Archivio mensile:ottobre 2010

Arriva la scuola di giornalismo firmata MSAC

E’ arrivata la Scuola di giornalismo studentesco, che chiuderà i festeggiamenti del centenario msacchino proprio in quel mese di novembre in cui cento anni fa fu deliberato dalla Giunta centrale della Società della Gioventù Cattolica (la nostra AC) la formazione di una rete nazionale dei circoli di studenti delle scuole superiori già presenti in molte diocesi.

Il giornalismo studentesco fa parte della storia msacchina. Il MSAC si fece promotore del CISS (che, come ci ha raccontato Antonio Minasi nella sua testimonianza, stava per Centro Italiano Stampa Studentesca) che negli anni ’60 sussidiava i giornalini d’istituto sparsi per l’Italia fornendo materiali per articoli, approfondimenti, insomma, una vera rete di partecipazione.

E proprio con la partecipazione ci pare che c’entri il giornalismo studentesco. La partecipazione di carta, la potremmo chiamare! Perchè sono proprio i giornalini studenteschi quel luogo fisico fatto di carta e odore d’inchiostro laser in cui un giovanissimo studente può respirare nella concretezza di ogni giorno un impegno partecipativo a sua misura. Attraverso la realizzazione (e l’impegno di fedeltà che ne consegue) dei giornalini si sperimenta come sia possibile rimboccarsi le maniche per la propria scuola e cominciare a darsi da fare per il cambiamento… fosse solo per ora anche solo un impegno di informazione.

Impegno di informazione, quello dei msacchini, ma anche impegno per offrire una piazza virtuale per tutti gli studenti dei propri istituti. Non devono nascere (in TUTTE le diocesi msacchine e non, ovvio!) dei giornalini “del msac”. Ma devono essere fogli (realizzati secondo possibilità, in tipografia o con la fotocopiatrice del bidello, una dozzina di pagine o un solo A4 fronte retro, a colori su carta patinata o artigianalmente in un bel cartellone sulla bacheca della scuola da aggiornare a mò di Tazebao) capaci di ospitare TUTTI. Capaci di offrire una tribuna per discutere le proprie idee, capaci di ascolto e di discussione, capaci di indurre alla riflessione, capaci di essere davvero patrimonio di tutti, e non solo proprietà privata del movimento. Per questo per la scelta dei temi (persino del nome) da mettere su questi giornali serve un po’ di … pensiero

Ed è per questo che abbiamo pensato di offrire a tutti i msacchini una vivace scuola di giornalismo studentesco. Giornalisti esperti vicini all’associazione e non (molti sono ex msacchini!!!) ci daranno molte dritte per affrontare l’impegno giornalistico tra i banchi di scuola e, chissà, magari per appassionarci ad una professione!

L’abbiamo chiamata LINKIOSTRO. Sulle tracce di Prometeo. Modernità e cultura libresca si incontrano in questo titolo, un po’ a dire le sfide degli studenti di oggi. “Linkiostro” perchè i luoghi della partecipazione non sono fatti ormai solo di carta, ma possono assumere le forme di blog, siti, newsletter, facebook… “Prometeo” perchè questo personaggio un po’ dimenticato della mitologia classica ci piace. Prometeo è il titano che regala il fuoco agli uomini. È colui che “vede prima”, previene. Prometeo mette al servizio degli uomini la sua forza e la sua conoscenza per donare all’umanità ciò di cui ha bisogno e che da sola non può raggiungere, proprio perchè non lo conosce, non sa, non “vede”, o almeno, non vede così lontano. Ci sembra la metafora giusta per indicare il lavoro del giornalista, chi, cioè, dovrebbe sempre essere al servizio della gente, pronto a “vedere prima”, a scovare ciò che è importante e “invisibile agli occhi” (o se preferite, ai media) per porlo all’attenzione dell’opinione pubblica. È anche un compito educativo, il suo, non di poco conto. Ma è soprattutto una responsabilità di cittadinanza, alla quale ci piacerebbe poter appassionare anche i giovanissimi studenti delle scuole superiori.  E noi, siamo pronti a raccogliere la sfida?

Vi aspettiamo tutti a Roma dal 19 al 21 novembre!!!

