Archivio mensile:giugno 2012

la prima prova

E anche quest’anno la prima prova può dirsi archiviata e la grande novità del c.d. “plico telematico” pare abbia funzionato molto bene. Ad ora, infatti, non si registrano grossi problemi nel funzionamento del nuovo sistema di trasmissione delle tracce: pare quindi sia stata una novità che ha sortito un grande successo e che ha permesso al Miur di risparmiare oltre 250mila euro.

Ma andiamo a vedere, in sintesi, gli argomenti oggetto delle tracce 2011-2012:

per la tipologia A, tema letterario – analisi del testo, è uscito “Ammazzare il tempo”, brano di Eugenio Montale tratto da “Auto da fé”.

la tipologia B, saggio breve – articolo di giornale, come al solito divisa in quattro ambiti, prevedeva le seguenti tracce:

– l’ambito artistico-letterario parlava de “Il labirinto” con testi di Ariosto, Borges, Calvino ed Eco e quadri di Picasso, Pollock ed Escher.

– l’ambito socio-economico si intitolava “I giovani e la crisi”, con riflessioni di Mario Sensini e di Steve Jobs (quest’ultima tratta dal libro di Giovanna Favro) e dati tratti dal 45° Rapporto CENSIS e da una ricerca dell’ISTAT.

– l’ambito storico-politico aveva come titolo “Bene individuale e bene comune”, con brani di S. Tommaso d’Aquino, Jean.Jacques Rousseau, Einaudi e Giuseppe De Rita e testi anche molto recenti (del 2011).

– l’ambito scientifico aveva ad oggetto un argomento molto discusso negli ultimi anni, vale a dire “La responsabilità della scienza e della tecnologia”. Fra gli autori dei testi a disposizione Hans Jonas, Primo Levi, Leonardo Sciascia, Pietro Greco e Margherita Hack

La tipologia C, il tema di ordine storico, forniva come spunto di partenza un brano di Hannah ARENDT tratto da “La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme.” e chiedeva al candidato di soffermarsi sullo sterminio degli ebrei pianificato e realizzato dai nazisti durante la seconda guerra mondiale

la tipologia D, infine, chiedeva di riflettere su una dichiarazione di Paul Nizan («Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita») discutendo problemi, sfide e sogni delle nuove generazioni.

Potete consultare le tracce complete della prova scritta di italiano cliccando qui

e voi che traccia avete scelto??? Raccontateci la vostra prima prova!

In bocca al lupo, maturandi!

«Notte di sogni di coppe e di campioni, notte di lacrime e preghiere, la matematica non sarà mai il mio mestiere». Così canta Antonello Venditti nella sua celebre canzone Notte prima degli esami e forse queste parole riescono a racchiudere l’emozione e la tensione che avvolgono, in queste ore, migliaia di studenti italiani che domani affronteranno la tanto temuta prima prova degli esami di maturità.

Una notte con tanti “sogni”, scolastici e non (forse anche sogni calcistici – meglio europeistici – ma, per fortuna dei maturandi, la partita dell’Italia è stata disputata ieri e quindi non hanno anche questa tensione da dover affrontare); una notte, forse, segnata anche dalle “lacrime”: lacrime dovute alla tensione pre-esame, ma anche ad un po’ di nostalgia per quel percorso che si sta concludendo e che li ha fatti crescere, maturare appunto; nonché una notte di “preghiere”: perché la maturità vada al meglio, perché i commissari siano clementi, etc.

Gli esami ormai sono davvero troppo vicini – citando ancora Venditti – e nelle stanze di questi maturandi sta regnando, probabilmente, la confusione più totale: i libri per l’ultimo ripasso sparsi ovunque, i “bignami” – di italiano e di storia – buttati sul letto sperando che per osmosi le ultime nozioni entrino nel cervello in vista del tema, il computer aperto alla ricerca di improbabili notizie sulle tracce… anche se statisticamente, c’è da dirselo, non ci azzeccano mai! Tra l’altro quest’anno si aggiunge la speranza che qualche hacker riesca ad accedere al cervellone del Miur che domani mattina trasmetterà, per la prima volta, le tracce online a tutte le scuole, mandando in pensione le fatidiche buste…

Ma tutto questo conta relativamente poco; quello che conta realmente è il ricordo che si porteranno sempre dietro di questa scuola superiore: i tanti compagni con cui hanno condiviso tutto (dalla penna dimenticata a casa ai pomeriggi di studio e di ripasso, per fare degli esempi), i professori che li hanno fatti crescere – e, a volte, pure penare -, le esperienze che hanno vissuto…

Tutti aspetti che sicuramente saranno riusciti “a far stare” nella valigia che hanno riempito in questi anni di scuola superiore. Ora si conclude una strada lungo la quale hanno camminato e che è durata 5 anni – forse per qualcuno qualche anno in più. Ora a loro non resta che rimboccarsi le maniche e percorrere questo ultimo breve sprint.

