Il ruolo degli studenti nella valutazione dei prof

*a cura della Task Force Rappresentanza del Msac

In questo anno scolastico, con l’attuazione della legge 107 del 2015 (la famosa “Buona scuola”), all’interno delle nostre scuole entra in gioco un nuovo organo collegiale: il Comitato per la valutazione dei docenti.

 

Il Comitato è composto da tre insegnanti (uno nominato dal Consiglio di Istituto e due dal collegio dei docenti); da uno studente e da un genitore (entrambi nominati dal Consiglio di Istituto); e da un componente esterno appartenente all’Ufficio scolastico regionale, oltre che naturalmente dal Dirigente scolastico (che presiede il Comitato).

 

Il Comitato ha l’onore e l’onere di stabilire con quali criteri il preside dovrà attribuire un premio ai docenti che si sono distinti all’interno della scuola. Ovvero:

  • il Comitato per la valutazione stabilisce dei criteri di valutazione dei prof.
  • il preside, in base a quei criteri, decide quali prof. premiare.

La decisione finale sui premi, insomma, spetta al preside. Nonostante ciò, il Comitato ha un ruolo molto importante, dovendo stabilire i criteri; esso ha altresì il compito di esprimere un parere riguardo al superamento del periodo di prova dei docenti neo-immessi; ma la componente studentesca non partecipa ai lavori del Comitato su questa tematica.

 

Per quanto riguarda la vera e propria valutazione dei docenti, comunque, gli studenti sono veri protagonisti e tali dobbiamo ritenerci! Si tratta di una responsabilità importante. Non solo perché, in base a questa valutazione, qualche prof. riceverà un premio (e dunque guadagnerà qualche soldino in più). È in gioco una domanda semplice ma fondamentale: quando un prof. si distingue, ed è abbastanza “bravo” da meritarsi un premio? Insomma, che cosa vuol dire essere un “bravo” insegnante?

 

Proponiamo alcune riflessioni, su cui ci piacerebbe discutere con tutti gli studenti e anche con i nostri insegnanti!

 

  1. Il lavoro di una classe non dipende da un solo insegnante, e non possono neanche esser presi in considerazione solo i risultati degli studenti (i nostri voti) per capire la qualità del processo educativo. Per questo crediamo che i risultati di una classe dovrebbe esser valutati in relazione al lavoro dell’intero consiglio di classe, ovvero la comunità dei docenti che vivono le loro giornate di fronte ma soprattutto in mezzo a ciascuno di noi studenti, cercando di donarci ciò che di più caro loro hanno, la loro conoscenza, senza chiederci niente in cambio, in completa gratuità.

 

  1. All’interno del Comitato per la valutazione dei docenti vi è uno studente nominato dal consiglio di istituto, incaricato a rappresentare i propri studenti. Questa espressione è di per se già un po’ contraddittoria perché non si può esser “nominati” o “incaricati” a “rappresentare” un gruppo di persone; ma per rappresentare è necessaria una azione democratica della parte rappresentata, in questo caso noi studenti!

Le elezione del rappresentante degli studenti al comitato per la valutazione ci sembra l’idea più giusta, l’idea sulla quale si deve basare ogni tipo di rappresentanza, e questo non solo per quanto riguarda la componente studentesca ma anche quella dei genitori e dei docenti.

  1. Per quanto riguarda i criteri da tenere in considerazione per la valutazione dei docenti, la legge 107 del 2015 definisce alcuni parametri generali, ma non è molto chiara su come effettivamente e realmente valutare i docenti. Nelle indicazioni fornite sono segnalate:

 

  1. a) la qualità dell’insegnamento;
  2. b) il contributo per il miglioramento dell’istituzione scolastica;
  3. c) il successo formativo e scolastico degli studenti;
  4. d) i risultati ottenuti dal docente in relazione al potenziamento delle tecnologie e metodologie,
  5. e) la collaborazione alla ricerca didattica, alla documentazione e alla diffusione di buone pratiche didattiche;
  6. f) le responsabilità assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale

 

In virtù della partecipazione studentesca viene chiaro pensare che una delle cose migliori da fare sia chiedere un parere agli studenti che quotidianamente vivono, ascoltano e seguono i loro docenti e che conosco alla fine il valore di ogni docente. L’idea di un questionario consultivo sui docenti completamente anonimo da far compilare ai ragazzi può esser un importante modo e strumento che il Comitato può utilizzare riguardo a diversi ambiti: la didattica, la relazione docente–studente, l’interesse nel discutere di attualità e anche altri parametri che crediamo siano fondamentali per la valutazione di un docente e che è importante non sottovalutare.

