{"id":271,"date":"2008-12-18T18:31:23","date_gmt":"2008-12-18T17:31:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.azionecattolica.it\/net\/iopartecipo\/?p=271"},"modified":"2008-12-18T18:31:23","modified_gmt":"2008-12-18T17:31:23","slug":"che-fine-ha-fatto-la-%e2%80%9criforma%e2%80%9d","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/?p=271","title":{"rendered":"Che fine ha fatto la \u201criforma\u201d?"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Verdana;\">Rimandati al 2010. Sarebbe questa la fine ingloriosa degli \u201curgenti provvedimenti in materia di istruzione\u201d che tanto hanno fatto scaldare gli animi e le piazze in questo lunghissimo autunno di mobilitazione. La riforma degli ordinamenti delle superiori sarebbe posticipata all\u2019anno scolastico 2010\/2011, mentre il tanto discusso \u201cmaestro unico\u201d o maestro prevalente a 24 ore settimanali sarebbe una scelta lasciata alla discrezione delle famiglie. Ma allora riforma s\u00ec o riforma no? C\u2019\u00e8 o non c\u2019\u00e8 questo tanto conclamato passo indietro? Vediamo di fare chiarezza\u2026<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Verdana;\">Cominciamo dal dl 137, quello approvato a fine ottobre, quello col voto di condotta, maestro unico e cittadinanza e costituzione, per capirci. Nato il 1 agosto 2008, nell\u2019amniotico calderone di disegno di legge dentro al quale galleggiavano provvedimenti disparati, dai debiti formativi alla formazione degli insegnanti, dalla carta dello studente al monte di 33 ore (poi cassato) per la \u201cnuova\u201d materia Cittadinanza e costituzione, il dl 137, presentato il 28 agosto, ereditava le contraddizioni dovute ai tagli del decreto fiscale 112 (poi diventato legge 133) e veniva accolto dalla comunit\u00e0 studentesca con la massima agitazione, allibita dalla reintroduzione della valutazione del comportamento e dalla votazione numerica per elementari e medie. Il dl, per\u00f2, non conteneva ancora il famigerato art. 4, quello del \u201cmaestro unico\u201d, che \u00e8 inspiegabilmente apparso nell\u2019arco del brevissimo tragitto (meno di un paio di giorni) intercorso tra la presentazione al tavolo del Consiglio dei ministri e la firma alla scrivania del Presidente Napolitano, il 1 settembre. \u00c8 stato quell\u2019articolo a toccare le delicatissime terminazioni nervose di interessi corporativi e di sindacato che da quel momento hanno scatenato orde di insegnanti scesi in piazza a protestare fianco a fianco con gli studenti, prima col lutto al braccio, poi con le parate sotto ai balconi del ministero. Solo allora la protesta ha cominciato a far rumore.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Verdana;\">Eppure gi\u00e0 in giugno, da quel contestatissimo articolo 64 del decreto di programmazione fiscale triennale, si era cominciata ad intendere l\u2019antifona che avrebbe accompagnato la marcia decisa ed inesorabile dell\u2019intera legislatura. L\u2019art. 64 della legge 133, ovvero la vera \u201criforma\u201d della scuola. Perch\u00e9 sar\u00e0 pur vero che non c\u2019\u00e8 nessun piano organico di ristrutturazione del sistema scolastico, che non c\u2019\u00e8 nessun \u201crapporto\u201d (come invece per la Moratti fu il rapporto Bertagna) o documentazione pedagogica che sostenga quelli che restano provvedimenti singoli e slegati rispetto ad un unico articolato legislativo che continua palesemente a mancare, ma quell\u2019unico articolo della legge 133, e soprattutto il \u201cpiano di programmazione della scuola\u201d che esso ha implicato, la scuola la cambiano eccome. Del resto \u00e8 difficile che l\u2019istituzione scolastica resti la stessa quando si annuncia il taglio di 130.000 organici (tra docenti e ATA), il riordino (leggi \u201crazionalizzazione\u201d) amministrativo e strutturale della rete scolastica e la riorganizzazione (leggi \u201ctaglio dell\u2019orario settimanale\u201d) dei curricula e degli ordinamenti didattici. Tre ambiti di intervento che si traducono semplicemente in 1)pi\u00f9 alunni per classe -in MEDIA 30!- 2)accorpamento delle classi di concorso e quindi delle cattedre 3)chiusura \u2013speriamo solo amministrativa \u2013 delle scuole con meno di 500 studenti (300 per le zone di montagna)<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Verdana;\">Eppure come sempre il cambiamento lo determinano non gli articolati legislativi quanto i regolamenti di attuazione. Ed erano proprio quelli ad essere attesi in questi giorni, quando tutta la comunit\u00e0 scolastica si chiedeva che ne sarebbe stato in traduzione pratica di quanto previsto dalla \u201criforma\u201d. Se lo sono chiesto soprattutto le regioni che hanno dato battaglia accanita al governo, dopo quel dl 154 che le costringeva ad approntare, entro il 30 novembre di ogni anno (a partire gi\u00e0 dal 2008) il piano di riorganizzazione delle proprie strutture scolastiche, pena il commissariamento della faccenda ad uno speciale incaricato inviato dal governo centrale\u2026 a spese delle regioni, naturalmente. Gli enti locali non hanno voluto saperne e alla fine il braccio di ferro si \u00e8 concluso con il rinvio della riorganizzazione della rete scolastica al 2010-2011. Sconfitta dunque per la Gelmini, ma soprattutto per il piano di risparmio di Tremonti che, a questo punto, a legge 133 approvata, naufragata l\u2019ipotesi di risparmio attraverso la razionalizzazione strutturale della scuola, deve pur sempre trovare il modo di far quadrare i conti. E i fondi preventivati come risparmio nell\u2019ambito dell\u2019istruzione \u2013 risparmi che solo al 30% sarebbero stati reinvestiti nella scuola \u2013 bisogna in qualche modo farli saltar fuori. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Verdana;\">A questo scopo viene in aiuto l\u2019eredit\u00e0 lasciata da Padoa-Schioppa, ovvero la cosiddetta \u201cclausola di sicurezza\u201d, in virt\u00f9 della quale quanto non risparmiato col taglio degli organici previsto nella finanziaria viene recuperato riducendo i trasferimenti diretti dal Ministero alle istituzioni scolastiche, ovvero i fondi per l\u2019autonomia, i fondi della legge 440. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Verdana;\">Per intenderci, sono i soldi che regolano il normale funzionamento delle scuola, dall\u2019acquisto degli arredi (scrivanie, registri, lavagne) al piano dell\u2019offerta formativa, dalle supplenze alle attivit\u00e0 promosse da studenti e insegnanti. Significa che se in una casa ci sono troppi domestici, siccome ci vuole tempo a riformulare i contratti, intanto si comincia a tagliare i viveri. Per Padoa-Schioppa era un virtuoso principio per cui dallo stimolo si arrivava ad accelerare il risparmio. Applicato alla legge 133 \u00e8 un dichiarato assassinio. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Verdana;\">E mentre si delinea questo scenario finanziario per le scuole affidate alle cure e alle coliti dei dirigenti scolastici, ci si chiede in che modo possa essere applicato il dl 137, la cui approvazione presso Camera e Senato \u00e8 stata ottenuta, \u00e8 proprio il caso di dirlo, <em>sub conditionem. <\/em>Le \u201ccondizioni\u201d imposte dalle commissioni Cultura del Parlamento hanno imposto, ad esempio, che il tempo pieno nella scuola primaria sia in ogni caso assicurato, che per le elementari le famiglie abbiano la possibilit\u00e0 di scelta tra modelli a 24 ore, a 27 o 30, (quindi il maestro \u201cunico\u201d diventa scelta facoltativa), che gli insegnanti di sostegno siano in numero di 1 ogni 2 disabili, eccetera. Anche in questo caso si pone il problema di quanto queste ragionevoli garanzie siano conciliabili con i tagli previsti dalla finanziaria e che il \u201cpiano programmatico\u201d avrebbe dovuto attuare. Se non si taglia sugli insegnanti e sulle ore d\u2019insegnamento, dove si praticherebbe il risparmio? la risposta \u00e8 sempre nella legge 440. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Verdana;\">Intanto oggi [18 dicembre] il ministro ha trionfalmente annunciato la \u201cprima riforma organica di tutti i cicli (elementari, medie, superiori) dai tempi della riforma Gentile del 1923\u201d. Riforma appunto che partir\u00e0 dal 2010 e che vedr\u00e0 la riorganizzazione (o piuttosto <em>\u201criductio ad unum\u201d<\/em>)<em> <\/em>degli indirizzi di studio, dei curricula, dei piani orari, il passaggio dalle ore di 50 minuti a quelle di 60\u2019, pi\u00f9 inglese e matematica ai licei, riduzione a 32 ore da 40 dell\u2019offerta dei professionali, molti dei quali smembrati negli indirizzi affini degli istituti tecnici, veri e propri \u201cpremi di produttivit\u00e0\u201d (quali i meccanismi di valutazione?) per incentivare il merito degli insegnanti&#8230;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Verdana;\">Sono provvedimenti che costituiscono l\u2019applicazione di quanto stabilito nel \u201cpiano programmatico\u201d per la scuola, ma l\u2019impressione \u00e8 che il \u201cpiano\u201d resti una riforma a met\u00e0. Non soltanto sul piano pedagogico (manca totalmente una organica riflessione sui \u201csaperi\u201d), ma anche nelle intenzioni dello stesso governo e del ministro. La questione delle cattedre \u00e8 infatti essenziale per la definizione dei nuovi quadri orari e finch\u00e9 tale questione non sar\u00e0 chiarita, l\u2019intera applicazione (appunto posticipata di due anni) della sbandierata \u201criforma\u201d dell\u2019istruzione pare ancora molto nebulosa. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Verdana;\">In mezzo a questa linea d\u2019ombra si delineano allora solo le vittime al momento certe della mannaia del risparmio, i soggetti che, nel gran polverone dell\u2019Onda, sono rimasti difesi da nessuno: il personale ATA, il cui taglio del 35% \u00e8 una delle poche certezze della legge 133, e l\u2019autonomia della scuola. Gira e rigira, in questo senso la riforma \u00e8 gi\u00e0 adesso.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(scritto per &#8220;<a href=\"http:\/\/www.argomenti2000.it\">Argomenti 2000<\/a>&#8220;)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rimandati al 2010. Sarebbe questa la fine ingloriosa degli \u201curgenti provvedimenti in materia di istruzione\u201d che tanto hanno fatto scaldare gli animi e le piazze in questo lunghissimo autunno di mobilitazione. 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