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Lettera aperta al Ministro e alle associazioni studentesche

On. Ministro Gelmini,

…dopo quanto accaduto la settimana scorsa durante l’ultima riunione del Forum delle Associazioni studentesche maggiormente rappresentative, sentiamo l’urgenza di esprimerLe i nostri sentimenti. Innanzitutto ci teniamo a ribadire il nostro dispiacere per come si sono svolti i lavori del tavolo, un esito al quale ha contribuito il comportamento di tutti noi. Capiamo la delusione e la sfiducia che deve aver provato dopo averci incontrato e per questo comprendiamo il motivo delle Sue affermazioni al termine della riunione (toni duri sono stati utilizzati da tutti). Le comprendiamo, ma rispettosamente ci permettiamo di non condividerle, continuando a sperare che tali dichiarazioni fossero solo frutto del clima di tensione che si era generato e che non intenda davvero perseguire il proposito annunciato di non voler più incontrarci, delegando alla struttura ministeriale il confronto con le associazioni studentesche e privando di fatto il tavolo della sua partecipazione.
Riteniamo infatti che il Forum abbia bisogno più che mai di un confronto continuo e cadenzato con Lei, Ministro, e forse proprio i fatti di giovedì scorso lo hanno dimostrato. Immaginiamo che in questo momento ciò Le possa sembrare tempo perso, ma La sollecitiamo a continuare a convocare e a presenziare le nostre riunioni, perché è solo con la Sua presenza e con quella di tutte le diverse associazioni studentesche che il ritrovarsi insieme attorno al tavolo assume valore e significato.
Rinnovi, Ministro, la fiducia nei nostri confronti e nelle altre associazioni, come già più volte ha dimostrato mettendoci a disposizione i tecnici del Ministero e portando avanti con noi, anche se a distanza, importanti progetti insieme, come il tavolo che sta lavorando alla proposta di una legge-quadro sul diritto allo studio.
Deve credere in noi, Ministro, e soprattutto deve continuare ad incontrarci. Più di quanto, Suo malgrado, è stato fatto finora. Di più. Perché è solo incontrando gli studenti che potrà conoscerli e fidarsi di loro ed è solo incontrandoLa che noi potremo riuscire ad instaurare un rapporto di dialogo con Lei, fatto di stima reciproca, comprensione, rispetto, anche restando su posizioni diverse. Ci incontri, Ministro, e incontri le nostre associazioni, gli studenti delle scuole d’Italia. Accetti gli inviti ai nostri convegni, vada in giro per le scuole, magari nell’ambito di un progetto di visita alle regioni da curare insieme come tavolo delle associazione. Soprattutto non abbandoni il Forum, non abbandoni il dialogo con noi, perché è attraverso questi incontri, con noi come con i presidenti di Consulta, che potrà conoscere il volto partecipativo degli studenti italiani e potrà anche aiutarci a rigettare gli stereotipi che ci vedono come generazione senza progetti, senza costanza e senza responsabilità, capace solo di opporsi a tutto e a tutti. È vero, Ministro, le contestazioni ci sono sempre state, ma negli studenti c’è una voglia partecipativa ed una capacità propositiva che Lei, ci permetta la forza del verbo, deve darci la possibilità di poterLe dimostrare. Solo così si può formare una vera rete fra Ministro, Ministero e studenti. Le discussioni, anche quando accese, se condotte nel rispetto dei ruoli, delle istituzioni che Lei rappresenta e delle idee di tutti, potranno essere dimostrazione della nostra passione e cura per la scuola. Noi da parte nostra, ci impegniamo in questo senso; Lei, da parte Sua, ci dia ancora una volta fiducia. Se non a noi, agli studenti che rappresentiamo. È possibile, si può, si deve. Riteniamo infatti che la Sua proposta di incontrare d’ora in avanti le associazioni singolarmente non possa sostituire quel tavolo di confronto che anche noi abbiamo contribuito a fondare e che da più di 10 anni ci sentiamo di onorare.
Per quanto ci riguarda ribadiamo la nostra disponibilità ad essere ponti e non muri, onde ricambiare quella fiducia accordataci nelle occasioni in cui siamo messi a confronto con gli uffici ministeriali e, in particolare, con l’Ufficio III della direzione generale per lo studente guidato dalla dott.ssa Giovanna Boda. Speriamo di poterci ritrovare al più presto, con Lei e con le altre associazioni, per poter riprende quel dialogo che giovedì, purtroppo, è venuto a mancare.

