Archivio mensile:marzo 2014

Giornata di ascolto nella scuola – Il parere del MSAC

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Il MSAC ha partecipato ieri alla “Giornata di ascolto nel mondo della scuola”, promossa dal Partito Democratico per raccogliere i pareri di associazioni e lavoratori che appartengono al mondo dell’istruzione primaria e secondaria. Obiettivo della giornata era raccogliere spunti utili all’azione di governo del Partito Democratico.

Erano presenti il responsabile scuola della segreteria PD, Davide Faraone, e il sottosegretario all’Istruzione, Roberto Reggi; oltre a diverse personalità importanti nella scuola degli ultimi anni: l’ex ministro Luigi Berlinguer, l’ex sottosegretario Rossi Doria, e diversi deputati.

Il sottosegretario Reggi (in una delle sue prime uscite pubbliche) ha voluto ribadire la sua disponibilità all’ascolto di tutti. Ha sottolineato come le spese per l’edilizia scolastica siano solo l’inizio di un percorso, che dovrà procedere con la lotta alla dispersione scolastica, l’adeguamento all’innovazione tecnologica, un piano per valorizzare il lavoro dei docenti. Il primo “cambiaverso” sarà nel metodo: dopo «i disastri di una centralizzazione esasperata» (statale e regionale), obiettivo del nuovo governo è mettere al centro le esigenze dei territori.

 

Questo l’intervento della segretaria Elena (qui invece l’opinione del MSAC in merito ai primi annunci del premier Renzi sulla scuola):

La scuola che verrà: inclusiva, partecipata, qualificante

Per prima cosa grazie al Partito Democratico per questa giornata di ascolto.

Tante sono le esigenze della scuola e degli studenti. Ho provato a condensarle in tre parole, ma penso ne servirebbero molte altre.

Inclusione: 

nelle nostre scuole ci sono sempre più studenti stranieri che giustamente non possono finire in classi ghetto, ma che allo stesso tempo hanno bisogno di poter contare su un piano di studi che possa permettere loro di imparare la lingua al più presto per sentirsi davvero parte della comunità che li accoglie. Serve mettere in atto una vera e propria strategia d’inclusione nelle scuole, da cui si potrebbe pensare alla cittadinanza per stranieri legata ad un percorso di studi completato con serietà.

Inclusione non vuol dire pensare solo agli studenti stranieri, ma anche ai ragazzi con disabilità che vanno accompagnati nel loro percorso di crescita.

Ma inclusione deve assumere e sta assumendo un significato più ampio: significa non lasciare indietro nessuno, soprattutto i ragazzi più difficili, quelli che vivono situazioni familiari complesse, di povertà, economica certo, ma non solo.

In questo contesto e in questo tempo in cui c’è bisogno di “ristrutturare” un’idea di scuola, possono fare tanto le organizzazioni sussidiarie (penso per esempio alle associazioni studentesche) mettendo a disposizione tempo e competenze per gli altri. Solidarietà e gratuità devono e possono diventare atteggiamenti capaci di fare molto bene al Paese. Serve recuperare il modello della scuola di don Milani per cui i più grandi si mettevano a disposizione dei più piccoli per aiutarli nello studio e nei compiti. Per fare questo c’è bisogno però anche di una scuola sempre aperta che diventi un vero punto di riferimento per la vita dei giovani. Sappiamo bene che è possibile chiedere di utilizzare i locali scolastici in orario extra curricolare, ma sappiamo altrettanto bene quanto questo diritto venga spesso negato con motivazioni scarsamente ragionevoli, ragionate e direi anche lungimiranti.

Una scuola sempre aperta è uno dei presupposti per poter sperare in una scuola inclusiva e in una scuola partecipata.

Partecipare: 

è la seconda grande sfida. Portare a compimento la riforma degli organi collegiali della scuola si sta dimostrando un’impresa titanica e forse lo sta diventando sempre più perché, in moltissime circostanze, gli stessi studenti sembrano non aver chiara l’idea che mettersi in gioco in prima persona all’interno della scuola è presupposto necessario per far funzionare meglio la scuola stessa. La Pira diceva che il soggetto diventa persona con la partecipazione ai “corpi intermedi”, quali sono gli oo.cc. Bisogna risvegliare il desiderio di partecipazione perché a scuola si sviluppi la cultura del “noi” e non solo quella dell’ “io”. L’astensionismo e il populismo nascono a scuola, quando alle elezioni dei rappresentati di classe, di istituto e di consulta si vota scheda bianca o si annulla il voto. Bisogna rivitalizzare gli spazi della scuola, renderli più vivaci perché diventino luoghi non solo di lezione, ma vere e proprie occasioni di relazione attraverso dibatti e confronti sulle idee. È a scuola che si crea pensiero.

Da qui la terza parola.

Qualificante:

a scuola, parlo da studente, siamo innanzitutto chiamati ad imparare e ad apprendere. Per cui è vero che servono docenti di qualità. Serve andare oltre il concetto di classe e di lezione frontale, serve lavorare in gruppo perché è attraverso lo scambio di opinioni fra persone che nascono le idee più innovative ed utili. Ma quello che forse serve più di tutto è far capire agli studenti che la cultura non è solamente estetica, ma è anche e soprattutto etica. L’Italia si sta perdendo perché non riconosce più quelle radici su cui si è sviluppata. Il paradosso è che gode ancora di grande fama nel mondo proprio perché in Italia sono nati e vissuti personaggi come Dante, Petrarca, Galileo, Michelangelo, Raffaello che attraverso le loro professioni ci hanno mostrato la bellezza e la grandezza dell’Italia…

Ecco oggi serve una scuola che ci insegni quali sono i valori su cui costruire la propria vita (primi fra tutti il rispetto delle persone e la legalità). Per questo non capiamo cosa si stia aspettando, per esempio, a rendere obbligatorio l’insegnamento della materia di Cittadinanza e costituzione in tutte le scuole. Serve poi una scuola stimolante in grado di innescare processi creativi perché il genio non ci manca di certo (non ci è mai mancato).

Alla scuola e agli studenti che la abitano serve recuperare la convinzione che è una solida preparazione scolastica il miglior biglietto da visita per il proprio futuro e non la raccomandazione del vicino di casa.