{"id":54,"date":"2008-08-25T10:57:07","date_gmt":"2008-08-25T09:57:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.azionecattolica.it\/net\/iopartecipo\/che-ne-pensate-di\/dibattito-tra-le-pagine-del-corriere\/"},"modified":"2008-08-25T11:25:20","modified_gmt":"2008-08-25T10:25:20","slug":"dibattito-tra-le-pagine-del-corriere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/?p=54","title":{"rendered":"Dibattito tra le pagine del Corriere"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">In questi giorni \u00e8 in corso un acceso dibattito tra le pagine di opinione del &#8220;Corriere della Sera&#8221;. Per primo ha cominciato Ernesto Galli Della Loggia con un editoriale sulla crisi dell&#8217;istituzione scolastica, a suo parere confermato proprio dal netto taglio di fondi previsto nella nuova finanziaria. Il 22 agosto hanno risposto alle provocazioni di Galli Della Loggia il ministro dell&#8217;Istruzione Maria Stella Gelmini e il Ministro dell&#8217;Economia Giulio Tremonti. Vi proponiamo qui gli articoli, cominciando da quello della Gelmini. Che ne pensate?<\/p>\n<p align=\"center\"><strong><small>QUARANT&#8217;ANNI DA SMANTELLARE<\/small><\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><small><small>di Maria Stella Gelmini<\/small><\/small><\/p>\n<p align=\"justify\"><small> Caro direttore<\/small><small><img src=\"http:\/\/notizie.alice.it\/generated\/images\/apcom\/213x145\/213x145_20080824_053024_89A196E1.jpg\" style=\"margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right\" align=\"cssRight\" \/><\/small><\/p>\n<p align=\"justify\"><small> Giusto e ingeneroso. Cos\u00ec mi appare l&#8217;editoriale di ieri di Ernesto Galli della Loggia sulla scuola italiana e la sua crisi. Giusto nell&#8217;analisi sulla condizione della scuola di oggi, nel cogliere la sua \u00abperdita di senso\u00bb. Dal 1968 a oggi la scuola \u00e8 diventata quello che non pu\u00f2 e non deve essere: un ammortizzatore sociale, una macchina erogatrice di stipendi \u2014 per giunta inadeguati \u2014 per gli insegnanti. Una tipografia di diplomi \u2014 inutili e inutilizzabili \u2014 per gli studenti. Un mostro burocratico produttore di normative e circolari che si contraddicono l&#8217;una con l&#8217;altra. In quarant&#8217;anni di ideologia \u00abpoliticamente corretta\u00bb, di dominio ideologico della sinistra, la scuola \u00e8 diventato tutto questo e ha perso il senso della sua missione: la formazione culturale e professionale dei giovani e, insieme, la costruzione<\/small><small> del futuro di una nazione.<br \/>\nGalli della Loggia \u00e8 per\u00f2 ingeneroso quando accusa il governo di considerare la scuola niente pi\u00f9 che un inutile costo da tagliare.<br \/>\nDa quando ho assunto la responsabilit\u00e0 di ministro ho avanzato alcune proposte per cambiare uno stato di cose non pi\u00f9 tollerabile. Voglio ricordarne alcune. Voto di condotta, divisa scolastica, insegnamento dell&#8217;educazione civica, ritorno al maestro unico, rilancio degli istituti tecnici e della formazione professionale. <strong>Autorevolezza, autorit\u00e0, gerarchia, insegnamento, studio, fatica, merito.<\/strong> Sono queste le parole chiave della scuola che vogliamo ricostruire, smantellando quella costruzione ideologica fatta di <strong>vuoto pedagogismo<\/strong> che dal <strong>1968 ha <em>infettato come un virus<\/em><\/strong> la scuola italiana. Idee che anche il ministro Tremonti ha esposto in una recente intervista.