Archivio mensile:settembre 2012

Cerimonia di apertura dell’anno scolastico 2012-2013

In attesa del reseconto dell’evento che si è svolto questo pomeriggio al quirinale, pubblichiamo l’intervento di Napolitano che, nel presiedere la sua ultima cerimonia di apertura dell’anno scolastico da Presidente della Repubblica, ha voluto fare il punto su quanto fatto in materia di istruzione negli ultimi 7 anni.

“Saluto tutti i partecipanti a questa bella cerimonia e meritano un saluto e un augurio speciale le scuole delle zone colpite dal terremoto perché sono riuscite con grande impegno a iniziare comunque questo anno scolastico”. Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha aperto il suo messaggio di apertura dell’anno scolastico nella cerimonia svoltasi nel Cortile d’onore del Palazzo del Quirinale.

“Questa è la settima volta – ha continuato il Capo dello Stato – che ho il piacere di prendere parte alla festa per l’inaugurazione dell’anno scolastico e colgo quindi l’occasione per ringraziare a mia volta tutto il mondo dell’istruzione per le molte iniziative che abbiamo costruito insieme in diverse occasioni, sempre con calore e convinzione”.

“Il fatto che questo sia l’incontro con il mondo della scuola che precede di pochi mesi la conclusione del mio mandato di Presidente della Repubblica mi suggerisce qualche riflessione di fondo. Non ci si può abbandonare alla sfiducia nelle nostre possibilità, sottovalutando i progressi compiuti dall’Italia. Progressi straordinari anche nel campo dell’istruzione, se penso alle condizioni in cui eravamo quando cominciavo ad andare a scuola. Guardando ai cambiamenti nel corso degli ultimi anni, da quando sono diventato Presidente, vedo che l’istruzione italiana ha continuato a fare progressi in senso quantitativo e anche qualitativo. I progressi compiuti dimostrano come l’Italia possa farcela, possa migliorare quando si impegna con sforzi collettivi e condivisi. E tuttavia limiti e problemi persistono, ed è lungo il cammino da compiere per annullare alcune distanze rispetto ad altri paesi avanzati. Cosa è dunque necessario per far progredire ulteriormente la scuola italiana?” Richiamando l’intervento del Ministro Profumo il Presidente della Repubblica ha aggiunto che è essenziale rafforzare il rapporto tra “insegnanti, studenti e famiglie nella scuola”. Ma è anche necessaria al benessere dell’istruzione “una società che creda e pratichi la superiorità dell’istruirsi bene rispetto al contare sulla raccomandazione, un mondo del lavoro che contribuisca alla formazione dei giovani e premi le loro competenze, un’azione pubblica che riconosca il ruolo cardine dell’istruzione e in essa investa idee e risorse”.

“Ho potuto tuttavia rilevare – ha continuato il Capo dello Stato – con favore una certa costanza negli obiettivi perseguiti dai governi che si sono succeduti durante la mia presidenza. Penso, ad esempio, alla comune volontà di incentivare la qualità e il merito anche attraverso meccanismi sempre più estesi di valutazione. Riscontro una costante riaffermazione dell’obbiettivo di modernizzare la didattica rendendola più attraente per i giovani. Un’attenzione crescente delle politiche dell’istruzione è stata inoltre rivolta a ridurre i troppi squilibri fra le diverse parti del Paese, soprattutto fra Nord e Sud. La ridistribuzione di competenze e di capacità a favore delle zone più povere di mezzi e di saperi può rivelarsi sui tempi lunghi una strategia più ricca di risultati per il Mezzogiorno : molto meglio che distribuire sussidi, come si è per tanto tempo continuato a fare! Ma occorre anche che le competenze acquisite in queste aree rimaste indietro trovino rispondenza in una reale richiesta di lavoro qualificato. Dobbiamo costruire opportunità, dobbiamo farlo, perché questo è l’assillo di tutte le famiglie. Dobbiamo farlo se vogliamo limitare l’emigrazione dei giovani, in particolare dei giovani più ricchi di istruzione. In questi anni si è tentato di incentivare il ritorno dei cervelli emigrati e si è cercato di costruire per i ricercatori un ambiente più favorevole in patria. Mi auguro che si prosegua con decisione su questa strada, che non si facciano inversioni di marcia neanche in tempo di crisi. Un paese non può trascurare il suo capitale più importante : la conoscenza”.

