{"id":898,"date":"2009-12-01T15:24:41","date_gmt":"2009-12-01T14:24:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.azionecattolica.it\/net\/iopartecipo\/?p=898"},"modified":"2009-12-01T17:52:06","modified_gmt":"2009-12-01T16:52:06","slug":"cosa-ne-facciamo-della-scuola-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/?p=898","title":{"rendered":"Cosa ne facciamo della scuola italiana?"},"content":{"rendered":"<pre>intervista apparsa su<\/pre>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.azionecattolicamilano.it\/images\/stories\/top_in_dialogo_unitario.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"158\" \/><\/p>\n<h2 class=\"contentheading\" style=\"text-align: center;\"><a class=\"contentpagetitle\" href=\"http:\/\/www.azionecattolicamilano.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=456:cosa-ne-facciamo-della-scuola-italiana&amp;catid=5:in-dialogo-unitario&amp;Itemid=45\"> Cosa ne facciamo della scuola italiana?<\/a><\/h2>\n<p class=\"buttonheading\">\n<div class=\"single_content\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.azionecattolicamilano.it\/images\/stories\/idu_foto%20richiamo2.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"181\" height=\"143\" align=\"right\" \/>La scuola resta una delle priorit\u00e0 irrinunciabili per la vita e per il futuro del nostro Paese, ma troppo spesso il dibattito politico dimentica il vero cuore del problema, cio\u00e8 la questione educativa e riduce ogni tentativo di riforma del sistema dell\u2019istruzione a una mera questione economica e ai tagli di spesa. Alcune riflessioni sulla direzione da prendere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ALLE PAGINE 6-7<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aria di novit\u00e0 per la scuola superiore italiana. Dopo gli interventi sulla scuola primaria e secondaria di primo grado, con l\u2019arrivo dell\u2019autunno sono alle porte anche interventi sull\u2019assetto della scuola superiore di secondo grado. Per chiarire i termini esatti delle proposte, ci siamo rivolti a Saretta Marotta, segretaria nazionale del Movimento studenti di Azione Cattolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che clima si respira nelle scuole superiori alla ripresa dell\u2019anno scolastico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ristrutturazione. Come quando sei a casa tua, ma in un alloggio in affitto, e il padrone di casa decide di dare una &#8220;rinfrescata&#8221;. A te tocca subire cocci, polvere e lo stato perenne di lavori in corso, mentre cerchi di condurre l\u2019ordinariet\u00e0 della tua vita quotidiana. Gi\u00e0, perch\u00e9 ci troviamo nel bel mezzo di questi lavori. Da una parte gli ormai lontani annunci di riforma dell\u2019estate 2008. Dall\u2019altra, \u00e8 ancora lontano l\u2019assetto definitivo che la nostra scuola italiana dovrebbe assumere entro il triennio di &#8220;razionalizzazione finanziaria&#8221;, che termina con il 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In concreto, cosa \u00e8 cambiato?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 la nuova valutazione, con la risoluzione delle questioni sull\u2019ammissione agli esami di Stato (in caso di insufficienze, i docenti voteranno a maggioranza). E c\u2019\u00e8 anche l\u2019aumento di alunni per classe, nonch\u00e9 il taglio dei docenti, obbligati tra l\u2019altro a cattedre &#8220;complete&#8221; di 18 ore, inducendo cos\u00ec gli istituti a complicazioni dell\u2019orario. Molti decreti non sono invece ancora operativi. Molti studenti, tra l\u2019altro, sanno gi\u00e0 che l\u2019istituto che stanno frequentando cambier\u00e0 faccia e persino nome l\u2019anno prossimo. Ci saranno infatti sei licei (artistico, classico, scientifico, musicale e coreutico, delle scienze umane, linguistico), due indirizzi di istituti tecnici (economico e tecnologico) e due per gli istituti professionali (area dei servizi e indirizzo industriale). E gli studenti che faranno? Si adegueranno o continueranno col vecchio curricolo e i vecchi piani orari? Il ministero si \u00e8 affrettato ad assicurare che &#8220;in qualche modo si far\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Insomma, ci aspettano nuovi correttivi&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualcosa di simile \u00e8 successo a proposito del &#8220;maestro unico&#8221;: davanti alle proteste e alle diffidenze generalizzate, si \u00e8 