Archivio mensile:dicembre 2008

Che fine ha fatto la “riforma”?

Rimandati al 2010. Sarebbe questa la fine ingloriosa degli “urgenti provvedimenti in materia di istruzione” che tanto hanno fatto scaldare gli animi e le piazze in questo lunghissimo autunno di mobilitazione. La riforma degli ordinamenti delle superiori sarebbe posticipata all’anno scolastico 2010/2011, mentre il tanto discusso “maestro unico” o maestro prevalente a 24 ore settimanali sarebbe una scelta lasciata alla discrezione delle famiglie. Ma allora riforma sì o riforma no? C’è o non c’è questo tanto conclamato passo indietro? Vediamo di fare chiarezza…

Cominciamo dal dl 137, quello approvato a fine ottobre, quello col voto di condotta, maestro unico e cittadinanza e costituzione, per capirci. Nato il 1 agosto 2008, nell’amniotico calderone di disegno di legge dentro al quale galleggiavano provvedimenti disparati, dai debiti formativi alla formazione degli insegnanti, dalla carta dello studente al monte di 33 ore (poi cassato) per la “nuova” materia Cittadinanza e costituzione, il dl 137, presentato il 28 agosto, ereditava le contraddizioni dovute ai tagli del decreto fiscale 112 (poi diventato legge 133) e veniva accolto dalla comunità studentesca con la massima agitazione, allibita dalla reintroduzione della valutazione del comportamento e dalla votazione numerica per elementari e medie. Il dl, però, non conteneva ancora il famigerato art. 4, quello del “maestro unico”, che è inspiegabilmente apparso nell’arco del brevissimo tragitto (meno di un paio di giorni) intercorso tra la presentazione al tavolo del Consiglio dei ministri e la firma alla scrivania del Presidente Napolitano, il 1 settembre. È stato quell’articolo a toccare le delicatissime terminazioni nervose di interessi corporativi e di sindacato che da quel momento hanno scatenato orde di insegnanti scesi in piazza a protestare fianco a fianco con gli studenti, prima col lutto al braccio, poi con le parate sotto ai balconi del ministero. Solo allora la protesta ha cominciato a far rumore.

Eppure già in giugno, da quel contestatissimo articolo 64 del decreto di programmazione fiscale triennale, si era cominciata ad intendere l’antifona che avrebbe accompagnato la marcia decisa ed inesorabile dell’intera legislatura. L’art. 64 della legge 133, ovvero la vera “riforma” della scuola. Perché sarà pur vero che non c’è nessun piano organico di ristrutturazione del sistema scolastico, che non c’è nessun “rapporto” (come invece per la Moratti fu il rapporto Bertagna) o documentazione pedagogica che sostenga quelli che restano provvedimenti singoli e slegati rispetto ad un unico articolato legislativo che continua palesemente a mancare, ma quell’unico articolo della legge 133, e soprattutto il “piano di programmazione della scuola” che esso ha implicato, la scuola la cambiano eccome. Del resto è difficile che l’istituzione scolastica resti la stessa quando si annuncia il taglio di 130.000 organici (tra docenti e ATA), il riordino (leggi “razionalizzazione”) amministrativo e strutturale della rete scolastica e la riorganizzazione (leggi “taglio dell’orario settimanale”) dei curricula e degli ordinamenti didattici. Tre ambiti di intervento che si traducono semplicemente in 1)più alunni per classe -in MEDIA 30!- 2)accorpamento delle classi di concorso e quindi delle cattedre 3)chiusura –speriamo solo amministrativa – delle scuole con meno di 500 studenti (300 per le zone di montagna)

Eppure come sempre il cambiamento lo determinano non gli articolati legislativi quanto i regolamenti di attuazione. Ed erano proprio quelli ad essere attesi in questi giorni, quando tutta la comunità scolastica si chiedeva che ne sarebbe stato in traduzione pratica di quanto previsto dalla “riforma”. Se lo sono chiesto soprattutto le regioni che hanno dato battaglia accanita al governo, dopo quel dl 154 che le costringeva ad approntare, entro il 30 novembre di ogni anno (a partire già dal 2008) il piano di riorganizzazione delle proprie strutture scolastiche, pena il commissariamento della faccenda ad uno speciale incaricato inviato dal governo centrale… a spese delle regioni, naturalmente. Gli enti locali non hanno voluto saperne e alla fine il braccio di ferro si è concluso con il rinvio della riorganizzazione della rete scolastica al 2010-2011. Sconfitta dunque per la Gelmini, ma soprattutto per il piano di risparmio di Tremonti che, a questo punto, a legge 133 approvata, naufragata l’ipotesi di risparmio attraverso la razionalizzazione strutturale della scuola, deve pur sempre trovare il modo di far quadrare i conti. E i fondi preventivati come risparmio nell’ambito dell’istruzione – risparmi che solo al 30% sarebbero stati reinvestiti nella scuola – bisogna in qualche modo farli saltar fuori.