 

In conclusione, un’ultima considerazione. Con la legge 107, la valutazione nella scuola non è più solo univoca, ma è diventata biunivoca: è certamente un inizio e c’è molto su cui possiamo migliorare ma abbiamo il diritto e il dovere di non sottovalutare questa nuova realtà, volta a creare processi che possano portare a un miglioramento della nostra scuola, affinché ciascun abitante di questa realtà possa prendere a cuore ogni persona che ci è vicino e partecipare alla sua vita avendo uno scambio reciproco in piena gratuità e con la piena voglia di donarsi e di crescere insieme.

 

Ricapitolando quando detto le nostre proposte riguardanti il comitato di valutazione per docenti sono le seguenti:

 

  • preferire una valutazione di gruppo dei docenti, piuttosto che una valutazione del singolo;

 

  • far sì che i rappresentanti delle componenti scolastiche siano frutto di azioni democratiche come il voto

 

  • promuovere questionari anonimi compilati dagli studenti, che possano esser utilizzati dal Comitato per la valutazione come strumenti.

 

Non è un gioco da ragazzi

Perché contrastare la cultura dell’azzardo

*Di Margherita Pirazzini, membro dell’equipe MSAC della diocesi di Imola

Prima di leggere queste righe, voglio che tu faccia un piccolo sforzo: richiama alla mente la tua città e immagina di passeggiare per il centro storico. A te la scelta se fischiettare o meno. Da bravo e onesto cittadino guardati intorno, presta attenzione ai dettagli, fai scivolare gli occhi su quei negozi, su quelle vetrine, su quei monumenti così familiari da essertene quasi dimenticato. Prova a sentire il legame affettivo che ti lega a quei luoghi che ti hanno visto crescere e chiediti se ti senti coinvolto nel destino della tua città. Mentre pensi a cosa puoi fare per il tuo paese, fermati a leggere le locandine dei quotidiani locali esposte fuori dalla solita tabaccheria. Il bravo cittadino, quello che fischietta mentre passeggia e che raccoglie la bottiglia di plastica caduta a un bambino un po’ distratto, quel cittadino che ora ha la tua faccia, conosce e ama la propria città. Avrà notato sicuramente, quindi, che spesso tra le notizie locali e gli annunci sulle pareti dei bar spicca la frase “gioca la schedina e vince 3 miliardi di euro”: quale onore per il locale e per l’intera città aver ospitato una tanto copiosa e meritata vittoria! Indiscutibile motivo di vanto, da accompagnare rigorosamente all’intervista del fortunato. Dimentica per un attimo l’invidia per la vincita o l’indifferenza verso questo fatto, fermati prima di tentare la sorte a tua volta: ti sei mai chiesto dopo quanti tentativi il fortunato signore ha ottenuto la vittoria? Quanti soldi ha speso? Magari lo ha dichiarato nell’intervista. Chissà se nell’articolo troverai scritto anche quanti milioni di persone giocano d’azzardo in Italia ogni giorno senza vincere un euro. Chissà se troverai questo dato – il numero delle persone affette da dipendenza patologica – e non il valore della cifra che hanno giocato. Ci dimentichiamo in fretta che il gioco d’azzardo non è solo una questione di numeri o di fortuna; di fronte alle slot machines, al gratta e vinci, alle scommesse ci sono uomini e donne che perdono ogni giorno non un gioco ma, lentamente, la propria vita. Può essere definito tale un gioco che non diverte e non unisce? Un gioco che non ha un vero spazio per la persona e le sue abilità, anzi ne sfrutta le debolezze. Il guadagno statale dal gioco d’azzardo non compensa il danno (e il costo) umano e sociale alla persona. Allora ci si deve chiedere: cosa posso fare io? Per prima cosa posso prediligere gli esercizi commerciali che non incentivano nessuna forma d’azzardo e sostenerli nella loro scelta etica e sconveniente. In linea con questi propositi sabato 30 aprile eravamo in piazza Matteotti a Imola, in veste di msacchini e soprattutto di cittadini, alla campagna Slotmob insieme al suo economista Luigino Bruni per fare festa e riscoprire e promuovere il gioco come bene relazionale. Tantissime associazioni imolesi – Libera, Officina Immagina, Movimento Focolari, Agesci, Azione Cattolica, Acli, CSI… – hanno sostenuto l’iniziativa che si colloca in un progetto contro il gioco d’azzardo di Caritas, Sert e Comune di Imola il cui primo promotore è stato il gruppo dei Giocatori Anonimi. Lo Slot Mob si ripeterà in diverse città d’Italia per “premiare le virtù civili e soprattutto fare cultura e opinione”; uno degli obiettivi della mobilitazione è “richiedere una legge che limiti e regolamenti seriamente il gioco d’azzardo nell’interesse non delle lobby ma dei cittadini, soprattutto i più vulnerabili. Ci si sta attivando inoltre per mappare le città e stilare un elenco di esercizi commerciali che sono già slot-free e di quelli che lo vorrebbero diventare”. Scegliere in quale bar fare colazione o prendere un aperitivo spetta a voi: fate il vostro gioco!