deciso di lasciare ai genitori la scelta tra tre diversi &#8220;carnet&#8221; di orario per i propri figli, con diverse combinazioni tra &#8220;maestri prevalenti&#8221; e altri docenti. Tutte queste eccezioni, per\u00f2, vanno nella direzione opposta a quella della tanto invocata razionalizzazione, che sembra essere la finalit\u00e0 complessiva della riforma. La scuola italiana ha certamente bisogno di usare meglio le risorse, ma non si \u00e8 per\u00f2 riflettuto abbastanza sulle conseguenze pedagogiche di tanti provvedimenti. Sono state approntate commissioni ministeriali di esperti, ma esse sono state costrette a lavorare tra fretta e incertezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quali sono le conseguenze per chi vive nella scuola ogni giorno?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 da chiedersi innanzitutto se questa riforma &#8220;durer\u00e0&#8221; o se sar\u00e0 presto demolita dalla prossima maggioranza di governo. Questo genera incertezza, soprattutto negli insegnanti (molti dei quali sono andati in prepensionamento). Non \u00e8 possibile sentir propria una scuola cos\u00ec, sentirla come casa. A lungo andare cresce la disaffezione. Lo vediamo soprattutto per il mestiere di insegnante, talmente svalutato da essere considerato di &#8220;ripiego&#8221;. \u00c8 ormai raro trovare dei veri &#8220;appassionati&#8221;: molti, tra sbarramento di graduatorie e complicate procedure di arruolamento, rinunciano per necessit\u00e0. Fenomeni come il bullismo o lo scarso rendimento scolastico, poi, dicono la disillusione dei giovani, che non vedono pi\u00f9 nella scuola un punto di riferimento formativo, ma solo una macchina che produce voti e promozioni, in cui devi correre verso la conquista del diploma come fosse una patente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quale riforma serve davvero alla scuola italiana?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Deve essere una riforma &#8220;organica&#8221;, ben pensata trasversalmente da maggioranza e opposizione (proprio per durare). Pu\u00f2 guardare alle necessit\u00e0 di razionalizzazione, ma deve mettere al centro l\u2019educazione dei suoi studenti, non quantificabile col parametro del &#8220;successo formativo&#8221; o del voto in decimali. Finch\u00e9 la scuola italiana non intraprender\u00e0 un ripensamento globale della sua missione formativa, procederemo sempre a tentoni. A questo proposito i nostri vescovi hanno proprio colto nel segno indicendo un decennio avente per tema l\u2019educazione: un vero segnale, per tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019Azione Cattolica cos\u2019ha da dire al riguardo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno dell\u2019associazione, il Movimento studenti di Ac \u00e8 stato interpellato da parte di Parlamento e ministero a pronunciarsi sulle riforme in atto. E lo fa molto criticamente, in senso costruttivo. Ma la nostra prospettiva non pu\u00f2 bastare. A scuola non ci sono solo gli studenti: vi gravitano docenti, ma soprattutto (e tante volte li sottovalutiamo) i genitori e le famiglie. La nostra associazione ci regala l\u2019occasione di mettere insieme queste forze. In questo senso, dividersi fa male. Non pu\u00f2 esserci una &#8220;manifestazione degli studenti&#8221; o uno &#8220;sciopero dei docenti&#8221; senza che le altre parti in siano partecipi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Manifestare insieme, e poi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le manifestazioni sono il luogo dell\u2019urlo, non del dialogo. Hanno un valore simbolico, ma la prassi costruttiva comincia su altri tavoli, su altri terreni di confronto. Bisogna alzare la voce per farsi sentire, ma poi avere propositivit\u00e0 da raccontare. Nel concreto delle nostre scuole, significa che studenti, docenti e genitori devono mettersi insieme, acquistare insieme consapevolezza dei cambiamenti in atto e collaborare perch\u00e9 le cose siano meno difficili e venga garantita la qualit\u00e0 dell\u2019offerta formativa. \u00c8 questo il senso vero della &#8220;comunit\u00e0 educante&#8221; che troviamo a scuola. Da questa storia nessuno si senta escluso.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>a cura di Giacomo Cossa<\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>intervista apparsa su Cosa ne facciamo della scuola italiana? 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