Quest’anno, per qualcuno, la maturità sarà ancora più speciale che per altri. Allora un ricordo, permettetecelo, va in particolare agli amici maturandi colpiti dal terremoto in Emilia che affronteranno l’esame domani o nella sessione straordinaria predisposta dal Miur per il mese di luglio: a loro un forte abbraccio.

Buona notte prima degli esami, cari ragazzi! Manca davvero poco, ma siam certi che sarà un successo!

 

p.s. un “in bocca al lupo” speciale a due maturande d’eccezione: Adelaide e Rosathea, entrambe dell’equipe nazionale MSAC.

 

-2 alla maturità

Mancano ormai pochissimi giorni all’inizio degli esami di maturità. La tensione piano piano comincia a crescere. A pochi giorni dalla maturità, il Ministro si racconta, parlando di esami, futuro, scuola e tecnologia.

E voi, come vi state preparando? di cosa vi piacerebbe parlare nella prima prova, cos’è che vi fa più paura? di cosa parleranno le vostre tesine? Raccontateci, raccontateci!

E buono studio!!

 

Lettera del ministro Profumo ai sindacati della scuola

Pubblichiamo qui di seguito la lettera che il ministro Profumo ha inviato ai sindacati della scuola: una risposta, forte, alle voci che in questi giorni si sono susseguite tra insegnanti, studenti e mondo della politica circa il ddl sul merito che il ministro dovrebbe presentare in Consiglio dei Ministri nei prossimi giorni.

Vi consigliamo di leggerla. Non appena uscirà il testo definitivo del ddl, non mancheremo dall’esprimere i nostri giudizi.

 

LA LETTERA

Care colleghe e cari colleghi,

per cultura e storia personale sono abituato a prestare la massima attenzione e a mettermi in ascolto quando parlano i rappresentanti dei lavoratori. Nella mia esperienza di cittadino, di docente e infine di Rettore ho incontrato tante volte il sindacato, e ho sempre cercato di farlo mettendomi dalla parte giusta: quella della coesione e della solidarietà nell’interesse generale. Tanto più, quindi, desidero ascoltare e interloquire con voi oggi che mi trovo a fare il ministro. Ho riflettuto sulle osservazioni e sulle critiche che avete voluto fare in questi giorni, sulla base di anticipazioni giornalistiche, ai provvedimenti sulla scuola e l’università che saranno da me proposti mercoledì in Consiglio dei ministri.

Desidero rassicurarvi e fugare uno ad uno tutti i dubbi da voi espressi, che mi sembrano nascere in realtà da una più generale paura che la scuola venga abbandonata a se stessa. Non lo sarà. Non da me, almeno. Non potrei nemmeno volendo – e non voglio – visto che nella scuola e nella formazione ho passato quasi tutta la mia vita, prima da studente e poi da professore, ma anche da marito di un’insegnante e da padre di tre figli.

Capisco però questi timori. La scuola italiana ha attraversato negli ultimi anni un periodo di grande difficoltà, fatto di tagli e di marginalizzazione rispetto all’agenda politica del paese. Di questa messa all’angolo la scuola ha sofferto molto, ed in primis i suoi lavoratori, che si sono sentiti feriti e colpiti.

Sin dall’inizio del mio mandato, però, tutto il mio lavoro è stato indirizzato ad invertire questa tendenza e a rimettere la scuola al centro dell’agenda del Paese. Perché sono fermamente convinto che la scuola, soprattutto in tempi di crisi economica, sia parte della soluzione e non del problema. E voglio anzi dire di più: senza di essa nessuna soluzione potrà mai funzionare.

Non sono solo parole, perché il governo ha già operato con grande concretezza in questa direzione. Nella prossima stagione, nonostante le difficoltà di bilancio, per la prima volta dopo sette anni consecutivi i cicli scolastici manterranno lo stesso organico del 2011-2012. Vi assicuro, non è stato semplice. Così come non è stato semplice  reperire un miliardo di fondi europei per il sud e principalmente per la scuola del bisogno. Ed ancora, scovare 117 milioni per cento scuole di “seconda occasione”, che offrono un’altra possibilità a chi ha abbandonato. Così come altri 400 milioni per gli asili nido, ancora al sud, in modo da dare cura all’infanzia e possibilità a molte donne di poter lavorare nel tessuto produttivo nazionale.

