Archivio mensile:agosto 2009

Il regolamento sulla valutazione diventa Decreto del Presidente della Repubblica

Per la verità il dpr porta la firma del presidente del 22 giugno 2009, ma è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (condizione necessaria per la sua entrata in vigore) solo il 19 agosto. E’ così definitivo il varo del nuovo regolamento sulla valutazione degli studenti, che ha messo in chiaro molti punti di incertezza riguardo voti, medie e promozioni.

Innanzitutto l’art. 1 ricorda la finalità della valutazione, volta a certificare “il processo di apprendimento, il comportamento e il rendimento scolastico” degli alunni.Si conferma dunque che la condotta “fa media” ma anche che gli studenti e le famiglie hanno diritto ad un voto trasparente e tempestivo, anche ai fini di un processo di autovalutazione da parte dei ragazzi.

Gli articoli 2 e 3 riguardano la valutazione nel primo ciclo di istruzione (l’art. 3 riguarda l’esame finale). Si conferma il voto numerico anche alle elementari, mentre la promozione è decisa dal consiglio di classe su votazione di maggioranza. Per l’ammissione all’esame finale al termine del primo ciclo (passaggio dalle elementari alle medie) bisogna però avere comunque almeno 6 in tutte le materie.

l’ARTICOLO 4 riguarda la scuola superiore. si è promossi anno per anno col 6 in tutte le materie (non di media). è previsto il recupero dei debiti entro l’inizio dell’anno successivo (come aveva disposto Fioroni).
in questo articolo, da sottolineare, in risposta alla questione TAR del Lazio, è il comma 3, che riporta: “La valutazione dell’insegnamento della religione cattolica resta disciplinata dall’articolo 309 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 ed è, comunque, espressa senza attribuzione di voto numerico, fatte salve eventuali modifiche”

all’art. 5 si conferma, per l’obbligo di istruzione, quanto previsto dalla

all’art. 6 si regolamenta l’accesso all’esame di stato (maturità). possono accedervi anche coloro che hanno appena concluso il quarto anno che ne facciano domanda e che abbiano non meno di 8 in ciascuna materia e che abbiano avuto non meno di 7 in ciascuna materia al secondo e terzo anno. ovviamente devono anche avere avuto un percorso di studi di secondaria superiore “regolare” (niente passerelle tra indirizzi e niente bocciature)
anche qui da sottolineare, in risposta alla questione TAR del LAZIO, ma anche per risolvere il dibattito sull’insegnamento dell’educazione fisica, il comma 3 che dice: “In sede di scrutinio finale il consiglio di classe, cui partecipano tutti i docenti della classe, compresi gli insegnanti di educazione fisica, gli insegnanti tecnico-pratici (…), i docenti di sostegno, nonché gli insegnanti di religione cattolica limitatamente agli alunni che si avvalgono di quest’ultimo insegnamento, attribuisce il punteggio per il credito scolastico”

all’art. 7 si parla della “valutazione del comportamento”. il voto in condotta inferiore al 6 resta attribuibile solo agli alunni che siano incorsi nelle sanzioni disciplinari previste dallo statuto degli studenti mdificato

Ecco il testo del decreto sulla valutazione degli studenti


La nota MSAC sulla sentenza del TAR del Lazio

Ufficio stampa

Ora di religione: una sentenza che non fa bene a nessuno

Una sentenza che non fa bene a nessuno, e soprattutto confonde docenti, studenti e famiglie circa le finalità dell’insegnamento della religione. L’insegnamento della religione, nell’esperienza di molti ragazzi, rappresenta innanzitutto un importante momento di confronto, di condivisione e di apertura ai grandi temi del vivere umano. Per questo motivo non può essere assorbito in diatribe di ordine esclusivamente ideologico.

L’Azione cattolica italiana e il Movimento studenti di Ac si augurano dunque che della cosiddetta “ora di religione” si parli nell’ambito dei processi educativi degli studenti, e non nell’ambito di polemiche che non contribuiscono allo sviluppo, nel nostro Paese, di una autentica e sana laicità, che intesa in modo corretto non può mettere in disparte la religione.

