Archivio mensile:novembre 2009

Audizione del MSAC al Senato

Il MSAC torna ad essere convocato dalla Commissione Cultura del Senato della Repubblica per il giorno 26 novembre (giovedì). Lo scopo dell’audizione è quello di conoscere il parere delle varie associazioni studentesche in merito ai regolamenti di riordino dei Licei e degli Istituti Tecnici e professionali in discussione presso le commissioni parlamentari in questi giorni…

Ovviamente, come sempre, ci piacerebbe poter contare sul vostro contributo! Ecco perché vi chiediamo di andare a leggere i testi dei regolamenti all’indirizzo web riportato qui di seguito e, poi, di farci avere i vostri pareri, le vostre impressioni…

http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=26030

In questo modo il nostro parere sarà ancora più condiviso!

TAVOLA ROTONDA SULLA SCUOLA: INTERVISTA SU ZAI.NET DEL MESE DI NOVEMBRE

Riportiamo l’intervista realizzata da Zai.Net (rivista studentesca) sul tema della scuola a tre associazioni studentesche: Unione degli studenti (UdS), Azione Studentesca (AS) e Movimento Studenti di Azione Cattolica (MSAC che però qui di seguito viene riportato con la siglia Ac); Il Movimento Studenti di AC è stato rappresentato da Agatino Lanzafame, delegato al Ministero della Pubblica Istruzione per il MSAC.

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“Sono i giovani i crocifissi da difendere”

di don Luigi Ciotti

I crocifissi da difendere, quelli veri, non sono quelli appesi ai muri delle scuole. Sono altri. Sono uomini e donne che fanno fatica. Che non ce la fanno e muoiono di stenti. E’ verso di loro che non possiamo e non dobbiamo restare indifferenti. E’ verso di loro che dobbiamo concentrare i nostri sforzi.

«Un crocifisso è un malato di Aids, che ha bisogno di cure e di sostegno. Un crocifisso è quel ragazzo brasiliano che è morto qualche giorno fa a Torino. A casa aveva lasciato la moglie e i figli, era arrivato qui alla ricerca di un lavoro, e non ce l’ha fatta».

Abbiamo partecipato al suo funerale. C’erano tante persone, molte nemmeno lo conoscevano, ma erano lì ugualmente, a condividerne la sofferenza e il dolore.
«E’ giusto lottare per difendere i simboli di quello in cui crediamo, ma allo stesso tempo bisognare stare molto attenti a non cedere al puro idealismo. Lo dice il Vangelo stesso: i pezzetti di Dio sono sparsi nel mondo che ci circonda. Li troviamo ovunque. Nel concreto, nella vita di tutti i giorni, tra le persone che vivono accanto a noi, e di cui spesso nemmeno ci accorgiamo dell’esistenza. E’ con queste realtà che dobbiamo imparare ad avere a che fare e a misurarci.
«Bisogna imparare a vivere con corresponsabilità, come i tanti e tanti volontari che dedicano il proprio tempo a un bene che non è esclusivamente loro, ma pubblico, di tutti quanti. Dobbiamo sentirci tutti chiamati in causa, nei grandi nuclei urbani come nei tanti piccoli paesi di provincia. La partecipazione è il primo passo in favore dei più deboli.
«I crocifissi non si difendono soltanto con le parole. Infatti queste troppe volte non bastano. Bisogna imparare ad affrontare la realtà con concretezza, e tendere la mano alle persone sole, a chi non ha più una famiglia e a chi non può ricorrere all’aiuto dei propri cari».

da “La Stampa”, 11/11/2009

Il MSAC è alla FAO

Il Movimento Mondiale degli Studenti Cattolici (JECI – Jeunesse Etudiante Catholique Internationale) è membro delegato al vertice FAO che si sta tenendo in questi giorni. Essendo però impossibilitato a partecipare per altro impegno in Macedonia, Edouard Kourosawa, segretario mondiale degli studenti cattolici, ha chiesto al MSAC, aderente alla JECI, di prendere parte al vertice a nome del coordinamento mondiale.

In questi giorni quindi sta prendendo parte alle riunioni del vertice internazionale della FAO (Food and Agriculture Organization) a nome del MSAC Laura La Placa, della diocesi di Cefalù, membro ell’equipe nazionale MSAC e delegata ai rapporti internazionali

Forza Laura, w il movimento!!!