Carissime associazioni che con noi condividete l’impegno al Forum,dopo averci dormito qualche notte e aver fatto riposare pensieri ed emozioni, vorremmo condividere con voi alcune nostre riflessioni in merito a quanto avvenuto giovedì scorso.
In primo luogo siamo dispiaciuti. Dispiaciuti perché con lo spettacolo a cui abbiamo contribuito tutti noi, nessuno escluso, di fronte al Ministro, alla presidente della Commissione Cultura della Camera, on.Valentina Aprea, e a tutti i dirigenti MIUR presenti, ci siamo giocati gran parte della nostra credibilità. È molto grave che il Ministro sia stato portato ad affermare che la sua presenza non era gradita: ricordiamoci tutti che, sebbene non sempre si possano condividere le idee e le iniziative del Ministro, l’on. Gelmini rappresenta l’istituzione a cui comunque è sempre dovuto rispetto. Rispetto che è quello che tributiamo alla nostra Costituzione, alle istituzioni ed alle forme della nostra Repubblica, che è un valore persino superiore al nostro dissenso sulla riforma. Sì, superiore, perché crollati i presupposti democratici crollano tutte le nostre ragioni, anche tutti i nostri sogni per una scuola ed un’Italia migliore. È ciò che contestiamo alla politica di oggi e ci ritroviamo, noi che siamo la speranza del Paese, ad imitare le stesse prassi.
Per questo vorremmo dirci vicendevolmente che ci impegniamo a mantenere modi e toni più pacati e allo stesso tempo auspichiamo che, facendo tesoro di questa esperienza, in futuro non si presentino, mai più, situazioni simili. Mai più. Non solo per quest’anno, ma anche per il prossimo, per l’ottobre dopo e quello dopo ancora.
Alle associazioni che hanno abbandonato il Forum presentando le proprie ragioni senza aspettare la replica del Ministro vorremmo dire che la scelta di diramare un comunicato in cui era annunciato, ancor prima dell’inizio della riunione del Forum, ciò che di fatto è poi avvenuto, non è coerente e non ha contribuito a creare il clima necessario per affrontare i punti presenti all’ordine del giorno. Presentare le proprie opinioni, ma non essere disposti a sentire il parere degli altri non rientra nello spirito del Forum e tra l’altro purtroppo non dà forza ai propri argomenti. Condividiamo il pensiero che il confronto debba avvenire prima del varo dei provvedimenti, come tra l’altro affermato nel vostro comunicato, ma mantenere uno stile aperto al dialogo e al confronto, anche quando si ha il dubbio di non essere ascoltati, non è sintomo di debolezza, ma piuttosto di coerenza e fedeltà innanzitutto rispetto a ciò che per tutti noi il Forum delle associazioni studentesche presso il Ministero rappresenta. Un luogo che abbiamo costruito con fatica, in un percorso durato anni, durante il quale ci siamo guadagnati la fiducia dei vari Ministri e delle istituzioni. Non abbiamo guadagnato questa posizione e questa fiducia per noi, ma per gli studenti che rappresentiamo, per garantire loro che un luogo e un tempo in cui il Ministro ascolta direttamente dalla voce di altri studenti le loro istanze c’è ed esiste per decreto del Presidente della Repubblica. Il che non è poco.
La scelta che avete fatto, come speriamo abbiate potuto constatare voi stressi, si è dimostrata contropruducente. Il modo migliore per assicurarsi che qualcuno non ci dia ascolto è sbattergli in faccia la constatazione che non siamo disposti a repliche. Questo non ha dato autorità alle vostre pur condivisibili e documentate istanze e non ha dato autorità alla manifestazione nazionale che in questi giorni vi preparate a organizzare. La meta che tutti, e siamo più forti insieme, dobbiamo cercare di perseguire è il bene della scuola italiana, che vuol dire bene degli studenti e degli insegnanti. Per questo insieme dobbiamo concordare uno stile, una posizione nel rapportarci al Ministro. Il fatto che l’abbiano contestata le associazioni “solite” non l’ha disposta all’ascolto. Un documento condiviso, almeno per punti essenziali, se non da tutte almeno dalla maggior parte delle associazioni del Forum, accompagnato da un dossier di pareri delle sigle avrebbe forse avuto più incisività. È una via più faticosa, più lunga, ma va tentata.
È un invito che rivolgiamo a tutte le associazioni, anche a quelle rimaste, alle quali chiediamo di recuperare tutti insieme quello spirito di confronto che solo può dar valore al nostro impegno di servizio agli studenti. Avremo sempre idee diverse, ma siamo in quel luogo per dimostrare che qualcosa insieme lo possiamo costruire. Lo dobbiamo agli studenti che rappresentiamo, che nel protagonismo studentesco ci credono, ed è il Forum il luogo in cui dimostriamo al Ministro che negli studenti si può scommettere. È una responsabilità che dovremo sempre essere capaci di onorare.