Maturità 2016: tutto quello che c’è da sapere

*di Andrea Facciolo (delegato Msac al MIUR)

Gli studenti di quinta sono impegnati nella lunga maratona di fine anno: verifiche, interrogazioni, simulazioni di terza prova e stesura della “tesina”…ne abbiamo abbastanza?! Ma tranquilli amici, non siete i soli al lavoro. Gli uffici del Ministero dell’Istruzione, infatti, come ogni anno stanno pian piano aggiungendo i tasselli necessari per garantire lo svolgimento delle prove del tanto temuto Esame di stato. Si tratta di un percorso che ogni anno prevede diverse tappe: verso la fine di gennaio il Ministro dell’Istruzione comunica le materie oggetto di seconda prova per ogni indirizzo e le materie per cui verranno nominati i commissari esterni. Nei mesi successivi i consigli di classe designano i componenti interni della commissione d’esame e il ministro dell’Istruzione emana un’ordinanza (che è uscita proprio in questi giorni) in cui vengono fissate le modalità di esame, di attribuzione dei crediti, di ammissione dei privatisti, le date definitive delle prove e moltissimi altri aspetti tecnici e non. Nelle ultime settimane di lezione arriverà anche uno degli elenchi più attesi e temuti dagli studenti: quello dei presidenti e dei componenti esterni delle commissioni d’esame che vengono nominati dagli uffici scolastici regionali e territoriali.

Poi sarà solo questioni di giorni: fine delle lezioni, cene di classe con i prof, scrutini, tabelloni fino al fatidico 20 giugno, data in cui, quest’anno, si insedieranno le commissioni d’esame. Ma sarà la campanella delle 8.30 del 22 giugno a segnare l’inizio della sessione d’esame e delle prove scritte con la prima prova (il tema), a cui seguirà la seconda prova, diversa per ogni indirizzo, il 23 giugno alle 8,30 e la terza, preparata da ogni commissione, il 27 giugno sempre alle 8.30.
Dopo la correzione degli scritti e la pubblicazione dei risultati al via i colloqui orali che impegneranno gli studenti tra fine giugno e inizio luglio.