<br \/>\nTutto questo passa per un&#8217; indispensabile e difficile ristrutturazione della scuola, di cui il governo, e in particolare chi scrive, si sono assunti la responsabilit\u00e0. Ho condiviso finalit\u00e0 e misure della manovra economica del governo per i prossimi tre anni, oggi legge dello Stato; quella manovra prevede di ridurre il numero degli insegnanti e del personale ausiliario di meno del 10% entro il 2011. <em><u>In un Paese che ha oggi il pi\u00f9 elevato numero di addetti della scuola \u2014 ben un milione e 300mila \u2014 in rapporto al numero degli studenti, \u00e8 la prima cosa da fare per riorganizzare la scuola. <\/u><\/em>Non possiamo pensare di cambiare fino a quando ci rassegneremo all&#8217;idea che il 97% delle risorse destinate alla scuola serve a pagare stipendi bassi e appiattiti. Inoltre abbiamo introdotto un principio nuovo e virtuoso: un terzo dei risparmi sar\u00e0 destinato a investimenti per migliorare la scuola, per cominciare a spargere <em>i semi del merito <\/em>e dare un senso alla parola autonomia.<br \/>\nSta in queste considerazioni la nostra visione di una scuola che riconquisti il senso della sua missione, che restituisca al futuro la parola speranza, che rimetta al centro il merito e la responsabilit\u00e0. Nella mia audizione alle commissioni parlamentari ho parlato della necessit\u00e0 di tornare alla \u00abquarta I\u00bb di italiano, intesa come letteratura, storia, tradizione, cultura. Noi vogliamo una scuola che insegni a leggere, scrivere e far di conto. Una scuola in cui si torni a leggere I Promessi Sposi e <em>dove non si dica pi\u00f9 che lo studente dovr\u00e0 \u00abpadroneggiare gli strumenti espressivi ed argomentativi indispensabili per gestire l&#8217;interazione comunicativa verbale in vari contesti\u00bb. <\/em><br \/>\nRingrazio Galli della Loggia per avermi riconosciuto buona volont\u00e0, e nel ringraziarlo gli chiedo di riconoscere a me, a tutto il governo e alla maggioranza una visione, una cultura, un&#8217;idea dell&#8217;Italia e del suo futuro, e, insieme, un progetto per la scuola italiana. Un progetto che, non mi stancher\u00f2 mai di ripeterlo, \u00e8 aperto a tutti i contributi e vorrei vedesse tutti i protagonisti della scuola \u2014 studenti, insegnanti, famiglie \u2014 consapevoli del fatto che \u00e8 impossibile difendere lo status quo e partecipi di un corale impegno, un impegno nazionale, per restituire alla scuola il senso della sua missione.<\/small><\/p>\n<p><small><em><font size=\"1\">&#8220;Corriere della sera&#8221; 22 agosto 2008<\/font><\/em><br \/>\n<\/small><\/p>\n<p align=\"center\"><small>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/small><\/p>\n<p align=\"center\"><small><strong>IL PASSATO E IL BUON SENSO<\/strong><\/small><\/p>\n<p align=\"center\"><small><small>di Giulio Tremonti<\/small><\/small><\/p>\n<p><small><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/calimero.ilcannocchiale.it\/mediamanager\/sys.user\/6597\/tremonti.jpg\" style=\"margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left\" align=\"cssLeft\" height=\"166\" width=\"250\" \/><\/small><small> <\/small><\/p>\n<p align=\"justify\"><small>Caro direttore, ho letto con molto interesse l&#8217;articolo di Ernesto Galli della Loggia sulla scuola.<br \/>\nNell&#8217;articolo l&#8217;autore sostiene \u2014 tra l&#8217;altro \u2014 che sarebbero stati \u00abimpunemente tagliati i fondi destinati alla istruzione\u00bb perch\u00e9 non si sa \u00aba che cosa questa scuola pu\u00f2 davvero servire \u00bb. Non \u00e8 cos\u00ec. Nei primi sei mesi del 2008 il prodotto interno lordo italiano \u00e8 sceso verso lo zero, mentre il deficit pubblico \u00e8 salito verso il 3%. Dato questo, non c&#8217;erano e non ci sono alternative alla scelta di ridurre la spesa pubblica. <em>Tutte le voci di spesa pubblica sono in s\u00e9 meritevoli: la sanit\u00e0, le pensioni, l&#8217;assistenza sociale, i lavori pubblici, la sicurezza, la difesa, l&#8217;istruzione ecc., ma l&#8217;interesse generale non \u00e8 la somma impossibile degli interessi particolari<\/em>. La novit\u00e0 della Finanziaria per il 2009-2011 non sta comunque tanto nel fatto <\/small><small>che le voci di spesa sono ridotte in assoluto, quanto nel fatto che ogni ministro pu\u00f2 fare, all&#8217;interno del suo bilancio, la sua