Cari studenti di AC, cari msacchini,

tra pochissimi giorni le vostre scuole verranno scosse da numerose manifestazioni, scioperi, contestazioni. Vi abbiamo raccontato quello che è accaduto ai tavoli ministeriali. Abbiamo provato a spiegarvi in che modo si riesca (e non si riesca) a far giungere alle orecchie del Ministro la voce degli studenti. Spesso le urla ne confondono la sostanza. In Azione Cattolica abbiamo imparato che anche la forma è già un contenuto, che da questo non è separabile e che è inevitabile che influenzi il messaggio, valorizzandolo o, all’opposto, facendogli perdere efficacia. Nel ricorrere dei 150 anni dall’Unità d’Italia, ricordiamo la lezione democratica della nostra storia repubblicana, e impegniamoci già noi, già adesso, a recuperare l’eredità dei nostri fondamenti costituzionali. Le forme democratiche ci diano l’occasione di dimostrarci cittadini degni del Vangelo.
Cari studenti, nei prossimi giorni, per favore, non scendete in piazza, non lasciate le vostre aule deserte. La scuola italiana attraversa un momento di grande trasformazione e di grande crisi, anche. Crisi di fiducia, crisi economica, crisi educativa. Proprio per questa ragione ha bisogno di non essere abbandonata. Allora anche voi, non lasciate quei banchi vuoti, non lasciate deserte le vostre scuole. Abitatele piuttosto, vivetele il più possibile! È di questo che la nostra scuola ha bisogno: di gente che dimostri di continuare a scommettere su di lei, sulle giovani generazioni e che abbia voglia e capacità di incidere sul cambiamento!
La piazza dai toni alti e urlati purtroppo è sempre più svuotata di senso. Non ci difende, purtroppo, dall’accusa più volte ribadita dal ministro “di manifestazioni ce ne sono state sempre”. Allora continuiamo a costruire, perseveriamo a sognare. Non abbandoniamo le armi del dialogo, del confronto, che sono le armi che ci ha insegnato la democrazia. Se è vero che la mobilitazione di questo ottobre non è come le altre, se è vero che la situazione della scuola italiana è più preoccupante di tutte le emergenze che hanno preceduto questa, dobbiamo trovare modi, simboli e linguaggi alternativi per manifestare il nostro dissenso. L’obiettivo deve essere il contribuire al dibattito in corso e fare tutto ciò che è in nostro potere per assicurarsi di essere ascoltati. Perché gli studenti hanno molti (e molto buoni) argomenti da offrire. Dobbiamo regalarci l’occasione di dimostrarlo. Dobbiamo impegnarci perché ci sia data credibilità. È un invito alla responsabilità di tutti noi.

Napolitano e Gelmini: inaugurazione anno scolastico

Con un po’ di ritardo vi riportiamo il discorso tenuto dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione dell’evento “Tutti a scuola” organizzato dal MIUR per l’inaugurazione dell’anno scolastico 2010-2011, presso il Palazzo del Quirinale il 21 settembre scorso.

