{"id":1985,"date":"2012-08-14T13:21:43","date_gmt":"2012-08-14T12:21:43","guid":{"rendered":"http:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/?p=1985"},"modified":"2012-08-14T13:21:43","modified_gmt":"2012-08-14T12:21:43","slug":"cari-prof-non-date-mai-meno-di-4-agli-studenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/?p=1985","title":{"rendered":"&#8220;Cari prof, non date mai meno di 4 agli studenti&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Alla <a href=\"http:\/\/msac.azionecattolica.it\/materiali-moca\">MoCa<\/a> di Aprile ne avevamo iniziato a parlare perch\u00e8 \u00e8 un tema caldo con cui a volte ci si scotta. Ci stiamo riferendo alla valutazione, anzi la cultura della valutazione! Avevamo iniziato una riflessione che \u00e8 sicuramente da portare ancora avanti e da approfondire. Ecco allora che vi proponiamo la lettura di quest&#8217;articolo, apparso oggi su Repubblica e firmato dalla scrittrice ed insegnante <strong>Mariapia Veladiano<\/strong>. Aspettiamo i vostri commenti!<\/p>\n<p><object width=\"420\" height=\"315\"><param name=\"movie\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/H5tuPoveUrk?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0\" \/><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><embed type=\"application\/x-shockwave-flash\" width=\"420\" height=\"315\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/H5tuPoveUrk?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"true\"><\/embed><\/object><\/p>\n<p>E poi bisogna anche parlare dei voti. Perch\u00e9 se i test non hanno vita felice qui da noi in Italia, e il perch\u00e9 lo ha raccontato per bene Stefano Bartezzaghi domenica, poi per\u00f2 tutti i test, proprio tutti, diventano numeri che danno idoneit\u00e0, promozioni, accessi all\u2019universit\u00e0 o a selezioni. S\u00ec e no ai nostri progetti di vita. Un test \u00e8 un bivio: di qua o di l\u00e0. Per questo non pu\u00f2 essere sbagliato, sciatto, ambiguo. E anche quando \u00e8 perfetto, \u00e8 solo un puntino nello scorrere dei giorni e delle esperienze di una persona. Niente di pi\u00f9. Dovrebbe. Soprattutto a scuola, dove i test dilagano, importati all\u2019ingrosso dal mito dell\u2019oggettivit\u00e0 del valutare. E diventano voto.<br \/>\nE allora parliamo del voto. E quindi della valutazione, della scuola che vogliamo, del mondo in cui viviamo. Tutto si tiene quando si parla di scuola e di ragazzi.<br \/>\nDopo decenni ormai di letteratura sulla valutazione, il voto incendia sempre ancora le discussioni pi\u00f9 scomposte. \u00c8 cos\u00ec sovraccarico d\u2019altro che quando \u00e8 negativo per legge sparisce dai tabelloni finali, quasi che l\u2019insufficienza a scuola sia stigma di insufficienza personale e umana di fronte all\u2019universo mondo. E a volte, lo sappiamo, capita qualcosa che non pu\u00f2 nemmeno essere nominato. Eppure i giornali devono scriverne. C\u2019\u00e8 chi, giovanissimo, prende un brutto, bruttissimo (troppo brutto?) voto a scuola e poi ci lascia. Lascia la sua vita.<br \/>\nSotto quale cielo pu\u00f2 capitare questo? Se la vita \u00e8 altrove \u2013 sta scritto nei diari di scuola pieni di tutto: foto, ritagli, lettere, poesie, canzoni, fiocchi di regali, che sporgono colorati, di tutto tranne cose di scuola \u2013 allora perch\u00e9 il voto cattivo pu\u00f2 per un momento magari, solo un momento, diventare il mondo che si rovescia addosso?<br \/>\nDei ragazzi spesso non sappiamo nulla. Ostentano quel che non sono per nascondere meglio quel che vorrebbero essere. Dopo la tragedia si dice: ma come si fa? La scuola non pu\u00f2 farsi carico di tutto. Ed \u00e8 cos\u00ec.<br \/>\nMa valutare \u00e8 uno dei suoi compiti, serve a capire se il passo di chi insegna \u00e8 giusto, se chi apprende lo sta facendo, a certificare al mondo che un percorso \u00e8 compiuto davvero, che ci si pu\u00f2 fidare, che quel diploma racconta ci\u00f2 che i ragazzi sanno e sanno fare e che anche grazie a questo sapranno diventare quel che desiderano.<br \/>\nA scuola la valutazione incrocia tutto intero il tempo in cui i ragazzi esplorano ancora intatte tutte le loro possibilit\u00e0, cercano conferme del loro valore, hanno paura di non trovarle. \u00c8 la formazione del s\u00e9. Un momento benedetto. In cui ci vuole tempo, spazio per l\u2019errore, e per rimediare all\u2019errore. La valutazione degli apprendimenti, e oggi delle competenze, accompagna questo periodo e pur in una cornice che deve essere definita, chiara, rigorosa e comune, la scuola deve sempre sapere che la vita sorprende, che tutto pu\u00f2 accadere, nel bene e nel male. Il voto \u00e8 solo lo strumento che ci siamo dati per comunicare fra professori, ragazzi, famiglie, mondo. Non \u00e8 nemmeno cos\u00ec necessario, almeno all\u2019inizio. La scuola trentina prevede che nei primi quattro anni delle elementari i bambini siano valutati per aree di apprendimento.