“Nello stesso tempo – ha sottolineato il Presidente Napolitano – la scuola è anche, e molto, un’istituzione che educa alla cittadinanza, promuovendo la condivisione di quei valori sociali e civili che tengono unite le comunità vitali, le società democratiche”.

Il Capo dello Stato ha quindi ricordato che “tra i valori che la scuola ha cercato di promuovere con costanza e impegno in questi anni spicca il valore della legalità. Purtroppo, anche di recente la cronaca ci ha rivelato come nel disprezzo per la legalità si moltiplichino malversazioni e fenomeni di corruzione inimmaginabili, vergognosi. Non è questo un contesto accettabile per persone sensibili al bene comune, per cittadini onesti, né per chi voglia avviare un’impresa. Chi si preoccupa oggi giustamente per l’antipolitica deve sapere risanare in profondità la politica. E risanare la politica, far vincere la legalità si può! Così come si può far vincere la legge contro la mafia. Ce l’hanno dimostrato venti anni fa e li abbiamo ricordati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ma la legalità si deve praticare a tutti i livelli, e dunque anche nel nostro piccolo mondo quotidiano. E nella vita scolastica legalità vuole dire rispetto delle sue regole, rispetto dei compagni, specie di quelli più deboli, e soprattutto, vorrei sottolinearlo, rispetto degli insegnanti che sono il cuore pulsante della scuola, e guai a indebolirlo. In questo grave momento di crisi per le famiglie italiane è importante che la scuola promuova e pratichi un altro fondamentale valore : quello della solidarietà, mostrandosi capace di stare al fianco di chi ha maggiori difficoltà, e anche di sollecitare gli interventi necessari sia al livello pubblico, sia al livello di privato sociale, di fondazioni ed enti privati”.

Il Presidente della Repubblica ha concluso il suo intervento ricordando che “in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità di Italia, la scuola italiana ha compiuto un’opera magnifica. Ha dato un contributo fondamentale per consolidare l’identità nazionale e incardinarla sui valori democratici della nostra Costituzione. Grazie ancora a tutti coloro che hanno reso possibile questa straordinaria impresa. Quelle nostre celebrazioni hanno coinciso col radicarsi di una grave crisi finanziaria e economica internazionale che ha colpito con durezza il nostro Paese. Ebbene, dobbiamo mettere a frutto il rinnovato sentimento di unità nazionale, scaturito da quel vasto movimento per il 150°. E insieme dobbiamo essere fino in fondo consapevoli di come le sorti dell’Italia siano legate a quelle dell’Europa. Anche nel mondo della scuola c’è bisogno di rafforzare la fiducia nell’Europa e nell’impegno comune per renderla più democratica e più forte. Al nuovo Presidente che verrà auguro, invece, di poter provare la stessa emozione e lo stesso piacere che ho avuto io a stare con voi in questi anni, e alla scuola italiana auguro tutto il bene di cui ha bisogno e che merita, assicurandovi che le resterò vicino”.

un'immagine del cortile del Quirinale durante la cerimonia di apertura dell'anno scolastico 2012-2013

20/9/2012, presentazione del X rapporto “Sicurezza, qualità e comfort nelle scuole” di Cittadinanzattiva

 

Cittadinanzattiva, 20 settembre, X rapporto “Sicurezza, qualità e comfort nelle scuole” + IV indagine “Conoscenza e percezione del rischio sismico”:

 

La mattinata si divide in due parti, la prima dedicata alle scuole, la seconda alla percezione dei rischi sul territorio. Alla presentazione del rapporto sulla sicurezza nelle scuole segue il dibattito con gli interventi di:

–         Mario Di Costanzo per il MIUR

–         Mariangela Bastico, senatrice PD, membro della Commissione Affari Costituzionali

–         Rosa De Pasquale, parlamentare PD, Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione

–         Elena Centemero, parlamentare PDL, Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione

–         Daniela Ruffino, sindaco PDL di Giaveno (TO), Responsabile settore scuola e formazione dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani)

I dati presentati dai rappresentanti di Cittadinanzattiva (scaricabili all’indirizzo http://www.cittadinanzattiva.it) sono poco rassicuranti. Solo il 24% delle scuole possiede tutte le certificazioni richieste (valutazione rischi, conformità antisismica, prevenzione incendi); varie strutture presentano segni di fatiscenza; palestre e giardini sono spesso assenti o versano in condizioni che li rendono impraticabili. Un buon segnale invece viene dalla cultura della sicurezza che pare essere in aumento (si fanno più prove d’evacuazione, cresce l’attenzione degli studenti alle procedure di sicurezza).

