{"id":984,"date":"2010-01-29T01:54:12","date_gmt":"2010-01-29T00:54:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.azionecattolica.it\/net\/iopartecipo\/?p=984"},"modified":"2010-01-27T23:38:12","modified_gmt":"2010-01-27T22:38:12","slug":"limportante-e-partecipare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/?p=984","title":{"rendered":"L&#8217;importante \u00e8 partecipare"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><!-- \t \t --><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Pubblicato sulla rivista &#8220;Enrico Medi&#8221; <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">_________________________________________________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/www.gratis360.it\/immagini\/Studenti.jpg\" alt=\"\" width=\"365\" height=\"365\" \/><\/p>\n<address style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: right;\"><span style=\"color: #000000;\">di Saretta Marotta <\/span><span style=\"color: #000000;\"><em>-Segretaria nazionale MSAC<\/em><\/span><\/address>\n<address style=\"text-align: right;\">e Andrea Iurato &#8211;<em> Segretario nazionale FUCI<\/em><\/address>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: center;\"><!-- \t \t --><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A pensare agli ingredienti della formazione di un giovane viene in mente la fila di ampolline sulla mensola di Gargamella: letture, incontri, la scelta del gruppo da frequentare, la formazione religiosa, tutto in boccettine ciascuna con la propria etichetta sopra, da dosare con cura onde evitare che qualche sapore prevalga sugli altri, pena l&#8217;avere il giovane topo da biblioteca, o quello iper-relazionale, quello da sagrestia e quello secchione. La formazione dei giovani in realt\u00e0 &#8220;campa&#8221; invece prevalentemente di luoghi. Sono i luoghi fisici, concreti, quelli che informano di s\u00e9 la vita di ciascuno. Quei luoghi cos\u00ec radicalmente integrati nella nostra vita che, pur essendo sempre sotto il nostro naso, raramente ci accorgiamo di quanto ci trasformino. La nostra casa, ovvero la nostra famiglia, il lavoro che svolgiamo, l&#8217;attivit\u00e0 che non solo occupa gran parte della nostra giornata e di tutti i nostri pensieri, ma costituisce praticamente la nostra identit\u00e0. Essere studenti allora, dall&#8217;adolescenza al quarto di secolo, non significa semplicemente passare il tempo sui libri, ma abitare un luogo, una condizione. \u00c8 una questione di identit\u00e0, di vocazione, di consapevolezza del compito assegnato alla nostra vita per quel frammento di tempo, per quegli anni. \u00c8 la scommessa che l&#8217;Azione Cattolica sogna per tutti i propri studenti, armandoli di una consapevolezza che li spinga a guardare il loro tempo e il loro &#8220;luogo&#8221; con occhi sapienziali, che sappiano discernere <em>la differenza cristiana <\/em>da portare tra i banchi di scuola. La sfida \u00e8 lanciata gi\u00e0 agli studenti delle scuole superiori, perch\u00e9 a 15, 16, 17 anni si pu\u00f2 essere capaci di responsabilit\u00e0 e partecipazione. Responsabilit\u00e0 per i mille volti che a scuola incontriamo: i banchi sono laboratorio di relazione, tra compagni, coi professori, sono il ring su cui ci giochiamo i primi amori e pure gli scontri pi\u00f9 duri; sono anche l&#8217;occasione per lasciare sul campo i compagni dei banchi dietro, quelli che abbiamo fatto &#8220;fuori&#8221; dalla nostra vita con i fendenti dell&#8217;indifferenza, del disinteresse, del &#8220;non \u00e8 compito mio&#8221;, rimettendoci in bocca le parole di Caino &#8220;sono forse io custode di mio fratello?&#8221;. La &#8220;convivenza civile&#8221; di cui tanto ci parlano i programmi di educazione civica \u00e8 allora incarnata in qualcosa di molto concreto, inesorabilmente tangibile e che interpella tutti. Come tutti ci coinvolge quella domanda di partecipazione di cui tante volte proprio sui banchi troviamo le tracce, magari graffiate sulla superficie con <em>uniposca<\/em> colorati a lasciare impronte di nomi, date, &#8220;segni&#8221; del nostro passaggio, <!--more-->che \u00e8 poi la stessa voglia partecipativa che magari non trova risposta nei normali canali della rudimentale democrazia scolastica con cui da quindicenni ci confrontiamo: le elezioni dei rappresentanti, le assemblee, i consigli, ma anche tutta quella babele di leggi e riforme che ci consentirebbero pure di far nostre le mura dell&#8217;istituto, magari proponendo una iniziativa al pomeriggio, ma di cui non ci arriva notizia n\u00e9 informazione. E allora <em>importante \u00e8 partecipare<\/em>, non solo come palestra di cittadinanza, ma come esercizio di responsabilit\u00e0, abitudine a lasciare &#8220;un segno&#8221; nei luoghi e nelle persone che incontriamo, e a riceverlo da quei luoghi e da quelle persone a nostra volta, possibilmente non tatuato sulle braccia o sugli schienali delle seggiole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi per molti arriva l&#8217;Universit\u00e0! Ed \u00e8 tutto un altro studio, tutta un&#8217;altra vita. Niente pi\u00f9 classe, niente compiti, interrogazioni, assenze da giustificare! Anche se spesso non si parte anche per un&#8217;altra citt\u00e0 