finanziaria, finanziando o definanziando le voci di spesa che considera pi\u00f9 meritevoli. E&#8217; cos\u00ec an<\/small><small>che per la scuola. Per inciso: sulla scuola i cosiddetti tagli sono solo l&#8217;allineamento progressivo agli standard europei. <\/small><br \/>\n<small>Per la verit\u00e0, l&#8217;intervento di Galli della Loggia va oltre la questione dei tagli perch\u00e9 vede nella scuola italiana l&#8217;emblema dell&#8217;incertezza che in negativo caratterizza il tempo presente. E&#8217; cos\u00ec. Ma non \u00e8 cos\u00ec solo in Italia e non \u00e8 irrilevante rispetto a questa incertezza il fatto che <em>tutte le ideologie introdotte dal &#8216;900, tanto quelle fondamentali \u2014 il socialismo, il fascismo, il comunismo \u2014 quanto quelle marginali \u2014 il nullismo del &#8217;68 ed il mercatismo liberista<\/em> \u2014 sono, al principio di questo nuovo secolo, in crisi, tutte rifiutate dai giovani che cercano altri, nuovi, diversi valori. <strong>Pu\u00f2 essere invece il ritorno al passato e all&#8217;800,<\/strong> e molti segni sono in questa direzione, pu\u00f2 essere che dall&#8217;attuale \u00abmarasma\u00bb prenda inizio un nuovo futuro. <\/small><br \/>\n<small><\/small><\/p>\n<p align=\"justify\"><small> Tornando alla scuola vorrei fare due proposte non economiche. La prima \u00e8 sui voti. La seconda \u00e8 sui libri. <\/small><br \/>\n<small>Il &#8217;68 ha portato via i voti sostituendoli con i giudizi. I numeri sono una cosa. I giudizi sono una cosa diversa. I numeri sono una cosa precisa, i giudizi sono spesso confusi. Ci sar\u00e0 del resto una ragione perch\u00e9 tutti i fenomeni significativi sono misurati con i numeri. Un terremoto \u00e8 misurato con i numeri della scala Mercalli o Richter. Il moto marino \u00e8 misurato in base alla scala numerica della \u00abforza\u00bb, la pendenza di una parete di montagna in base ai \u00abgradi\u00bb, la temperatura del corpo umano ancora in base ai \u00abgradi\u00bb. La mente umana \u00e8 semplice e risponde a stimoli semplici. I numeri sono insieme precisi e semplici. Il messaggio che trasmettono \u00e8 un messaggio diretto. Se gli stessi fenomeni \u2014 terremoto, moto marino, pendenza, temperatura corporea \u2014 fossero espressi non con numeri ma attraverso frasi complesse con finalit\u00e0 descrittive, il messaggio resterebbe impreciso. E&#8217; esattamente quello che accade nei due segmenti di base e perci\u00f2 fondamentali della nostra scuola, quello elementare e quello medio. Qui non ci sono pi\u00f9 i numeri perch\u00e9 al loro posto sono stati inventati i giudizi. Tra numeri e giudizi c&#8217;\u00e8 una differenza profonda. <strong>Ogni valutazione deve mettere capo a una classifica. <\/strong><em> <\/em>Questa \u00e8 la logica della valutazione. Se non c&#8217;\u00e8 una classifica, non c&#8217;\u00e8 neanche una reale valutazione. Nella scuola inglese, ad esempio, gli studenti sono addirittura classificati in un ordine rigido. <strong>In ogni classe esiste un primo classificato, un secondo classificato e cos\u00ec via. <\/strong>Mi sembra francamente un&#8217;esagerazione. Ma non mi sembra affatto un&#8217;esagerazione tornare a dare i voti come una volta: 10, 9, 8, e cosi via, perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 semplice; <strong>dare un giudizio senza una classifica significa non dare affatto un giudizio reale. <\/strong>Il voto non esprime un arbitrio ma al contrario obbliga l&#8217;insegnante e l&#8217;alunno ad assumersi precise responsabilit\u00e0, a produrre una sintesi dei diversi materiali che stanno alla base di una valutazione di un allievo. Dove non c&#8217;\u00e8 un voto, non viene fornita una reale informazione sul reale andamento scolastico dello studente, n\u00e9 a quest&#8217;ultimo n\u00e9 alla sua famiglia. <\/small><br \/>\n<small><\/small><\/p>\n<p align=\"justify\"><small>La logica del g<u><em>iudizio senza vincoli numerici \u00e8 troppo spesso una logica dell&#8217;irresponsabilit\u00e0, dell&#8217;ambiguit\u00e0, del detto- non detto, dell&#8217;interpretazione casuale.