Nello specifico, sconcerta l’ipotesi sottesa alla sentenza di estromettere dagli scrutini i professori di religione, perché impedisce ad uno studente di essere valutato in una materia che ha liberamente scelto.

Roma, 12 agosto 2009

Con preghiera di pubblicazione

L’ora di religione

Crediti formativi per la religione cattolica: no del Tar Lazio
da Tecnica della Scuola.it
La questione riguarda i crediti acquisiti con la frequenza delle lezioni di religione cattolica. Il Tar ritiene che le norme introdotte dal ministro Fioroni debbano essere rimosse.
Il Tar Lazio ha accolto il ricorso delle associazioni che nel 2007 hanno presentato domanda contro il meccanismo dei crediti formativi ai frequentanti l’ora di religione. Nella sentenza, adottata il 17 luglio scorso e resa nota in questi giorni, il TAR del Lazio chiarisce che “l’attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione”.
Richiamando la sentenza della Corte Costituzionale n.203/89 il Tar evidenzia anzi che “sul piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto scolastico”. Sembra insomma che la frequenza delle attività didattiche di religione cattolica non possa neppure essere oggetto di valutazione.
La sentenza chiarisce poi che “lo Stato, dopo aver sancito il postulato costituzionale dell’assoluta, inviolabile libertà di coscienza nelle questioni religiose, di professione e di pratica di qualsiasi culto “noto”, non può conferire ad una determinata confessione una posizione “dominante” – e quindi una indiscriminata tutela ed un’evidentissima netta poziorità – violando il pluralismo ideologico e religioso che caratterizza indefettibilmente ogni ordinamento democratico moderno”.
Le Associazioni laiche e le confessioni religiose non cattoliche che avevano sottoscritto i ricorsi (tra gli altri: Cidi, Mce, Fnism, Unione Comunità ebraiche, Tavola Valdese, Chiesa evangelica, Associazione per la Scuola della Repubblica, Comitato Bolognese Scuola e Costituzione) hanno diramato un comunicato per dichiarare la propria soddisfazione per la sentenza del Tar Lazio chiedendo al tempo stesso che la decisione del giudice amministrativo venga quanto prima recepita dal Ministero.In questi giorni si levano invece le proteste CEI

E Voi, che ne pensate?

Inchiesta di Legambiente sull’edilizia pubblica

Il paese dai piedi d’argilla

Ci sono, strade, ponti, gallerie, scuole, ospedali sparsi in tutta Italia e soprattutto nel Meriodione nel lungo elenco stilato da Legambiente nel dossier “Cemento disarmato. Storie di un Paese a rischio crollo, tra sabbia e cemento”. Dopo il caso della casa dello Studente de l’Aquila, Legambiente, che per monitorare la situazione dell’illegalità ambientale in Italia ha messo in piedi un vero e proprio Osservatorio, ha raccolto in un documento l’elenco delle opere oggetto d’inchiesta da parte delle Procure della Repubblica in giro per l’Italia. Elemento comune di ogni storia è la mano della criminalità organizzata che lucra e realizza fondi neri risparmiando sul cemento e sostituendolo con la sabbia. CEMENTO DEPOTENZIATO, si chiama. Cemento briciola, se preferite. perchè la sabbia del mare corrode l’acciaio già dopo i primi tre-cinque anni e di antisismico non resta più niente.

Tra le storie del dossier Sicilia, Campania, Puglia, Molise, Calabria, ma anche il nord, con le aitostrade e i trafori del Trentino, per un intero paese dai piedi d’argilla. “Riteniamo – afferma Legambiente – che questi casi siano solo la punta di un iceberg di un sistema che per trent’anni ha prodotto manufatti e opere soprattutto d’interesse pubblico sulle quali è necessario, a nostro avviso, un’azione di monitoraggio e severo controllo. Per questo chiediamo al Ministro delle Infrastrutture di avviare un piano straordinario che, partendo da ospedali e scuole, effettui una ricognizione sulla qualità del costruito”.

Il dossier