{"id":1133,"date":"2010-06-17T11:20:55","date_gmt":"2010-06-17T10:20:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.azionecattolica.it\/net\/iopartecipo\/?p=1133"},"modified":"2010-06-17T11:28:54","modified_gmt":"2010-06-17T10:28:54","slug":"tra-carta-igienica-e-i-sette-sigilli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/?p=1133","title":{"rendered":"Tra la carta igienica e i sette sigilli"},"content":{"rendered":"<p><em>dove \u00e8 finita la riforma? Da dove \u00e8 partita?Viaggio nei meandri delle vicende ministeriali per capire a che punto stiamo&#8230;<\/em><\/p>\n<p>di Saretta Marotta<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">apparso su &#8220;Ricerca&#8221; di maggio 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/parma.repubblica.it\/images\/2010\/03\/31\/145447592-d230c242-f808-4895-ad3b-eccccece6769.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"302\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Di ministri che si sono attribuiti il merito di aver compiuto la \u201cprima\u201d riforma organica della scuola italiana dopo quella Gentile la storia della repubblica \u00e8 piena. Ciascuno per suo conto ha preteso di essere iscritto nell\u2019albo della memoria. Quando la vera riforma verr\u00e0 speriamo che si faccia annunciare dalle trombe dell\u2019Apocalisse&#8230; Al momento, di segni dei tempi non se ne vedono, i sigilli restano chiusi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Cominciamo dal principio. I prologhi sono sempre istruttivi, in particolare nel caso delle leggi. Nel caso della nota \u201criforma Gelmini\u201d, la chiave di tutto l\u2019ingranaggio fu posta in un contesto che parla da solo: era l\u2019estate 2008 quando veniva approvata la legge 133, la finanziaria, il cui art. 64 cambiava definitivamente faccia alla scuola italiana. Il Ministero dell\u2019Economia soffiava la cattedra a quello in viale Trastevere, disponendo un programma di \u201crazionalizzazione\u201d della scuola italiana sotto tre punti di vista: delle strutture (la rete di scuole sul territorio), dell\u2019organico (fu posto il \u201ctaglio\u201d del 15% del personale ATA e di 80.000 docenti in tre anni) e degli ordinamenti. Al Ministro a capo del MIUR non restava che dover predisporre i regolamenti attuativi di tale articolo, il \u201cpiano programmatico\u201d, appunto, cio\u00e8 la cosiddetta \u201criforma\u201d. Innanzitutto non facciamo confusioni: la \u201criforma\u201d Gelmini non c\u2019entra nulla con il brevissimo dpr 169, quello, per intenderci, che in soli dodici articoli, accostati un po\u2019 alla Readers Digest, ha introdotto il voto in condotta, il maestro unico (per la verit\u00e0 sottinteso nelle conseguenze della finanziaria), la valutazione in cifre anche alle elementari e medie e la fatidica nuova materia \u201ccittadinanza e costituzione\u201d (due anni dopo lo sbandieramento di quella presunta innovazione, chiedete al prof. Luciano Corradini, vittima qualche tempo fa degli strali di Galli della Loggia, quanto questa materia abbia dovuto rassegnarsi ad un destino non diverso di quello della cugina educazione civica). Una \u201cleggina\u201d nata nell\u2019estate 2008 proprio per consolare il detronizzato Ministro, dandole un progetto di legge tutto suo, dedicato integralmente alla scuola, proprio perch\u00e9 non si dicesse che il sistema formativo lo si cambiava solo con la calcolatrice. Ma questo ddl, nato il 1 agosto in forma molto pi\u00f9 ampia, a fine mese, il 28, s\u2019era dovuto accontentare dei ristretti panni di decreto, per la consueta prassi a cui purtroppo ci siamo abituati, per cui, pur di accelerare i processi legislativi, si finisce per fare gaffe incredibili, come quella recentemente avuta con un articolo del dl 134 \u201csalva-precari\u201d convertito in legge il 24 novembre 2009 e cassato il 27, che ci ha fatto gloriosamente entrare nel Guinness dei primati per essere durato solamente 48 ore&#8230; <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ma torniamo alla \u201criforma Tremonti\u201d. Che pi\u00f9 che altro \u00e8 un \u201criordino\u201d, nato di tutta fretta dal necessario rimpasto tra la riforma precedente targata Moratti, l\u2019obbligo scolastico alzato a 16 anni da Fioroni e gli urgenti ed esigenti i limiti imposti dall\u2019art. 64 della finanziaria. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Impossibile, dati i tempi, predisporre un piano organico, nessun \u201crapporto\u201d o documentazione pedagogica (come invece fu il rapporto Bertagna per il Ministro Moratti, che pure ebbe modo di convocare nel 2001 gli \u201cStati Generali dell\u2019Istruzione\u201d) \u00e8 sorta a sostenere il cambiamento e, purtroppo, a smentire l\u2019accusa che si trattasse solo di una razionalizzazione economica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Primo elemento: da 396 indirizzi sperimentali di licei e una sessantina tra diplomi di professionali e tecnici tutto \u00e8 stato ricondotto a sei licei (artistico, classico, linguistico, musicale, scientifico e scienze umane), 2 settori per i tecnici (economico e tecnologico) e 2 per i professionali (servizi e industria-artigianato), con un numero limitato di indirizzi al proprio interno. Sembrerebbe un passo in avanti, necessario ed incontestabile. Peccato per\u00f2 che molte di queste sperimentazioni, consolidate da decenni e che hanno costituito il punto di forza della scuola dell\u2019autonomia, siano eredit\u00e0 difficili con cui fare i conti. Ne sono una dimostrazione le miriadi di eccezioni, che purtroppo agiscono in senso tutt\u2019altro che confermativo della regola e che stanno brulicando per l\u2019Italia, tra istanze di professori, famiglie ed enti locali che riescono a salvare i propri istituti, vantando a buon diritto anche premi e riconoscimenti a livello europeo, e una meno nota eccezione, il \u201cliceo della comunicazione\u201d, che indisturbato continua la sua esistenza nelle scuole paritarie. Le regole o valgono per tutti o per ciascuno devono esserne chiari i criteri, altrimenti \u00e8 ben difficile intravedere dove si concretizzi il risparmio e la tanto inseguita razionalizzazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Passiamo ai contenuti: i corsi sono organizzati, come stabilito dalla Moratti, in due bienni pi\u00f9 anno finale. Il primo biennio Fioroni l\u2019avrebbe voluto uguale o quasi uguale per tutti, nei variegati licei come nell\u2019istruzione tecnica e professionale. Sarebbe questo il senso dell\u2019obbligo scolastico elevato a 16 anni, per garantire una formazione \u201cdi base\u201d pi\u00f9 o meno omogenea a chiunque, attorno a quattro assi culturali e formativi essenziali: linguaggi, matematica, scienza e tecnologia e infine quello della storia e delle scienze sociali. Eppure la riforma Gelmini nel primo biennio dello scientifico (ma anche dell\u2019artistico e del musicale) prevede solo 3 ore a settimana per una materia fondamentale come la storia, che tra l\u2019altro le deve pure spartire con la forzatamente collega geografia e con la sempre dimenticata educazione civica. Praticamente un\u2019ora e mezza, meno persino della ginnastica o quasi quanto la religione. Dei saperi sociali forti, quelli che connotano la cittadinanza, tipo diritto ed economia, in tutti i licei neanche l\u2019ombra, a parte l\u2019opzione economica del liceo delle scienze umane. Il latino, per\u00f2, passa pure al linguistico! Va meglio ai tecnici e professionali, pi\u00f9 rispettosi degli obiettivi formativi dell\u2019obbligo scolastico e pi\u00f9 omogenei: tra loro il sistema delle \u201cpasserelle\u201d (ovvero la possibilit\u00e0 di cambiare percorso formativo) funziona a meraviglia, ma rispetto ai licei, cos\u00ec come tra i licei stessi, il muro \u00e8 invalicabile. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Non si hanno notizie poi neanche della tanto attesa didattica laboratoriale. Difficile immaginarla, se in ogni regolamento si ripete la premurosa premessa \u201cda attuarsi senza ulteriori oneri per lo Stato\u201d. Per di pi\u00f9, la generalizzata riduzione delle ore ad una media di 27\/30 a settimana non soltanto ha reso pi\u00f9 ardua l\u2019attuazione di approfondimenti, ma anche il normale andamento della didattica, che si ritrova con meno tempo ma in compenso pi\u00f9 alunni per classe, rallentando pesantemente lo svolgimento di verifiche e lezioni. Sono soprattutto i professionali, passati da 40 a 30 ore settimanali, a scontare le conseguenze pi\u00f9 dure di questa riforma all\u2019insegna del risparmio. Scelte orarie e aumento della densit\u00e0 media delle nostre aule purtroppo dimostrano che pi\u00f9 che gli obiettivi educativi degli studenti la priorit\u00e0 inseguita \u00e8 quella di ridurre le cattedre. Del resto \u00e8 stato sempre l\u2019art. 64 della legge finanziaria a chiudere le SISS, bloccando in questo modo l\u2019abilitazione all\u2019insegnamento, per cui le graduatorie dei docenti restano blindate mentre un\u2019intera classe di freschi e appassionati neolaureati, da due anni tagliati fuori, contempla vaste prospettive di ancora lunghe attese prima che venga indicato loro il modo di accedere alla docenza, persino da precari. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>L\u2019epilogo della saga, si stenta a crederci, \u00e8 persino pi\u00f9 inquietante. Secondo la legge finanziaria i \u201ctagli\u201d (e quindi anche il riordino della scuola) dovevano essere operativi gi\u00e0 dal primo anno del triennio 2009\/2012. Ma i frutti dei sofferti risparmi non potranno essere incassati prima del 2010\/2011, quando i provvedimenti saranno operativi. Tra l\u2019altro, solo per le prime classi.<\/span><span> <\/span><span>Su questo punto l\u2019hanno avuta vinta le commissioni parlamentari ed il Consiglio di Stato che hanno condizionato il parere favorevole ai regolamenti al fatto che la riforma fosse operativa nel 2011 solo per le classi prime e non per il biennio, come invece si sarebbe voluto. Ci\u00f2 rassicura i ragazzi che quest\u2019anno hanno appena cominciato il proprio percorso scolastico, alle elementari come alle medie e alle superiori. Ma non rassicura affatto Tremonti che, a questo punto, a legge 133 approvata, naufragata l\u2019ipotesi di risparmio attraverso la razionalizzazione strutturale della scuola, deve pur sempre trovare il modo di far quadrare i conti. E i fondi preventivati come ricavo nell\u2019ambito dell\u2019istruzione \u2013 risparmi che solo al 30% sarebbero stati reinvestiti nella scuola \u2013 bisogna in qualche modo che saltino fuori. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>A questo scopo viene in aiuto l\u2019eredit\u00e0 lasciata da Padoa-Schioppa, ovvero la cosiddetta \u201cclausola di sicurezza\u201d, in virt\u00f9 della quale quanto non risparmiato col taglio degli organici previsto nella finanziaria viene recuperato riducendo i trasferimenti diretti dal Ministero alle istituzioni scolastiche, ovvero i fondi per l\u2019autonomia (legge 440\/97)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Per intenderci, sono i soldi che regolano il normale funzionamento delle scuola, dall\u2019acquisto degli arredi (scrivanie, registri, lavagne) al piano dell\u2019offerta formativa, dalle supplenze alle attivit\u00e0 promosse da studenti e insegnanti. Per Padoa-Schioppa era un virtuoso principio per cui dall\u2019incentivo si arrivava prima o poi ad accelerare il risparmio. Applicato alla legge 133 \u00e8 un dichiarato assassinio. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Non si arrossisca allora di fronte allo tzunami di \u201cproteste della carta igienica\u201d, diffuse tra i genitori di tutta Italia, o all\u2019acceso dibattito intorno alla questione se sia lecito e costituzionale nella scuola pubblica chiedere volontari \u201ccontributi\u201d alle famiglie. E mentre i dirigenti scolastici hanno matasse sempre pi\u00f9 difficili da sbrogliare (ammesso che resti quel po\u2019 di lana), c\u2019\u00e8 chi si \u00e8 inventato perfino le lotterie scolastiche. Nel trambusto, la verit\u00e0 \u00e8 cristallina per tutti: questa sar\u00e0 la vera riforma.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>dove \u00e8 finita la riforma? Da dove \u00e8 partita?Viaggio nei meandri delle vicende ministeriali per capire a che punto stiamo&#8230; di Saretta Marotta apparso su &#8220;Ricerca&#8221; di maggio 2010 Di ministri che si sono attribuiti il merito di aver compiuto la \u201cprima\u201d riforma organica della scuola italiana dopo quella Gentile la storia della repubblica \u00e8 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[7],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1133"}],"collection":[{"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1133"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1133\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1139,"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1133\/revisions\/1139"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1133"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1133"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1133"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}