Dalla lettura di questa poderosa ordinanza ministeriale di quasi 50 pagine, firmata nei giorni scorsi dal Ministro Giannini possiamo però trarre alcune informazioni sul prossimo esame di maturità:
• anche quest’anno l’invio delle tracce della prima e della seconda prova avverrà per via telematica con l’invio del testo criptato dal Ministero a tutte le scuole, che dovranno immettere una password comunicata nei giorni precedenti per poter leggere e stampare il plico. Quindi anche quest’anno, salvo imprevisti, non arriverà più la gazzella dei carabinieri a consegnare a scuola il testo del tema e della versione.
• in caso di malattia o gravi problemi documentati sarà possibile, per chi sarà assente a una o a tutte le prove, recuperare l’esame in sessione suppletiva se ritenuto possibile dalla commissione d’esame oppure, in presenza di particolari problematiche il Ministero dell’istruzione potrà valutare la creazione di una apposita sessione straordinaria, con nuove prove nazionali, prima dell’inizio dell’anno scolastico 2016/2017.
• viene confermato il meccanismo di assegnazione dei crediti e dei punteggi per le prove scritte e il colloquio orale già in uso negli scorsi anni scolastici.
• viene confermata la possibilità che la commissione, nel preparare la terza prova, tenga conto delle esperienze di alternanza scuola/lavoro e delle materie non linguistiche insegnate in lingua straniera (CLIL) avute dai maturandi; anche il colloquio orale potrà partire da un’ esperienza di alternanza scuola/lavoro avuta dallo studente durante il percorso scolastico.
• a vigilare sullo svolgimento degli esami come ogni anno ci saranno tutti gli ispettori del Ministero dell’istruzione, in particolare a ognuno sarà assegnata un determinato gruppo di scuole.

Questo esame di maturità porterà con sé anche una novità: oltre al diploma che verrà consegnato ai maturandi, ormai maturati dopo la pubblicazione dei risultati degli esami, ogni studente riceverà anche il supplemento Europass al certificato: un documento, riconosciuto dall’Unione Europea, che affianca e non sostituisce il diploma ma “spiega meglio” le competenze acquisite dagli studenti e le attività professionali a cui possono accedere alla fine del percorso delle superiori, una specie di “passaporto” riconosciuto in tutta Europa che dovrebbe rendere più facile sia per gli studenti, sia per le università che per i datori di lavoro capire quali sono le competenze e le conoscenze che si hanno dopo la “famigerata” maturità traducendo in un linguaggio comune i titoli e i percorsi di istruzione dei singoli paesi, con le diverse materie caratterizzanti, i progetti effettuati e le lingue apprese.

Un’ultima curiosità: chi sceglie le tracce dei temi e della seconda prova dell’esame (dalle versioni di greco ai problemi di fisica, passando per i progetti dei geometri e i bilanci dei ragionieri)?
Al ministero esiste un gruppo di docenti, esperti e ispettori che ogni anno elabora diverse proposte di tracce per il tema e per ogni tipologia di seconda prova; è poi il Ministro, insieme al coordinatore centrale degli ispettori scolastici (che è anche responsabile del gruppo di lavoro sulla maturità) e ai suoi collaboratori più stretti a scegliere le tracce da inviare alle scuole… Quasi sempre nemmeno gli autori delle tracce scelte vengono informati prima ma lo scoprono la mattina della prima e della seconda prova come tutti gli studenti e i membri delle commissioni d’esame!

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Forum Studenti – Al lavoro sulle deleghe della Buona Scuola

*di Adelaide Iacobelli (vicesegretaria nazionale MSAC)

Martedì scorso, 16 febbraio, si è riunito il Forum Nazionale delle Associazioni Studentesche presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Ci siamo rivisti con i responsabili delle altre associazioni per capire come continuare a contribuire alla formulazione dei decreti legislativi che, con la legge 107/15 (la “Buona scuola”), il governo dovrà adottare.

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Quali sono i temi sui quali il governo ha la delega? Riepiloghiamoli:

  1. Riordino delle disposizioni normative riguardanti il sistema nazionale di istruzione e formazione
  2. Riordino del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria
  3. Promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità
  4. Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale
  5. Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni
  6. Garanzia dell’effettivita del diritto allo studio su tutto il territorio nazionale
  7. Promozione e diffusione della cultura umanistica
  8. Revisione, riordino e adeguamento della normativa in materia di istituzioni e iniziative scolastiche italiane all’estero
  9. Adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti, nonche’ degli esami di Stato

Come sappiamo, diversi temi riguardano da vicino noi studenti (pensiamo per esempio al punto 9: con l’introduzione del Curriculum dello Studente, potrebbe cambiare completamente il modo di intendere i voti a scuola…a patto che si intervenga in profondità, e non in modo superficiale!).