<\/em><\/u> I numeri possono, tra l&#8217;altro, riflettere una \u00abmedia\u00bb. Invece con gli aggettivi e gli avverbi di cui sono riempiti i cosiddetti giudizi si fa solo confusione. <u><strong>In sintesi c&#8217;\u00e8 un numero da togliere e ci sono dei numeri da introdurre. Il numero da togliere \u00e8 il numero 1968, sintetizzato in 68. I numeri da mettere: 10, 9, 8, 7, 6 etc. <\/strong><\/u>L&#8217;idea che mi pare giusta \u00e8 quella di mettere al posto dei \u00abnuovi\u00bb giudizi i \u00abvecchi \u00bb numeri. Il giudizio pu\u00f2 accompagnare il voto, renderlo chiaro, esplicitarlo, in una parola motivarlo. Ma non pu\u00f2 sostituirlo. Nella loro strutturale imprecisione i giudizi da soli sono normalmente causa di confusione. <\/small><br \/>\n<small>Per come sono strutturati e \u00abbizantinati \u00bb, basati su formule che tendono ad essere ip<em>ocrite, psicopedagogiche, tautologiche, caramellose,<\/em> offensivo-giudiziarie o presunte tali, i giudizi sembrano fatti apposta per mandare fuori di testa i genitori o per stendere i ragazzi sul lettino dello psicanalista o per portarli tutti insieme da un avvocato che ti predispone il ricorso \u2014 quasi sempre vincente \u2014 davanti al Tar. Tutto questo mina gravemente un fondamento tradizionale della nostra societ\u00e0, che \u00e8 quello del rapporto necessario di autorit\u00e0 e insieme di fiducia che ci deve essere tra l&#8217;allievo, la famiglia e l&#8217;insegnante. Si figuri poi quando gli insegnanti sono tre o quattro per ogni classe. <\/small><\/p>\n<p align=\"justify\"><small>E poi dopo i voti i libri. Nella scuola italiana da troppo tempo (e non era cos\u00ec prima: \u00e8 un effetto negativo della \u00abmodernit\u00e0\u00bb) i libri di testo cambiano con una frequenza forsennata e parossistica. Cambiano per scelta del docente, ma cambiano soprattutto perch\u00e9 gli editori stampano quasi ogni anno una nuova edizione di ciascun testo, in modo che quelli dell&#8217;anno precedente diventano automaticamente vecchi \u2014 fa pi\u00f9 fino dire obsoleti \u2014 e con ci\u00f2 sostanzialmente inutilizzabili. Su questa pratica si possono dire due cose essenziali: \u00e8 ingiustificata; \u00e8 contraria agli interessi delle famiglie. <\/small><br \/>\n<small>Ingiustificata perch\u00e9 non vi \u00e8 alcuna reale esigenza didattica per il cambio annuale dei libri di testo. Le scuole non sono dottorati di ricerca dove si \u00e8 sempre sulla frontiera del cambiamento.<br \/>\n<\/small><br \/>\n<small>A livello di scuola elementare, media e superiore la matematica \u00e8 quella di sempre. Quella dell&#8217;Ottocento e del Novecento. Sappiamo bene che la frontiera della scienza non \u00e8 ferma, che avanza continuamente. E tuttavia sappiamo che la base necessaria e sufficiente per l&#8217;apprendimento scolastico non muta e non avanza necessariamente da un anno con l&#8217;altro. La stragrande maggioranza dei contenuti di insegnamento della matematica, della storia, della letteratura, resta stabile durante lunghi periodi di tempo. Sicuramente non cambia per periodi di cinque anni. Laddove vi sono reali cambiamenti si pu\u00f2 prevedere che a manuali \u00abconsolidati\u00bb per cinque anni vengano aggiunte delle piccole appendici che riportino i fatti nuovi che siano davvero rilevanti o le nuove scoperte scientifiche. Solo questo tipo di manuali dovrebbe essere adottato. Certo, ci sono anche le novit\u00e0 nel metodo di insegnamento. Non pare che abbiano funzionato granch\u00e9 bene se emerge per esempio che il 60% degli alunni italiani dovrebbe essere bocciato in matematica. Se la realt\u00e0 \u00e8 questa vuol dire che a essere bocciati non dovrebbero essere solo gli allievi ma anche i loro professori o pi\u00f9 