A questo scopo viene in aiuto l’eredità lasciata da Padoa-Schioppa, ovvero la cosiddetta “clausola di sicurezza”, in virtù della quale quanto non risparmiato col taglio degli organici previsto nella finanziaria viene recuperato riducendo i trasferimenti diretti dal Ministero alle istituzioni scolastiche, ovvero i fondi per l’autonomia, i fondi della legge 440.

Per intenderci, sono i soldi che regolano il normale funzionamento delle scuola, dall’acquisto degli arredi (scrivanie, registri, lavagne) al piano dell’offerta formativa, dalle supplenze alle attività promosse da studenti e insegnanti. Significa che se in una casa ci sono troppi domestici, siccome ci vuole tempo a riformulare i contratti, intanto si comincia a tagliare i viveri. Per Padoa-Schioppa era un virtuoso principio per cui dallo stimolo si arrivava ad accelerare il risparmio. Applicato alla legge 133 è un dichiarato assassinio.

E mentre si delinea questo scenario finanziario per le scuole affidate alle cure e alle coliti dei dirigenti scolastici, ci si chiede in che modo possa essere applicato il dl 137, la cui approvazione presso Camera e Senato è stata ottenuta, è proprio il caso di dirlo, sub conditionem. Le “condizioni” imposte dalle commissioni Cultura del Parlamento hanno imposto, ad esempio, che il tempo pieno nella scuola primaria sia in ogni caso assicurato, che per le elementari le famiglie abbiano la possibilità di scelta tra modelli a 24 ore, a 27 o 30, (quindi il maestro “unico” diventa scelta facoltativa), che gli insegnanti di sostegno siano in numero di 1 ogni 2 disabili, eccetera. Anche in questo caso si pone il problema di quanto queste ragionevoli garanzie siano conciliabili con i tagli previsti dalla finanziaria e che il “piano programmatico” avrebbe dovuto attuare. Se non si taglia sugli insegnanti e sulle ore d’insegnamento, dove si praticherebbe il risparmio? la risposta è sempre nella legge 440.

Intanto oggi [18 dicembre] il ministro ha trionfalmente annunciato la “prima riforma organica di tutti i cicli (elementari, medie, superiori) dai tempi della riforma Gentile del 1923”. Riforma appunto che partirà dal 2010 e che vedrà la riorganizzazione (o piuttosto “riductio ad unum”) degli indirizzi di studio, dei curricula, dei piani orari, il passaggio dalle ore di 50 minuti a quelle di 60’, più inglese e matematica ai licei, riduzione a 32 ore da 40 dell’offerta dei professionali, molti dei quali smembrati negli indirizzi affini degli istituti tecnici, veri e propri “premi di produttività” (quali i meccanismi di valutazione?) per incentivare il merito degli insegnanti…

Sono provvedimenti che costituiscono l’applicazione di quanto stabilito nel “piano programmatico” per la scuola, ma l’impressione è che il “piano” resti una riforma a metà. Non soltanto sul piano pedagogico (manca totalmente una organica riflessione sui “saperi”), ma anche nelle intenzioni dello stesso governo e del ministro. La questione delle cattedre è infatti essenziale per la definizione dei nuovi quadri orari e finché tale questione non sarà chiarita, l’intera applicazione (appunto posticipata di due anni) della sbandierata “riforma” dell’istruzione pare ancora molto nebulosa.

In mezzo a questa linea d’ombra si delineano allora solo le vittime al momento certe della mannaia del risparmio, i soggetti che, nel gran polverone dell’Onda, sono rimasti difesi da nessuno: il personale ATA, il cui taglio del 35% è una delle poche certezze della legge 133, e l’autonomia della scuola. Gira e rigira, in questo senso la riforma è già adesso.

(scritto per “Argomenti 2000“)

Come sono andate le SdP ad Andria

“I CARE: l’importante è partecipare” è questo il motto che accompagna le Scuole di Partecipazione per Studenti (Anno primo e secondo), progetto partito nel’Ottobre 2007 e ripreso nell’Ottobre dell’anno successivo e destinato a mai concludersi.