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Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR)

Nel mese di ottobre, il Forum si era già espresso in alcuni tavoli di confronto aperti dal Ministero, sui temi dei percorsi di istruzione professionale, della formazione e del reclutamento degli insegnanti e infine del diritto allo studio.

Proprio per quest’ultimo tema il FORUM da anni porta avanti una proposta di legge per abbattere le disuguaglianze tra Regione e Regione e per stabilire dei livelli minimi essenziali di prestazioni per gli studenti. Ricorderete che anche il 17 novembre, Giornata internazionale dello Studente, noi msacchini ci siano mobilitati per richiedere al più presto una legge quadro nazionale sul diritto allo studio, e lo abbiamo fatto a modo nostro: informazione e confronto sui banchi di scuola!

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Un altro nodo da sciogliere è quello della Carta dei diritti e dei doveri delle studentesse e degli studenti in alternanza, anche quella elaborata dal Forum. È una Carta che ci auguriamo sia portata al più presto, dopo i doverosi passaggi giuridici, in tutte le nostre scuole e i luoghi di alternanza.

Con le associazioni del Forum continueremo a pensare e lavorare insieme anche per gli altri temi di delega, sui quali ancora formalmente non siamo stati ascoltati.

Da Viale Trastevere è tutto, ci vediamo a Montesilvano! #SFS2016 #siamopresente #iopartecipo

 

 

Il PTOF degli studenti

(con i contributi di Michele, Elena, Marta, Antonio e Federico referenti legislativi MSAC delle diocesi di Pavia, Imola, Lodi, Aversa e Rimini)

Qualche spunto e qualche idea per provare a proporre alla propria scuola idee e progetti per il Piano Triennale dell’Offerta Formativa!

Tematica Qualche spunto per riflettere Cosa proporresti nella tua scuola?
Alternanza scuola / lavoro Secondo te, la tua scuola con quali enti dovrebbe realizzare le attività di alternanza scuola-lavoro?

–       Enti pubblici

–       Aziende

–       Associazioni di volontariato

–       Attività artigianali

–       Società sportive

–       Altro:_____________

 

In quale periodo ritieni che sia più opportuno realizzare l’alternanza scuola-lavoro?

–       Dopo l’orario delle lezioni

–       Nel fine settimana

–       Durante le vacanze estive nel mese di giugno

–       Altro:__________

 
Orientamento in entrata e in uscita Orientamento in uscita

Diverse scuole organizzano un progetto articolato in una serie di incontri tra la fine della quarta e i primi mesi della quinta sull’orientamento universitario/lavorativo (a seconda delle tipologie di scuole) durante l’orario curricolare. Gli incontri possono coinvolgere sia un primo discorso sulla scelta/il proprio futuro sia, e soprattutto (?), open day, incontri con studenti frequentanti e chi ha già concluso, docenti.

 

Orientamento in entrata

Si possono individuare nella scuola alcuni studenti (meglio se provenienti da scuole medie diverse) che si occupino in modo particolare dell’orientamento per le terze medie. Questo significa curare i volantini/dépliant/presentazioni on line della scuola insieme agli insegnanti incaricati, girare le scuole medie negli open day, pensare a modi creativi, originali e interessanti per presentare al meglio la propria scuola nella proprie giornate aperte. Possono anche dare i loro contatti in modo da essere reperibili a chi avesse domande, interessi o bisogno di consigli.

 
Attività degli studenti a scuola e delle associazioni studentesche Un’attività extracurricolare è quella dei pomeriggi studio a scuola.

Si potrebbero, ad esempio, organizzare periodicamente delle giornate in cui si rimane a scuola anche di pomeriggio con la possibilità di aiutare e/o essere aiutati in qualche materia dagli altri ragazzi. In questo modo i ragazzi sperimenterebbero la peer-education, ovvero l’educazione tra pari, che rende partecipi in prima persona gli studenti. Per l’organizzazione si potrebbe programmare un foglio su excel, in cui si segnano le disponibilità ad insegnare (con la possibilità di ricevere crediti).