dove andare a vivere da soli, respiriamo comunque a pieni polmoni aria di libert\u00e0. Basta poco e una mattina,  mentre corriamo a prendere il bus che ci porta in aula, insieme alla borsa piena di libri scopriamo che abbiamo in mano la nostra vita. Siamo studenti universitari. Ora decidiamo noi quando andare a lezione, quando dare gli esami, se alzarci o meno una mattina che siamo stanchi, se seguire le lezioni di un prof che ci sta antipatico. Che senso ha parlare adesso di partecipazione? Adesso la partecipazione \u00e8 garantita, siamo noi i protagonisti! Protagonisti effimeri di un percorso di studi da progettare con la calcolatrice in mano e il calendario sempre davanti agli occhi, fra somme di crediti, medie e appelli d&#8217;esame. Protagonisti alle lezioni dove siamo liberi di assentarci, ma a rischio di essere trattati peggio all&#8217;esame, nelle segreterie dove attendiamo per ore il nostro turno per chiudere le procedure di iscrizione e nel frattempo appuntiamo su un foglio la lista della spesa, oppressi dal pensiero, tra l&#8217;altro, che prima o poi la nostra camera la dovremo pur pulire! Ci scopriamo d&#8217;un tratto utenti passivi, consumatori di libri, inseguitori di crediti, caffeinomani incalliti. Possiamo a questo punto scegliere di tapparci il naso e buttarci nella mischia a spintoni inseguendo l&#8217;ultimo esame e l&#8217;agognato premio a punti, sognando intanto la prossima tappa, perch\u00e9 in questa non abbiamo ancora trovato la nostra libert\u00e0. Il nostro studio sar\u00e0 allora solo una corsa a ostacoli verso la laurea, i nostri compagni saranno solo nemici da superare. Oppure l&#8217;alternativa \u00e8 provare a riscoprire in tutto questo tran tran la nostra vita: nel treno al luned\u00ec mattina, nell&#8217;esame da prenotare, nel caff\u00e8 la notte sui libri, nella piena e indescrivibile soddisfazione di un altro rigo del libretto che si riempie. Scopriamo cos\u00ec che, se ad esempio studiamo giurisprudenza, i colleghi di medicina ci guarderanno come alieni quando gli parliamo della responsabilit\u00e0 per colpa medica, mentre il nostro coinquilino aspirante ingegnere ha progettato un piano di ripartizione scientifico dei ripiani del frigorifero. Lo studio ci sta cambiando, ci trasforma e ci plasma senza che noi possiamo accorgercene. Capiamo che le giornate sui libri, le ore in aula, gli esami superati e non superati non scivolano via su di noi senza lasciare traccia. In fondo la nostra vita \u00e8 l\u00ec dove trascorre il nostro tempo. Non \u00e8 un futuro con la laurea in mano, \u00e8 un <em>presente<\/em> da studente. Se la nostra vita \u00e8 illuminata dalla fede, lo sar\u00e0 anche il nostro studio, perch\u00e9 \u00e8 in fondo la nostra vocazione, la chiamata a cui ogni mattina, fra uno sbadiglio e un sorriso, una sconfitta e una vittoria, diciamo di s\u00ec! E&#8217; possibile per noi essere studenti cristiani che si lasciano guidare nelle fatiche dello studio dalla propria fede e lasciano che essa illumini e chiarisca il senso di questo sforzo. Allora se lo studio \u00e8 la nostra vita, l&#8217;universit\u00e0 o la scuola sono un po&#8217; &#8220;la nostra casa&#8221;. Prenderci cura della nostra casa \u00e8 il primo diritto e condividerne la cura con i compagni di studio \u00e8 il nostro primo dovere di cui ci verr\u00e0 chiesto il conto. La collaborazione, la solidariet\u00e0, il cammino comune e non la gara competitiva saranno le sfide del nostro essere studenti cristiani. Per far questo occorre mettersi in gioco! Facciamo un bel respiro e tuffiamoci tra i chiostri e le aule, portiamo qui tra i nostri compagni i sogni che vogliamo costruire, la speranza che vogliamo coltivare, la fede che vogliamo annunciare. Da studenti siamo oggi chiamati alla santit\u00e0 e ce la giochiamo proprio qui, tra le mura delle nostre universit\u00e0 e delle nostre scuole. I beati Piergiorgio Frassati e Alberto Marvelli, studenti santi, ce lo insegnano. Coltiviamo una santit\u00e0 studentesca! Yeah, we can!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato sulla rivista &#8220;Enrico Medi&#8221; _________________________________________________________________________________ di Saretta Marotta -Segretaria nazionale MSAC e Andrea Iurato &#8211; Segretario nazionale FUCI A pensare agli ingredienti della formazione di un giovane viene in mente la fila di ampolline sulla mensola di Gargamella: letture, incontri, la scelta del gruppo da frequentare, la formazione religiosa, tutto in boccettine ciascuna con [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[7],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/984"}],"collection":[{"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=984"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/984\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":998,"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/984\/revisions\/998"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=984"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=984"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/iopartecipo.azionecattolica.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=984"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}