La parola a chi non crede

Non togliete quel crocifisso

“L’Unità” – 22 marzo 1988

Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente.

Il crocifisso è simbolo del dolore umano. La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo.

Chi è ateo, cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo.

Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. E’ vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti.

Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei, neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà tra gli uomini.

Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero.

Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente.

Il crocifisso fa parte della storia del mondo.

Natalia Ginzburg

Corte di Strasburgo: “No al crocefisso nelle aule”

La Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo (Coe) ha emesso oggi la sentenza sulla legittimità della presenza del crocefisso nelle aule scolastiche dopo il ricorso di una signora italiana. La Corte ha sentenziato che «la presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione». Tutto questo, prosegue la sentenza, «potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei». Ancora, la Corte afferma che «non è in grado di comprendere come l’esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana».

Il commento più significativo alla sentenza della Corte di Strasburgo è stato quello Conferenza Episcopale Italiana, che dal suo sito esprime “amarezza e non poche perplessità, fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni, in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica. Risulta ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale. Non si tiene conto del fatto che, in realtà, nell’esperienza italiana l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come ‘parte del patrimonio storico del popolo italiano’, ribadito dal Concordato del 1984“. La Cei sempre sul suo sito nota che “in tal modo, si rischia di separare artificiosamente l’identità nazionale dalle sue matrici spirituali e culturali“, e cita in modo eloquente le parole del papa, Benedetto XVI, il quale, un po’ di tempo fa, aveva affermato che “non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo, l’ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione; alla presenza, in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche“.

Il ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, ha annunciato, mediante una nota ufficiale, che «il governo ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo».

Si registrano però anche commenti molto positivi, come quello dell’Unione degli studenti, associazione studentesca appartenente al Forum  delle Associazioni maggiormente rappresentative presso il Ministero, che afferma: “da sempre chiediamo una scuola plurale, democratica, laica e interculturale, che non ostacoli la libertà di scelta religiosa e la sensibilità degli studenti- spiegano gli studenti dall’Uds- sono questi i principi che devono caratterizzare le nostre scuole e riteniamo che anche il Governo e le forze politiche debbano agire in questa direzione perché si parta proprio dai luoghi della cultura e dell’educazione per raggiungere un costruttivo dialogo tra le varie culture e le varie fedi, in primo luogo tra i cittadini europei“.

E voi che ne pensate??

Se la scuola viene presidiata…

In alcune città (soprattutto le più grandi) avviene già da un po’ di tempo ma ogni volta che viene proposta questa iniziativa le proteste (degli studenti, principalmente) non mancano; stiamo parlando della proposta di alcune amministrazioni provinciali di far presidiare gli ingressi delle scuole superiori da pattuglie di poliziotti. L’ultima provincia che ha deciso di intraprendere questa iniziativa è stata la Provincia di Venezia che ha deciso di sposare la proposta della “neo” Presidente, Francesca Zacariotto (Lega Nord).

Da lunedì, davanti a 5 cittadelle scolastiche inizierà la sperimentazione di presidio degli ingressi delle scuole da parte di dieci pattuglie della Polizia Provinciale.

«Le macchine transiteranno a passo d’uomo davanti agli istituti per far capi re ai ragazzi che l’istituzione c’è ed è presente», ha spiegato l’as­sessore alla Polizia della Provincia di Venezia. Spaccio, bullismo e comportamento stradale irresponsabile dei ragazzi (in particolare con i motorini), nei primi giorni di sperimentazione il personale della polizia provinciale dovrà infatti osservare tutto questo per completare poi una mappatura delle zone controllate identificando le aree di maggiore rischio e i punti di maggiore afflusso de gli studenti.

Quindi lo scopo dell’iniziativa vorrebbe essere quello di contrastare i fenomeni di spaccio, bullismo e guida irresponsabile sulle strade ma, sinceramente, non sappiamo se realmente questa iniziativa (e tutte le altre portate avanti dalle diverse amministrazioni provinciali su tutto il territorio nazionale) porteranno il loro frutto: staremo a vedere ovviamente sperando in un esito positivo di tutte queste inziative!

Nel frattempo vi chiediamo di raccontarci esperienze simili: anche davanti alle vostre scuole c’è il presidio della polizia? a che scopo? siete d’accordo con queste iniziative? Si, no, perché? Attendiamo riscontri come sempre!