NB: Il MSAC e le altre associazioni studentesche riconosciute dal Ministero dell’Istruzione possono, come loro diritto, chiedere alle scuole di organizzare attività e iniziative negli ambienti scolastici al di fuori dell’orario delle lezioni.
Attività extracurricolari Proporre l’organizzazione di un corso di primo soccorso

Sono molto utili per imparare le tecniche fondamentali del primo soccorso da prestare in caso di situazioni di emergenza. Inoltre si insegna a prevenire eventuali situazioni di rischio infortuni. In genere le lezioni si suddividono in una parte teorica e una parte pratica, per sperimentare i metodi giusti da attuare per aiutare una persona in difficoltà. Il corso può essere svolto dai volontari della Croce Rossa Italiana.

 

Educazione Fisica

A completamento e integrazione dell’attività didattica di Educazione Fisica, può essere chiesto ai docenti di organizzare annualmente, parte in orario scolastico e parte in orario extrascolastico, tornei interni di giochi di squadra e gare di atletica, che a fine anno si concludono con un confronto fra le diverse sezioni dell’Istituto.

 

 
Valorizzazione del merito  

Come può il PTOF valorizzare il merito degli studenti?

 

–       Mediante borse di studio assegnate agli studenti con la media più alta

–       Finanziamento di una vacanza studio presso un altro paese europeo, per gli studenti più meritevoli

–       Mediante maggiori crediti formativi

–       Altro:_____________________

 

La riforma della Buona Scuola ha istituito un fondo per assegnare bonus di merito agli insegnanti. I bonus vengono assegnati dal DS sulla base dei criteri stabiliti dal comitato di valutazione formato da: due docenti, un rappresentante dei genitori e uno degli studenti. Secondo te di quali criteri deve tenere conto la valutazione dei docenti?

–       risultati degli studenti negli esami di stato

–       Sistemazione occupazionale degli studenti diplomati

–       In base al numero dei progetti realizzati (es. Potenziamento, uscite didattiche, insegnamenti opzionali)

–       a seconda del contributo al miglioramento complessivo della scuola

–       In base al’innovativita didattica delle lezioni

 

 

 

 

IN AVVENTO CON… L’ASINO!

banner_PeDdi don Tony Drazza, assistente nazionale del Settore Giovani

Ogni anno, il tempo di avvento segna l’inizio di un nuovo anno liturgico, un tempo forte che la Chiesa ci suggerisce di vivere con vigilanza e maggiore attenzione, come un periodo significativo di preparazione alla nascita di Gesù, per accoglierlo e riconoscerlo.

Ogni anno dunque ci viene rivolto l’invito, sottointeso, di abbassare i ritmi della nostra vita, diminuire la velocità della nostra esistenza e del nostro fare per aprire gli occhi, avere maggiore attenzione perché qualcosa di importante deve accadere.

Questo tempo forte ci pone davanti l’invito ad avere atteggiamenti diversi e ciascuno di noi lo accoglie in modo positivo e con buoni propositi, anche se poi facciamo un po’ di fatica a rendere tutto questo concreto e a viverli nella vita quotidiana… addirittura, ci rendiamo conto che le giornate, invece di prendere dei ritmi più lenti, fatti anche di silenzio e preghiera, in questo periodo aumentano perché ci sono sempre troppe cose da fare e, in questo momento, anche la scuola chiede ai suoi alunni, e a quelli che vogliono viverla sul serio, di metterci maggiore impegno.

Sembra proprio che non ci sia il tempo e il modo di fermarsi veramente e ci vengono tanti dubbi su come vivere queste settimane: cosa è più giusto fare? Cosa ci fa stare bene e ci può dare modo di trascorrere con intensità e senso questi giorni?

Puntiamo il nostro sguardo verso la tradizione del Natale… ci accorgiamo che, provvidenzialmente, la nostra vita è molto simile a quella dell’asinello, uno dei tanti personaggi che abita i presepi delle nostre case, e questo per due motivi.

Il primo motivo, che mi sembra anche molto simpatico, fa sempre riferimento alla tradizione, perché il compito dell’asinello è quello di tenere al caldo il Bambino e i suoi genitori. L’asino deve lavorare, scaldare, non può concedersi pause perché Maria e Giuseppe hanno bisogno di lui e l’asino è lì con attenzione a fare il proprio dovere, senza lamentarsi o decidere di fare altro, è protagonista della scena della natività, è essenziale la sua presenza, ma è lì “in silenzio” e fiero.