<br \/>\nNon ci sono voti per le singole discipline. A dire che il processo che porta un bambino ad avere gli strumenti per valorizzare le proprie attitudini \u00e8 meravigliosamente unitario. E non ci sono i voti fino alla terza media. Ci sono giudizi. Articolati ma non bizantini, poche voci che dicono come e cosa \u00e8 accaduto. Vien cos\u00ec meno la tentazione di quella contabilit\u00e0 lineare della valutazione che i ragazzi delle superiori consegnano a volte all\u2019ultima pagina (il valore simbolico degli spazi!) dei loro diari: cinque pi\u00f9, sei e mezzo, quattro, sei = 5,44. Sar\u00e0 sufficiente o no? Versione artigianale di certi fogli di excel che invece capita siano i professori a compilare. Ma lo sappiamo che questo non \u00e8 valutare. Nella didattica modulare,\u00a0se la verifica mostra che i contenuti del modulo sono stati fatti propri, il voto va a sostituire quello eventualmente negativo nella verifica precedente. Il modulo \u00e8 appreso. Il brutto voto \u00e8 rimediato. La recente riflessione sulla valutazione autentica chiede verifiche che mettono in gioco la scuola e la vita, e portano lo studente a misurarsi con quesiti di realt\u00e0.<br \/>\nLo sappiamo ormai che la valutazione \u00e8 un processo di osservazione, interazione, che chiede tempo e trasparenza e tanta tanta fiducia. Reciproca. Lo studente che si fida, perch\u00e9 ha visto gi\u00e0 molte volte che tutto \u00e8 equo e chiaro: richieste, criteri, modalit\u00e0 di recupero. L\u2019insegnante che si fida dello studente, gli d\u00e0 credito: di poter migliorare, poco a poco, perch\u00e9 la fiducia dell\u2019altro attiva la fiducia in se stessi. Ai ragazzi la scuola importa, eccome. Nelle aule costruiscono la rete di fiducia in se stessi e negli altri che permetter\u00e0 loro di resistere anche alle sconfitte.<br \/>\nCerto, poi alla fine c\u2019\u00e8 un voto. Una sintesi, un punto in cui si concentra tutto il processo. E allora, alla fine, si pu\u00f2 parlare del voto. Al riparo dalla carica emotiva perch\u00e9 il voto \u00e8\u00a0anche potere: quanta letteratura e quanta esperienza ce lo hanno raccontato? Al riparo dalla carica ideologica perch\u00e9 la scuola \u00e8 oggi luogo di battaglia politica e nella furia del dibattere si vorrebbe far credere che i voti bassi aiutino la qualit\u00e0 e il merito.<br \/>\nNon \u00e8 cos\u00ec. Il Trentino registra l\u2019eccellenza nei test Invalsi e nelle indagini internazionali Ocse-Pisa. Eppure il Regolamento di valutazione della scuola trentina non permette voti sotto il 4 nelle pagelle delle superiori. Dietro c\u2019\u00e8 una riflessione pedagogica precisa: allo studente si d\u00e0 un messaggio chiaro, sufficiente a bocciarlo se serve, niente di pi\u00f9.<br \/>\nE infatti poi il Regolamento impedisce quella finzione iniqua che \u00e8 data dai sei necessari\u00a0a essere ammessi all\u2019esame di stato come invece capita nel resto dell\u2019Italia. I 4 restano e fanno media vera. Trasparenza, anche qui. Perch\u00e9 la valutazione ha assoluto bisogno di avvenire in un contesto di giustizia. E allora i voti minuscoli, tre due- uno ( zero meno, in una fulminante battuta dei Peanuts) non sono necessari, non fanno bene e possono invece fare male. Inutile lasciarli visto che l\u2019autonomia delle scuole permette altre strade condivise.<br \/>\nQuesta \u00e8 la scuola. Poi c\u2019\u00e8 il mondo. Se noi consegniamo ai ragazzi un mondo in cui la violenza delle parole, dei rapporti, dell\u2019ingiustizia sociale \u00e8 normale, accettata e inevitabile, in cui nei film, nei libri, nella realt\u00e0 la violenza fisica \u00e8 una strada possibile, quasi ordinaria di risposta all\u2019offesa vera o presunta, o solo equivocata, allora certo un ragazzo pu\u00f2 pensare che anche la frustrazione di un voto negativo pu\u00f2 essere risolta con la violenza. Contro di s\u00e9. Anche il mondo c\u2019entra, eccome. E cos\u00ec certamente no, la vita dei ragazzi non \u00e8 mai altrove.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla MoCa di Aprile ne avevamo iniziato a parlare perch\u00e8 \u00e8 un tema caldo con cui a volte ci si scotta. Ci stiamo riferendo alla valutazione, anzi la cultura della valutazione! Avevamo iniziato una riflessione che \u00e8 sicuramente da portare ancora avanti e da approfondire. 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