in generale la scuola nel suo insieme, metodi di insegnamento \u00abavanzati\u00bb compresi. A fare gli esami non dovrebbero essere solo gli alunni ma anche la scuola nel suo insieme. Il cambio annuale dei libri di testo \u00e8 poi contrario all&#8217;interesse delle famiglie. Impedisce di passare i libri dai figli pi\u00f9 grandi ai pi\u00f9 piccoli, come era una volta. O di comprare i libri sul mercato dell&#8217;usato. Dopo essere stati utilizzati un anno solo, i testi diventano inutili. <\/small><br \/>\n<small><\/small><\/p>\n<p align=\"justify\"><small>Tra l&#8217;altro questa pratica disabitua gli studenti a trattare i libri con cura, a considerarli oggetti di valore e dunque degni di attenzione. I libri non possono essere un prodotto usa e getta. Nel 2004 sul Corriere ho scritto un articolo sull&#8217;\u00abE-book\u00bb. L&#8217; obiezione che mi fu fatta era sulla sacralit\u00e0 del libro. Era un&#8217; obiezione fondata. <\/small><br \/>\n<small><\/small><\/p>\n<p align=\"justify\"><small>A me sembra che quello della scuola italiana si presenti come un mondo fatto al contrario. Un mondo in cui non \u00e8 la scuola a servire le famiglie, ma il \u00abkombinata buro-scolastico\u00bb a servirsi di loro salassandole per sopravvivere esso stesso. Una volta c&#8217;era un maestro per tre classi. Adesso ci sono tre maestri per una classe. Era meglio prima o \u00e8 meglio adesso? \u00c8 un kombinata che si nutre con le tasse e che lavora contro la famiglia: pi\u00f9 figli hai, pi\u00f9 sei costretto a pagare la tassa odiosa e impropria dei libri \u00abnuovi \u00bb che ti costano ogni anno centinaia di euro. Forse anche questa, a favore dei \u00abvecchi\u00bb voti e contro i \u00abnuovi\u00bb libri \u00e8 una frontiera di quel cambiamento che la gente chiede. Un cambiamento che non \u00e8 un salto nel vuoto, come nel &#8217;68, ma un ritorno al passato. Al buon senso e alla logica, ai valori e alle tradizioni di un passato che deve e pu\u00f2 tornare.<\/small><\/p>\n<p><small><em><font size=\"1\">&#8220;Corriere della Sera&#8221; 22 agosto 2008<\/font><\/em><br \/>\n<\/small><\/p>\n<p align=\"center\"> &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>UNA SCUOLA PER L&#8217;ITALIA. Crisi di una istituzione<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><small><small>di Ernesto Galli Della Loggia<br \/>\n<\/small><\/small><\/p>\n<p align=\"justify\"><small>Tra neppure un mese la macchina della scuola italiana ricomincer\u00e0 a macinare lezioni ed esami. Una gigantesca macchina<img src=\"http:\/\/images.google.it\/url?q=http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/thumb\/f\/fa\/EGdL_Gorizia2007.jpg\/180px-EGdL_Gorizia2007.jpg&amp;usg=AFQjCNHkfPzK45NfiDja2q5tdDZLq5vWMw\" style=\"margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right\" align=\"cssRight\" \/> fatta di circa un milione di dipendenti, di migliaia di edifici frequentati da milioni di studenti, pronta anche quest&#8217;anno ad allestire milioni di iniziative le pi\u00f9 varie, a sfornare tra circolari, lettere, verbali e registri, il solito astronomico numero di tonnellate di carta. <\/small><small>Una macchina gigantesca, appunto. Ma senz&#8217;anima: che non sa perch\u00e9 esiste n\u00e9 a che cosa serva, e che proprio perci\u00f2 si dibatte da decenni in una crisi senza fine. <em>Crisi la cui gravit\u00e0 non \u00e8 testimoniata tanto dai pessimi risultati ottenuti dagli studenti della nostra scuola nei confronti internazionali, ma da qualcosa di pi\u00f9 profondo e di pi\u00f9 vero. Dal fatto che essa si sente un&#8217;istituzione inutile e in realt\u00e0 lo \u00e8: apparendo tale, e dunque votata ineluttabilmente al fallimento, innanzi tutto alla coscienza dei suoi insegnanti, dei migliori soprattutto<\/em>. La scuola italiana non riesce pi\u00f9 a conferire alcuna autorevolezza a nessun fatto, pensiero, personaggio o luogo di cui si parli