Palazzo del Quirinale, 21/09/2010

Rivolgo un saluto cordiale alle autorità che rappresentano oggi il Governo, il Parlamento, le istituzioni regionali e locali a Roma, nel Palazzo Reale di Napoli e nella Reggia di Venaria. Quest’anno abbiamo voluto che la cerimonia si svolgesse in tre realtà di quell’Italia unita in cui crediamo e di cui nel 2011 festeggeremo il 150esimo compleanno. Apprezzo quanto il Ministero della Pubblica Istruzione ha fatto e sta facendo perché il movimento per l’unità d’Italia, la storia del nostro paese siano ricordati e studiati nelle nostre scuole. Saluto con affetto, dunque, i ragazzi presenti alle cerimonie nelle tre sedi, quelli che ci seguono da casa e tutti gli studenti, iscritti al nuovo anno scolastico, di ogni origine e nazionalità. Per tutti la scuola deve rappresentare un luogo di incontro e di integrazione. Rivolgo un saluto e un sincero augurio di buon lavoro al mondo dell’Istruzione italiana nel suo insieme: agli insegnanti, ai tecnici, al personale non docente, a coloro che nel Ministero della PI, negli Uffici Scolastici regionali, negli assessorati di regioni, province e comuni fanno funzionare questo nostro complicato sistema dell’istruzione italiana.

Non va trascurato il ruolo che nel processo educativo svolgono testi – quelli su cui voi studiate – capaci di comunicare conoscenze e metodi con semplicità ed efficacia, tali da invogliare allo studio. Ma tutti coloro che sono stati studenti, anche io che lo sono stato (tanti, tanti anni fa: non vi dirò quanti), sanno bene come studiare, seppure con ottimi insegnanti e con ottimi testi, non sia sempre un divertimento e comporti fatica. Questo vale però per qualunque obbiettivo si voglia perseguire sul serio nella vita. Perciò è importante che le famiglie degli alunni sostengano i ragazzi nello studio, che tra loro e gli insegnanti si stabiliscano rapporti di fattiva collaborazione per evitare ritardi e lacune poi difficili da colmare. L’apertura dell’anno scolastico 2010-2011 ci consente di dare il buon esempio nell’evitare ritardi: infatti, stiamo già festeggiando il 2011, anno così importante, con un po’ di anticipo.

L’importanza dell’anniversario invita a fare dei bilanci. In 150 anni abbiamo compiuto enormi progressi, anche nell’istruzione, come ha ricordato il Ministro Gelmini, partendo da un pauroso analfabetismo. Negli ultimi decenni abbiamo conseguito notevoli passi avanti anche per quel che riguarda la percentuale di diplomati e di laureati. Questo ci ha consentito di avvicinarci alla media dei paesi sviluppati, e tuttavia, anche se stiamo correndo più in fretta di altri, non abbiamo raggiunto i paesi più avanzati.

Siamo, dunque, rimasti ancora indietro rispetto ad una risorsa fondamentale per affrontare il domani, per affrontare una dura competizione globale. Vedete, si discute ancora molto sullo stato dell’economia e dell’occupazione in Italia: se la crisi scoppiata nel 2008 sia davvero superata, quanto consistente e durevole sia la ripresa economica in corso. Ma, se in Parlamento e in altre sedi è giusto verificare quel che possa essere fatto oggi e dare effetti immediati, bisogna nello stesso tempo spingere lo sguardo più lontano, pensare al mondo in cui l’Italia e l’Europa dovranno muoversi nel futuro. Sì, dobbiamo pensare soprattutto all’Italia nella quale vi troverete a vivere e vi porrete il problema del lavoro voi ragazzi che iniziate ora l’anno scolastico. E ci apparirà chiaro che, in vista del futuro, sarà essenziale, sarà decisivo il livello di istruzione e formazione che avrete raggiunto.

Perciò, sia chiaro, di cambiamento c’era e c’è bisogno e, d’altronde, sulle direttrici di massima degli interventi necessari si è da tempo evidenziato, anche attraverso importanti ricerche e documenti, un consenso ampio al di là delle divisioni di parte. Volendo sintetizzare queste direttrici, possiamo dire: più qualità, più rapporto stretto tra istruzione e mondo del lavoro, quindi anche maggiore spazio alle competenze necessarie nelle società contemporanee. Voi sapete che io perciò sostengo con convinzione che nel portare avanti l’impegno comune e categorico per la riduzione del debito pubblico bisogna riconoscere la priorità della ricerca e dell’istruzione nella ripartizione delle risorse pubbliche disponibili.

Ma riformare si deve, e con giudizio, e non solo allo scopo di raggiungere buoni risultati complessivi. Occorre superare squilibri, disparità, disuguaglianze che si presentano anche nell’istruzione, che – al contrario – dovrebbe proprio servire a colmare le disuguaglianze. Se torniamo a osservare l’Italia quale era al momento dell’Unità 150 anni or sono, troviamo nell’istruzione anche forti differenze, forti disparità territoriali. A regioni con livelli relativamente buoni, come il Piemonte e la Lombardia, si contrapponevano alcune aree del Centro e del Mezzogiorno con tassi di analfabetismo che superavano il 90%. Oggi non abbiamo certo condizioni e disparità territoriali così drammatiche, ma le differenze non si sono certo annullate.

