnamento mirato, quale sarebbe possibile attraverso le compresenze, insegnanti di sostegno e specifici corsi aggiuntivi di lingua italiana, a nostro parere potrebbe arrecare risultati anche migliori. Ciò che in definitiva ci fa dubitare della ratio motivatrice di tale provvedimento è soprattutto la sollecitudine ad offrire a tali studenti specifici corsi di “educazione alla legalità e alla cittadinanza”, con particolare attenzione alla “comprensione dei diritti e dei doveri”, al “rispetto per gli altri”, alla tolleranza, al “rispetto della legge, della diversità morale e religiosa, delle tradizioni territoriali e regionali del paese accogliente”. Non vediamo infatti perché del privilegio di ricevere tali specifici corsi dovrebbero essere privati anche gli studenti rimasti nelle classi ordinarie. Vogliamo una scuola che ci educhi all’inclusività già attraverso il modo con cui accoglie i suoi studenti con un differente background culturale, linguistico e sociale.

Vorremmo sottoporre infine all’attenzione di questa commissione parlamentare le nostre perplessità in merito ad alcuni punti a nostro parere problematici del provvedimento all’ordine del giorno di questa audizione, ovvero il piano programmatico per la scuola, di cui all’art. 64 della legge 133 del 2008, che prevede interventi nell’ambito di tre macro-aree: la revisione degli ordinamenti, la riorganizzazione della rete scolastica e la razionalizzazione delle “risorse umane”.

· Il dimensionamento degli istituti è certamente la questione più urgente, dopo la presentazione in questi giorni del dl 154 che propone di emendare l’art. 64 della legge 133 prevedendo il termine del 30 novembre per regioni ed enti locali per allestire i rispettivi piani di dimensionamento per l’anno scolastico 2009/2010. Ci auguriamo che tale dimensionamento riguardi esclusivamente l’organizzazione amministrativa e che non si traduca in una concreta chiusura e accorpamento logistico anche delle sedi. Pur comprendendo infatti le esigenze di riorganizzazione e razionalizzazione della rete scolastica, non possiamo non porre all’attenzione di questa Commissione la varietà delle situazioni presenti sul territorio italiano, per cui la soglia “agevolata” dei 300 alunni prevista per le zone montane e le piccole isole potrebbe rivelarsi comunque troppo alta a fronte dei numerosi casi in cui la mobilità degli studenti è fortemente limitata, soprattutto nella stagione invernale. Sottolineiamo inoltre le implicazioni che l’aggravio dei costi di trasporto comporterebbe sul diritto allo studio, nonché l’impreparazione di molte strutture edilizie ad accogliere comunità scolastiche tra i 500 e i 900 studenti, come previsto dal piano programmatico. La soppressione degli istituti nei piccoli comuni, poi, verrebbe a privare certi territori di un fondamentale presidio pubblico e culturale, luogo in cui è possibile ai cittadini incontrare uno Stato che si fa prossimo e promuove la legalità non solo nella forma di forza pubblica, ma incoraggiando lo sviluppo sociale e culturale, aprendo le scuole ad essere dono per la comunità, luogo di educazione, identità, futuro.

Chiediamo quindi che l’eventuale razionalizzazione edilizia della rete scolastica possa essere avviata sulla base di criteri oggettivi, ma non generalizzati, che non siano soltanto economici, che tengano conto di concerto con le regioni le esigenze di sviluppo sociale e culturale dei territori interessati. Suggeriamo quindi di operare la razionalizzazione prevalentemente nelle aree urbane o in rapporto al numero di studenti per numero di abitanti, vagliando ove possibile l’opportunità caso per caso. Auspichiamo inoltre che al più presto si affronti con determinazione la predisposizione di una legge quadro nazionale sul diritto allo studio che, di concerto con le normative regionali, garantisca un livello minimo di prestazione agli studenti di tutto il Paese.

· La riduzione dell’orario settimanale, con conseguente riorganizzazione dei curricula, per scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, fino all’istruzione per adulti, desta in noi notevoli perplessità. A Barbiana i ragazzi di don Lorenzo Milani amavano ripetere che agli studenti va offerta la scuola a tempo pieno. è il primo rimedio per adempiere quell’art. 3 della Costituzione della Repubblica che prevede la rimozione di tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono la piena formazione di “cittadini sovrani”. La qualità dell’insegnamento è anche una questione di quantità e in ciò non si può prescindere dall’assegnazione di un monte ore adeguato per lo svolgimento dell’attività didattica. In questo senso ci preoccupa soprattutto la riorganizzazione dei piani di studio degli istituti tecnici e professionali, di cui si prevede l’accorpamento in un minor numero di indirizzi e la considerevole riduzione dell’orario settimanale ad un massimo di 32 ore, comprese le ore laboratoriali. Auspichiamo che ciò non avvenga a scapito dell’offerta agli allievi di strumenti culturali e professionali idonei ad un loro proficuo inserimento nel mercato del lavoro, anche attraverso una attività didattica centrata sulla circolarità tra teoria e pratica, tra attività in aula ed attività in laboratorio.

· A proposito infine della “razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane”, ci pare che, come già lucidamente individuato dal Ministro Gelmini, il miglioramento del sistema scolastico non possa non passare necessariamente dalla formazione degli insegnanti. Le nostre analisi però differiscono alquanto in merito al metodo attraverso cui potenziare l’apporto dei docenti al sistema di istruzione e formazione scolastica. Non ci pare solo questione di incentivi economici, quanto piuttosto di competenze valorizzate e riteniamo che sia necessario un serio ripensamento del sistema di reclutamento degli insegnanti basato senz’altro sul merito. Il progetto di accorpare le classi di concorso per l’accesso all’insegnamento, ovvero le cattedre, come strumento per una maggiore “flessibilità didattica” purtroppo non ci vede convinti così come allo stesso modo ci preoccupa l’innalzamento del rapporto studenti/docenti, che non ci sembra garanzia per un regolare svolgimento dell’attività formativa, consapevoli che nelle realtà delle nostre scuole già allo stato attuale spesso il poco tempo curriculare a disposizione, da dividere tra spiegazioni e verifiche individuali e di gruppo, non consente spazi distesi per l’approfondimento, tantomeno per un accompagnamento personalizzato nel percorso formativo. Riguardo alla riorganizzazione del personale sottolineiamo infine come la riduzione del personale ATA possa gravemente inficiare il corretto svolgimento delle attività scolastiche, specie per i servizi amministrativi, ma anche per l’ordinaria manutenzione delle scuole. Pur essendo consapevoli della necessità di ridurre la spesa pubblica, non crediamo che si possa continuare a considerare i problemi dell’istruzione e dell’educazione come un capitolo finanziario tra gli altri, pena un ulteriore impoverimento culturale, sociale ed economico del Paese. E’ urgente conferire nuovamente priorità alla scuola, come importante leva di cambiamento sociale, premessa indispensabile alla costruzione di una società democratica, in cui i cittadini si riconoscano nella comune partecipazione al bene comune, purché il prezioso dono dell’educazione venga offerto davvero a tutti.

Roma, 21 ottobre 2008

La Segretaria Nazionale

Dott.sa Saretta Marotta