Il Movimento Studenti di Azione Cattolica di Andria, circolo diocesano “Alberto Marvelli” ha deciso di abitare la scuola intensamente e attivamente, con la cadenza di tre giorni ogni anno, ha affrontato con la comunità studentesca diocesana e con l’aiuto di alcuni esperti alcuni degli argomenti più scottanti e che più deve premere conoscere lo studente per “sopravvivere” e poi “vivere al meglio” in quella giungla quotidiana che è la società moderna. Il modo migliore per educare la comunità è partire da quest’età, perché è il momento migliore per porre lo studente in rapporto al territorio in cui vive e in cui comincia ad affacciarsi al bisogno di partecipazione alla vita studentesca e successivamente cittadina.

Torna così sempre più attuale l’I CARE di don Lorenzo Milani, quel “mi interessa, mi sta a cuore” che ci invita ad essere semplici “eroi” nel quotidiano e del quotidiano. La “missione” avviata il 1 Ottobre 2007 ha animato il cuore di tutti gli studenti che credono nel’importanza della Responsabilità, “quasi eroica”, che tutti i giorni consapevolmente e inconsapevolmente è loro affidata. Studenti che cercano nella scuola un fine grande. Oggi proprio noi studenti abbiamo bisogno di una scuola che sia punto di riferimento, luogo di crescita formativa ed educativa, di confronto e dialogo, una scuola che aiuti a costruire le basi del nostro futuro. Abbiamo bisogno di una Scuola di Partecipazione.

Barbiana ha insegnato a sapere, a saper fare, a saper essere. Questa è la scuola che ha insegnato a diventare uomini, donne, cittadini di un domani che è già oggi. E’ quel sapere non fine a se stesso, quel sapere che serviva solo per metterlo al servizio del prossimo. E’ con questo spirito che nasce il progetto Scuole di Partecipazione per studenti.

Il MSAC di Andria ha deciso di trasformare la scuola in palestra di vita per fare esercizi molto particolari, di cittadinanza studentesca con degli atleti altrettanto particolari: gli studenti, rappresentanti (di classe e di istituto) e rappresentati.

Durante il primo anno (nei giorni 1-3-5 Ottobre 2007) ci siamo chiesti perché partecipare, che senso ha la partecipazione scolastica. Ripercorrendo la storia degli ultimi 40 anni abbiamo analizzato in modo critico il protagonismo studentesco, a partire da quell’anno rivoluzionario che è stato il 1968 sino ad arrivare ai giorni nostri. Soprattutto si è affrontata la crisi della partecipazione studentesca con l’intervento di un docente universitario che i cambiamenti li ha voluti e li ha vissuti fino in fondo (avv. Sabino Liso).

Nel secondo giorno ci siamo spinti verso la ricerca di uno “studente-cittadino” coscienzioso, con l’aiuto di un giovane assessore (Francesco Delfino) e di un docente di geografia ( Francesco Bartucci). L’insegnamento trasmesso è che noi tutti possiamo essere cittadini e studenti allo stesso tempo, che si prendono cura della loro vita. E’ molto importante informarsi e informare quante più persone di quello che accade non solo tra i banchi di scuola ma soprattutto agli angoli delle strade. Il buon cittadino e buon studente sente la responsabilità di sapere, e questo consente a tutti noi di essere attenti osservatori di tutto ciò che ci succede intorno.

“Statuto-autonomia-disciplina: regoliamoci!!!” è stato, invece, il titolo dell’ultimo giorno di Scuole di Partecipazione – Anno I. Lo studente deve sentire il bisogno di conoscere e di sapere “tutto ciò che lo regola”. Durante la trattazione del tema, abbiamo riscontrato che ben pochi erano a conoscenza di cosa fosse lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti, eppure esiste, è la nostra carta, dovremmo conoscerla, anche perché descrive in modo (quasi) esaustivo come dovrebbe svolgersi la vita all’interno della scuola, dai diritti ai doveri degli studenti, alla coordinazione della vita scolastica, alla neointrodotta disciplina. Per l’illustrazione del documento ci è venuta in aiuto l’allora segretaria Nisia Pacelli e come se non bastasse ha presentato in maniera approfondita il Manifesto degli Studenti approvato a Chianciano lo stesso anno.

Passa un anno, e ad Ottobre 2008, nei giorni 6, 8 e 10, torniamo ad abbracciare la seconda parte del progetto: l’autonomia scolastica e l’importanza di fare rete. Riscopriamo vecchie conoscenze, che sono tornati a sostenerci, e conosciamo volti nuovi, ansiosi di affrontare le tematiche preannunciate e saziare quella fame di conoscenza che dovrebbe caratterizzare un adolescente. E la responsabilità ha giocato un ruolo cruciale in questo secondo anno.