Tre sono i punti di particolare attenzione:

1)      L’anagrafe con i dati delle scuole italiane è ancora largamente incompleta: perché mancano i dati? Negligenza? O ci sono talmente tante strutture non a norma che è meglio non parlarne? Comunque il MIUR ha fatto due cose positive: l’apertura del portale “Scuola in chiaro” e la diffusione dei dati sull’edilizia scolastica nazionale pubblicati il 14 settembre scorso e qui consultabili: http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Notizie/2012/09/Anagrafe-nazionale.pdf?uuid=0fa27d66-fdd4-11e1-b576-5015a320f2d8.

Insomma. l’impegno del MIUR è apprezzato; ma l’emergenza è ancora forte.

2)      Questione fondi:

a)      di 1 miliardo di € destinati all’edilizia scolastica, oltre 200 mln sono stati impiegati bene nella ricostruzione delle scuole abruzzesi. Poi ne sono stati sbloccati un primo stralcio di 358 mln per interventi in 1706 scuole, ma solo 73 mln sono stati effettivamente spesi. Altri 400 mln per interventi in 1809 scuole sono ancora bloccati. Non si hanno notizie dei 114 mln a disposizione delle Commissioni di Camera e Senato, né dei 680 mln di fondi UE per le 4 regioni della cosiddetta “area della convergenza” (Campania, Puglia, Calabria, Sicilia).

b)      si propongono modalità per risparmiare denaro e ottenere altri fondi:

– 1500 edifici scolastici sono in affitto, è una spesa che lo Stato dovrebbe fare in modo di evitare

            – la piccola manutenzione deve essere affidata alle singole scuole

            – incoraggiare le sperimentazioni sul concorso di soggetti privati nelle spese

            – 8×1000 all’edilizia scolastica (così da recuperare fondi “dal basso”)

3)      Programmazione e controlli: servono interventi rapidi sulle priorità (per questo è fondamentale un’anagrafe aggiornata); c’è bisogno di una programmazione (quinquennale?) degli interventi, non servono più le opere occasionali “a spot”; la continuità nell’erogazione dei fondi deve essere assicurata (è stata invece più volte sospesa dal 1996 a oggi); va rivisto il numero massimo di alunni per aula; si dovrebbe inserire l’obbligo di controlli periodici da parte degli uffici tecnici comunali/provinciali (un po’ come fanno le ASL con le mense).

Il dibattito successivo è stato moderato da Domenico Iannacone, giornalista RAI autore di varie inchieste dopo la tragedia di san Giuliano di Puglia (31/10/2002). Dopo il suo intervento col racconto delle situazioni personalmente constatate di disagi organizzativi in varie scuole (soprattutto nel Meridione), si passa al dibattito. Mario Di Costanzo del MIUR: “L’anagrafe è avviata, ma i dati sono bloccati al 2009; i fondi  sono bloccati per vari motivi burocratici e tecnici; comunque il ministro Profumo sta uscendo dalla logica degli ‘interventi spot’, e ha previsto uno stanziamento di 80 mln di € per comuni e province”. Interviene Daniela Ruffino dell’ANCI: l’edilizia scolastica dovrebbe essere tolta dal patto di stabilità (qui una semplice spiegazione di cos’è il patto: http://viadeisalici.blog.tiscali.it/2010/11/05/patto-di-stabilita-ecco-spiegato-cose/), perché questo genera un’impasse negli interventi. Il resto del dibattito genera una serie di rimpalli abbastanza imbarazzanti tra Ministero che può intervenire fino a un certo punto, parlamentari che hanno visto alternarsi negli anni disposizioni effimere, Comuni che non hanno possibilità di intervenire per mancanza di fondi/autorizzazioni. Si è arrivati addirittura a parlare dell’annosa questione della carta igienica nelle scuole, cui deve provvedere l’ente responsabile della scuola (Comune/Provincia…) perché le scuole non possono assumersi la “manutenzione ordinaria”. Insomma, l’impressione è che le lungaggini burocratiche dominino, e che nessuno (MIUR, politica, Comuni) sappia assumersi le proprie responsabilità. La senatrice Mariangela Bastico, già Viceministro dell’Istruzione, è la più propositiva: bisogna applicare la legge Masini del ’96, che disciplina bene gli interventi in materia di edilizia scolastica; bisogna operare come nelle emergenze: in Emilia si sono ricostruite scuole in 45 giorni, con le stesse procedure si possono compiere tanti interventi urgenti.