Non è mia intenzione rifugiarmi dietro un elenco notarile, che pure è costato tanta fatica e segnala una precisa scelta politica, per eludere il nodo da voi evidenziato. Mercoledì in Consiglio dei ministri non proporrò certo provvedimenti sul premio a chi si impegna nella scuola alternativi allo  sforzo, che invece deve essere sempre più intenso, per fare della scuola un mondo dove nessuno è lasciato indietro, a cominciare dai più deboli e svantaggiati. Questi provvedimenti li intendo invece come del tutto complementari. Così come prevede l’articolo 34 della nostra Costituzione. Mantenendo la giusta proporzione fra i diversi obiettivi: impegniamo qualche decina di milioni per le misure a favore dell’impegno nell’eccellenza, e più di un miliardo di euro per la scuola di tutti.

Questa è anche la logica che lega il nostro impegno per la scuola a quello per l’università, che pensiamo indissolubilmente congiunti. E’ in questa prospettiva, per esempio, che abbiamo previsto una presenza non occasionale dei docenti universitari nelle scuole e forme più efficaci di orientamento. Il tipo di scuola e di università che il governo intende promuovere non è quello dove vi è posto solo per i più bravi, ma al contrario quello dove la centralità della funzione didattica viene esaltata a vantaggio di  tutti. E questo lo si può fare solo se si concepiscono diritto allo studio e misure premio per chi si impegna di più come due facce della stessa medaglia di una scuola moderna, europea ed inclusiva. Per questo ho inteso lavorare in queste settimane prima ad un provvedimento sul potenziamento del diritto allo studio universitario, dove nell’appena pubblicato decreto legislativo n. 68 del 29 marzo 2012  le risorse disponibili sono passate da 110 milioni di euro a quasi 150, per poi proporre un pacchetto di misure premiali per chi si impegna nel sistema formativo, sia da studente sia da professore.

Non sempre è stato così, nella storia della cultura politica dei partiti e in quella sindacale, dove pure grande è l’attenzione per la coesione sociale e a non lasciare nessuno indietro. Questa esclusività e visione di due sistemi come alternativi poteva essere forse vera qualche decennio fa, in tutt’altro contesto economico e politico, prima della globalizzazione. Oggi non lo è più, ed è la stessa Europa – è stata la commissaria europea in visita a Roma a dirmelo con grande decisione – a volere da noi una modernizzazione della nostra visione della formazione.

Quel che stiamo facendo, però, non lo facciamo solo per l’Europa o perché qualcuno ce lo impone. Lo facciamo per un dovere di fedeltà alla nostra Costituzione e ai valori di eguaglianza, di dignità e di opportunità in essa sanciti. La rinuncia della scuola e dell’università italiane a valorizzare al suo interno i “capaci e meritevoli” rappresenta una scelta di fatto – anche se non di diritto – elitaria e discriminatoria proprio nei confronti dei più deboli. Se la scuola e l’università rinunciano a fornire a chi ne potrebbe usufruire e a chi si impegna in esse possibilità formative di “eccellenza”, di fatto le lascia alla pura forza di chi ha una famiglia alle spalle che se le possa permettere. L’antagonismo ideologico tra equità e merito non ha più ragion d’essere nel mondo globalizzato di oggi e si rivela sempre più una scelta di classe a favore dei ricchi, indipendentemente dal loro merito e dall’apporto che sapranno portare all’intero paese. La competizione di un volta tra sistemi nazionali è divenuta oggi anche competizione mondiale tra individui e noi italiani non possiamo fare a meno di confrontarci seriamente con questo passaggio d’epoca.

Lo ripeto: diritto allo studio e misure premio per chi si impegna di più sono due facce della stessa medaglia di una scuola moderna, europea ed inclusiva. Ne sono davvero convinto. Certo, non è un concetto di immediata intuizione, perché il diritto allo studio è universale, mentre il premio è per sua natura selettivo. Ma sono sicuro che, esaminando nel merito tutte le proposte, su cui sono sempre aperto al confronto, potrete riconoscere che la filosofia che le innerva non è quella di  un modello elitario e spietato,  bensì quello di una democrazia aperta e attenta soprattutto ai più deboli.  Solo così potremo fare il bene allo stesso tempo del nostro paese e dei nostri ragazzi. E a questo modello inclusivo ma flessibile intendo lavorare nei mesi che rimangono del mio incarico, spero con il vostro sostegno.

A presto

Francesco Profumo