nelle sue aule. Non riesce pi\u00f9 a creare o ad alimentare in chi la frequenta alcun amore o alcun rispetto, alcuna gerarchia culturale. E perci\u00f2 non serve a legittimare culturalmente \u2014 e cio\u00e8 ideologicamente o storicamente \u2014 pi\u00f9 nulla: non il Paese o il suo passato, la sua tradizione, e tanto meno lo Stato, la Costituzione, il sistema politico: nulla. Si possono tranquillamente frequentare le sue aule e non essere mai sfiorati dal sospetto che l&#8217;azione del conte di Cavour, o il Dialogo sopra i massimi sistemi, o una terzina del Paradiso rappresentano vertici d&#8217;intelligenza, di verit\u00e0 e di vita, posti davanti a noi come termini di confronto ideali, ma anche concretissimi, destinati ad accompagnarci in qualche modo per tutta l&#8217;esistenza. <\/small><\/p>\n<p align=\"justify\"><small>Il sintomo politico pi\u00f9 evidente della crisi in cui versa la scuola \u00e8 il sostanziale <strong>disinteresse<\/strong>, venato di disprezzo, di cui, al di l\u00e0 di tutte le chiacchiere di maniera, essa \u00e8 ormai circondata dall&#8217;intera classe dirigente, a cominciare per l&#8217;appunto dalla classe politica. <strong>Se il responsabile del Tesoro pu\u00f2 impunemente tagliare i fondi destinati all&#8217;istruzione, <\/strong>infischiandosene di ogni possibilit\u00e0 di commisurare i risparmi alle esigenze di qualcuna delle ipotesi di cambiamento proposte dal volenteroso ministro Gelmini, <strong>ci\u00f2 accade precisamente perch\u00e9 in realt\u00e0 Tremonti, come tantissimi altri suoi colleghi, non sa a che cosa questa scuola possa davvero servire, e in essa non riesce a vedere altro che una macchina erogatrice e sperperatrice di risorse. <\/strong>Come di fatto, peraltro, essa rischia ormai di essere. <\/small><\/p>\n<p align=\"justify\"><small>La verit\u00e0 \u00e8 che la scuola pubblica che l&#8217;Europa conosce da due secoli <em>non \u00e8 solo un sistema per impartire nozioni.<\/em> Nessuna scuola autentica del resto lo \u00e8 mai stata: deve impartire nozioni, come \u00e8 ovvio, ma pu\u00f2 riuscirvi solo se insieme \u2014 aggiungerei preliminarmente \u2014 \u00e8 anche qualcos&#8217;altro, e cio\u00e8 se al suo centro vi \u00e8 un&#8217;idea, una visione generale del mondo. La scuola pubblica europea \u00e8 nata intorno al compito di testimoniare un&#8217;idea del proprio Paese, i caratteri e le vicende della collettivit\u00e0 che lo abita, sentendosi chiamata a custodire l&#8217;immagine di s\u00e9 e gli scopi di una tale collettivit\u00e0. <\/small><br \/>\n<small><\/small><\/p>\n<p align=\"justify\"><small>Non pu\u00f2 esistere una scuola pubblica mondial-onusiana, una scuola italiana che parli in inglese o esperanto. Un sistema d&#8217;istruzione pubblico appartiene sempre a un contesto culturale nazionale. Questo \u00e8 il punto, dunque qui sta il cuore del problema: alla fine, nella sua sostanza pi\u00f9 vera, <em>la crisi della scuola italiana non \u00e8 altro che la crisi dell&#8217;idea d&#8217;Italia<\/em>. E&#8217; lo specchio della profonda incertezza di coloro che a vario titolo la guidano o le danno voce &#8211; i governanti, gli apparati dello Stato, gli imprenditori, gli intellettuali, l&#8217;opinione pubblica &#8211; circa il senso e il rilievo del suo passato, circa i suoi veri bisogni attuali e quello che dovrebbe essere il suo domani. <\/small><\/p>\n<p align=\"justify\"><small>Il profondo marasma della nostra scuola, il grande spazio preso in essa dal burocratismo, dalle riunioni, dalle questioni di metodo, dalle futilit\u00e0 docimologiche, a scapito dei contenuti, \u00e8 lo specchio di un Paese che non riesce pi\u00f9 a pensarsi come nazione da quando la sua storia ha attraversato negli anni &#8217;60-&#8217;80 la grande tempesta della modernizzazione. E&#8217; da allora che l&#8217;idea del nostro passato si sta dileguando insieme alla consapevolezza dei suoi grandi