Nella parte seguente viene presentato il rapporto sulla conoscenza dei rischi sul territorio. Qui non si parla solo di scuole, ma gli interventi sono francamente ben più concreti. I più interessanti: Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile: “Dalle mie esperienze ho capito che in questo Paese vige la cultura del ‘speriamo non succeda’; bisogna passare alla cultura della consapevolezza. In Italia si pensa alla Protezione Civile come chi risolve le emergenze; non è così, anche se è capitato che lo fosse (vedi L’Aquila); è in realtà una delle tante organizzazioni di volontariato che sono ‘veicolo di contaminazione’ per diffondere la giusta attenzione civica”. Titti Postiglione, sempre della Protezione Civile: “Prevenzione e consapevolezza si vanno diffondendo, ma ancora troppo poco. Come incentivarle? Con la ‘partecipazione attiva’: nei Comuni, ad esempio, i cittadini vengano informati e coinvolti nella preparazione dei piani di sicurezza municipali (obbligatori). Importante fare rete tra associazioni per sollecitare la partecipazione attiva: in questo anche la scuola ha un ruolo, ma non si può delegare tutto alla scuola”. Daniela Occhiali, sindaco di Sant’Agata bolognese: “Abbiamo bisogno di due cose, come Comuni: regole e risorse. Impossibile fare piani se le regole cambiano sempre, se ogni due anni c’è una finanziaria; si sperperano troppi fondi, ad esempio con le nuove norme sul numero degli studenti bisognerebbe rifare tutte le porte delle scuole, con insostenibile spreco di risorse per il Comune”. Fausto Casini, presidente dell’ANPAS (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze): diffondere le conoscenze anche nelle scuole: non solo studiando moduli didattici ma creando eventi di comunità con altri enti affini alla scuola.

Le conclusioni di Cittadinanzattiva:

–         i “cittadini attivi” possono fare la differenza

–         troppe volte si è usato il condizionale nella mattinata: denota che l’edilizia scolastica non gode di interventi sicuri, ma di operazioni eventuali

–         sulla manutenzione ordinaria è ora di darsi una mossa

–         soddisfazione per la stabilizzazione di alcune buone prassi, come le prove d’evacuazione

–         dopo il rimpallo delle responsabilità tra politici, è chiaro: serve all’Italia non solo una “cultura della consapevolezza” (Gabrielli), ma anche una “cultura della responsabilità”

–         teoria della “broken window”: un edificio non curato è sintomo di poca cura per ciò che vi si svolge dentro

–         ancora troppe sono le barriere architettoniche per gli studenti disabili

Insomma, un flash di conclusioni: il parere della politica è troppo vago, mentre dal basso (Protezione Civile, comuni, movimenti territoriali…) ci sono persone con esperienze e contenuti veri per diffondere la sensibilità sull’edilizia scolastica e i rischi nel territorio. Anche per la nostra attività di associazione studentesca, una collaborazione con queste realtà potrebbe essere davvero interessante e proficua.

Fateci sapere i vostri pareri anche via Twitter, con l’hashtag #scuolesicure

Capire i conflitti, praticare la pace – Rondine

Vi proponiamo il progetto “Capire i conflitti, praticare la pace” realizzato da Rondine e che vede tra gli organizzatori anche il nostro Alessandro Garuglieri, già incaricato Msac per la Toscana.

Si tratta di una proposta di viaggio-studio sui luoghi della Prima Guerra Mondiale, per le scuole superiori (3° e 4°) e medie (3°), per far vivere una esperienza di formazione e di confronto sul tema del conflitto.
Oltre alle visite classiche a musei e luoghi di guerra, verranno realizzate attività formative e momenti di lavoro in gruppo per la classe e personale, e dopo due edizioni già realizzate abbiamo potuto constatare che i ragazzi tornano davvero con qualcosa di nuovo nel cuore. E’ una esperienza molto forte e bella, che si propone come una gita scolastica davvero costruttiva e formativa ma con la bellezza di una esperienza unica.

info: qui