Se vogliamo che la scuola funzioni come un efficace motore d’uguaglianza e come un fattore di crescita, bisogna che si irrobustisca. E per farlo occorre partire da analisi adeguate.

È un’ottima cosa che si sia introdotta la pratica di valutare e confrontare livelli di apprendimento sul territorio nazionale e che i risultati raggiunti siano confrontabili con quelli di altri paesi. È saggio che queste rilevazioni vengano condotte in modo da considerare il valore aggiunto dell’insegnamento, tenendo cioè presenti le conoscenze e le condizioni di partenza degli studenti.

La condizione sociale certo incide ancora sulla possibilità che i ragazzi progrediscano nell’istruzione. Ma stiamo attenti a non cadere in un equivoco pericoloso. Infatti, gli studenti delle famiglie più povere possono essere e spesso sono più motivati. Il vero svantaggio insuperabile è una famiglia che non creda nello studio, che non creda nel merito.

Perciò va costruita in tutti i campi una cultura e una pratica del merito. Bisogna anche mettere in tutti i campi le persone in grado di meritare. Questo vale ovviamente anche per la scuola, per i suoi insegnanti e per i suoi studenti.

Per elevare la qualità dell’insegnamento occorre motivare gli insegnanti e richiedere – è vero, è necessario – che abbiano un’adeguata formazione, ma anche offrire loro validi strumenti formativi e di riqualificazione. E su tutto questo, ovviamente, è necessario investire.

Nel passato non lo si è fatto abbastanza, e si sono prodotte situazioni pesanti. Occorre dunque qualificare e riqualificare coloro che aspirano ad un’assunzione a tempo indeterminato.

Mi ha fatto piacere che anche quest’anno durante la cerimonia si siano premiate l’eccellenza e la capacità di superare le difficoltà nello studio, e insieme siano state presentate esperienze di impegno civile, di impegno nella società. Vedete, ho voluto introdurre una specifica benemerenza, quella di Alfiere della Repubblica, per premiare i minori meritevoli, per valorizzare i ragazzi, siano essi figli di italiani o di immigrati: quelli impegnati e brillanti nello studio, quelli capaci di superare difficoltà personali e familiari, quelli che si spendono in atti di solidarietà e coloro che mostrano un forte spirito civico.

Mi ha colpito la lettera di quei ragazzi che, senza negargli il loro affetto, si sono dissociati dal padre in quanto era attivo nella malavita organizzata. Così facendo hanno mostrato indipendenza di giudizio, spirito civico, desiderio di normalità.

Pochi giorni or sono, purtroppo, un uomo integro e onesto, Angelo Vassallo sindaco del comune di Pollica, in provincia di Salerno, è stato barbaramente ucciso per aver voluto fare una buona politica, quello che la politica dovrebbe essere sempre. Perciò la scuola si sta impegnando molto per educare alla sicurezza, alla legalità, al rispetto delle regole in tutti i campi, alla tutela dell’ambiente, alla conoscenza della Costituzione, della storia della nostra patria e di coloro che hanno contribuito alla sua crescita civile. Riesce a farlo anche in modo fresco, coinvolgente. E la cerimonia di oggi lo conferma. Più in generale, è chiaro che nonostante le difficoltà la nostra è una scuola attiva e sveglia, e so che lo diventerà sempre di più, perché nella nostra istruzione c’è tanta gente capace e pronta a rimboccarsi le maniche. Anche le molte iniziative per il 150esimo anniversario lo testimoniano.

E mi auguro che gli insegnanti e dirigenti pieni d’idee e voglia di fare – e ce ne sono molti – trovino il sostegno necessario a tutti i livelli.

Vorrei concludere con una semplice constatazione. Ho conosciuto molte persone che si sono pentite di non aver studiato abbastanza, nessuno che si sia pentito di aver studiato troppo. Quindi ragazzi, non perdete l’opportunità che avete; e, mi raccomando: “Questo anno, proprio quest’anno, mettetecela tutta!”