tratti distintivi. E non a caso \u00e8 da allora che \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 difficile anche organizzare il presente e immaginare il futuro. <strong>Da qui, per esempio, ha tratto origine la crisi che ha colpito a suo tempo le tradizionali culture politiche della democrazia repubblicana, e sempre qui sta oggi la difficolt\u00e0 di vederne sorgere di nuove<\/strong>. Da qui, anche, la generale sensazione d&#8217;immobilismo che abbiamo da anni, quasi che dopo il trauma della modernizzazione non sapessimo pi\u00f9 ritrovarci, non riuscissimo pi\u00f9 a riprendere il bandolo della nostra storia e dunque non riuscissimo pi\u00f9 a muoverci. Negli anni &#8217;90 la cesura che era andata producendosi nei tre decenni precedenti \u00e8 venuta finalmente alla luce: ha definitivamente preso forma un&#8217;Italia nuova, ma q<strong><em>uesta Italia nuova non riesce pi\u00f9 a pensare se stessa, non riesce pi\u00f9 a pensarsi come un intero, come nazione, a progettare il suo futuro, perch\u00e9 non riesce pi\u00f9 a incontrare il suo passato.<\/em><\/strong> <\/small><br \/>\n<small><\/small><\/p>\n<p align=\"justify\"><small><em>Riappropriarsi di questo passato e della propria tradizione per ritrovarsi: questo \u00e8 il compito urgente che sta davanti al Paese che sa e che pensa. Ed \u00e8 alla luce di questo compito che esso deve ripensare anche l&#8217;intera istituzione scolastica, la quale solo cos\u00ec potr\u00e0 riavere un senso e una funzione, e sperare di tornare alla vita.<\/em> <\/small><br \/>\n<small>Ridare profondit\u00e0 storico-nazionale alla scuola, ma naturalmente in vista delle esigenze che si pongono all&#8217;Italia nuova di oggi e tenendo conto dell&#8217;ambito e dei contenuti propri degli studi. E cio\u00e8, non volendo sottrarmi all&#8217;onere di qualche indicazione, mirare innanzi tutto a ricostituire culturalmente (e per ci\u00f2 che riguarda l&#8217;istituzione anche organizzativamente) il rapporto centro- periferia e Nord-Sud, riaffermando il carattere multiforme ma unico e specifico dell&#8217;esperienza italiana; in secondo luogo porre al centro, ed esplorare, il nostro tormentato rapporto con la modernit\u00e0 e i suoi linguaggi, mettendone a fuoco debolezze e punti di forza e cercando anche in questa maniera di costruirci un modo nostro di stare nei tempi nuovi, di averne l&#8217;appropriata consapevolezza senza snaturamenti e scimmiottamenti; e infine ribadire la funzione della scuola nella costruzione della personalit\u00e0 individuale, principalmente attraverso l&#8217;apprendimento dei saperi, delle nozioni, e la disciplina che esso comporta. Tutto ci\u00f2 facendo piazza pulita delle troppe materie e degli orari troppo lunghi che affliggono la nostra scuola, e ricentrando con forza i nostri ordinamenti scolastici intorno a due capisaldi: da un lato la lingua italiana e la storia della sua letteratura, cio\u00e8 intorno alla voce del nostro passato, e dall&#8217;altro le matematiche, cio\u00e8 il linguaggio generale del presente e del futuro universali. <\/small><br \/>\n<small><\/small><\/p>\n<p align=\"justify\"><small>A questo punto ci si pu\u00f2 solo chiedere: esiste un governo, esistono dei ministri in Italia? Personalmente mi ostino a pensare di s\u00ec. E a credere che ogni tanto gli capiti perfino di ascoltare i gridi di dolore, come questo, che si levano dai giornali.<\/small><\/p>\n<p><small><em>&#8220;Corriere della Sera&#8221; 21 agosto 2008<\/em><\/small><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi giorni \u00e8 in corso un acceso dibattito tra le pagine di opinione del &#8220;Corriere della Sera&#8221;. Per primo ha cominciato Ernesto Galli Della Loggia con un editoriale sulla crisi dell&#8217;istituzione scolastica, a suo parere confermato proprio dal netto taglio di fondi previsto nella nuova finanziaria. 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