Ma come imparare a partecipare? Innanzitutto vivendo la scuola a 360 gradi, agendo, parlando, prendendo lezioni di vita, portandole fuori dalle mura scolastiche, abitando la città, diventando “responsabili”. E’ da qui che siamo partiti per discutere con i ragazzi presenti il primo giorno della responsabilità (quella dei rappresentanti di classe e di istituto) e della responsività (quella di tutti gli studenti). Cosa ne è emerso? Tutti siamo degli ottimi rappresentanti e/o rappresentanti ma sono davvero in pochi quelli che assolvono alle “proprie funzioni” con la responsabilità necessaria di chi ha un incarico ed ha l’obbligo di portarlo a termine. E’ dunque necessario che chi elegge e chi viene eletto conosca bene anche un po’ di “cose della scuola” motivo per cui il secondo e il terzo giorno si sono affrontati temi riguardanti la legislazione scolastica, dall’autonomia (legge “Bassanini uno”), allo “Statuto delle Studentesse e degli Studenti” spesso tirato in ballo durante la tre giorni di formazione e alla Riforma dei Saperi. Un po’ di cenni dai quali prende spunto il tema “scottante” di queste “Scuole di Partecipazione”: Scuola-Famiglia-Territorio, “La ricchezza di fare Rete”, un confronto diretto tra studenti per la scuola e rappresentanti per le altre componenti educative.

Con la collaborazioni di ospiti d’eccezione come la Segretaria Nazionale del Movimento, Saretta Marotta e i professori Nicoletta Ruggiero e Antonio Quacquarelli, infatti, si è esplorato in modo esaustivo l’argomento attraverso 3 incontri “faccia a faccia” diversi tra loro, come dopotutto lo sono le persone, ma legate dal filo sottile del progetto di una rete che si estende a tutto lo scibile umano. Scuola-Famiglia-Territorio non sono che l’inizio di una rete ancora più grande, sterminata, che ricopre il mondo intero, fatta di informazioni, di confronti, di collaborazione che partono e tornano però sempre alle fondamenta dove verranno raccolte e messe in pratica come insegnamenti a chiunque voglia coglierle e quindi rendersi partecipe.

Con la presentazione della Proposta Formativa dell’Anno Scolastico 2008/09 e l’invito all’intera comunità studentesca di partecipare anche alle nostre future iniziative e di portare nel cuore gli insegnamenti loro regalati si è conclusa anche la seconda edizione delle Scuole di partecipazione per Studenti e il ciclo biennale che lo caratterizza.

MSAC – Diocesi di Andria

slitta a settembre 2010 la riforma del II ciclo

Riportiamo qui di seguito il testo del Comunicato stampa del Ministero della Pubblica Istruzione nel quale si rende noto che il ministro Gelmini ha deciso di far slittare l’inizio della Riforma del II ciclo a settembre 2010.

il ministro Gelmini

il ministro Gelmini

Sarà presentata oggi ai sindacati la riforma del sistema dell’istruzione e degli ordinamenti scolastici. Parte da oggi una vera e propria rivoluzione e riorganizzazione della scuola in Italia.
La riforma ha come obiettivo quello di modernizzare l’offerta formativa in Italia ed è il risultato del lavoro di questo governo e dei precedenti ministri Moratti e Fioroni. Il provvedimento sarà portato in Consiglio dei Ministri il 18 dicembre e prevede l’avvio dal settembre 2009 della riforma del primo ciclo.
Dal 1° settembre 2010 invece partirà la riforma del secondo ciclo, inizialmente prevista per il 1° settembre 2009, per dare modo alle scuole e alle famiglie di essere correttamente informate sui rilevanti cambiamenti e sulle innovazioni degli indirizzi. In particolare sul secondo ciclo si aprirà un confronto con tutti i soggetti della scuola sull’applicazione metodologico-didattica dei nuovi regolamenti. I punti principali della riforma sono lo snellimento e la semplificazione degli indirizzi scolastici, più legame tra le richieste del mondo del lavoro e la scuola, il riordino degli istituti tecnici e più opportunità per le famiglie. In particolare saranno messe a regime le migliori esperienze delle sperimentazioni, l’aumento dello studio della lingua inglese, l’aumento delle ore scientifiche e di matematica, la riforma degli istituti tecnici che passano da 39 a 11 e la riorganizzazione del sistema dei licei.

(dal sito internet del ministero)