Il secondo motivo è perché all’asino viene chiesto qualcosa di molto grande e impegnativo: mentre tutti sono in attesa di qualcosa o qualcuno, lui continua a fare il suo lavoro e addirittura gli straordinari e, nonostante tutto, è sempre pronto. Nella stalla, dove nasce il figlio di Dio, non ci sono persone raffinate e ricche, ma “è di casa” un umile animale come l’asino.

Anche la notte della fuga in Egitto chissà cosa avrà pensato quando Giuseppe, in modo frettoloso e affannato si è avvicinato per slegarlo perché dovevano partire: l’asino senza fare capricci, si è messo a disposizione con quello che sapeva fare meglio e cioè caricare su di sé Maria e il Bambino e camminare senza lamentarsi.

Silenzioso, umile, disponibile e sempre presente in tutti i momenti particolari della vita di Gesù. Maria, Giuseppe e poi Gesù, da adulto, hanno accanto l’immagine di un asino perché per loro nulla è troppo poco; ognuno può fare qualcosa, anche nella sua piccolezza e nella sua umiltà, ciascuno ha un posto, un compito e un ruolo importante.

Ecco allora che proprio l’asino, il nostro amico e la nostra “mascotte”, ci suggerisce un modo nuovo e intenso di vivere l’avvento, ma anche di chiederci in quale posizione siamo dentro o fuori la grotta, nella vita di Gesù? Siamo lontani e distratti? Siamo vicini e in contemplazione? Siamo accanto? Che ruolo abbiamo?

Questo tempo forte dell’avvento ci deve aiutare ad avere in mente e nel cuore, la figura dell’asino, e questo non deve sembrarci insolito e infantile, perché anche noi siamo chiamati a vivere la nostra vita e ogni impegno della giornata, con umiltà e pazienza, anche sotto i colpi più duri, andando controcorrente rispetto alla massa e a camminare su sentieri difficili.

Questo cammino di avvento, ci aiuti ad arrivare fino alla grotta e a occupare il posto dell’asino, accanto a Maria e Giuseppe, per contemplare la meraviglia della nascita del Figlio di Dio con la certezza che, pur con le nostre povertà, Gesù è nato e nasce per me, per voi e per ciascuno… perché ci ama.

Libro + Film di settembre

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di Luisa Bellomo

nel mare

Fabio Geda, Nel mare ci sono i coccodrilli

prima neve

 

 

 

 

 

 

La prima neve (2013)

Quando parte da una piccola cittadina dell’Afghanistan, Enaiat ha dieci anni, forse. Dove vive, a Nava, non c’è l’anagrafe, quindi non sa con certezza la sua età. Non c’è neanche la scuola, perché l’hanno chiusa i talebani. A detta sua, comunque, è il posto più bello del mondo. Non è abbastanza sicuro per lui, però, quindi un giorno parte, accompagnato dalla sua mamma e da un uomo, per andare in Pakistan. Non sa ancora che lo aspetta un viaggio lungo otto anni, per paesi di cui non conosce neanche l’esistenza.

Il sottotitolo di questo libro è “Storia vera di Enaiatollah Akbari”. Più di dieci anni dopo l’inizio del suo viaggio, l’ha potuto raccontare a un giornalista, Fabio Geda, che ci ha scritto un libro. Mentre Enaiat parla delle sue avventure, dei luoghi, delle persone che ha visto e incontrato, ho continuato a chiedermi se si rendesse conto dei rischi che correva e di quante volte abbia evitato la morte per un soffio.

A volte la narrazione si interrompe, e troviamo qualche frase in corsivo: è Fabio Geda che fa domande al giovane protagonista. In queste righe, sparse tra le pagine, ho trovato le parole più belle e le riflessioni più illuminanti, quelle che mi hanno fatto sentire piccola e inesperta.

Ho letto il libro in treno, andando all’università, e diverse volte mi sono trovata ad asciugare una lacrima di nascosto, con i vicini di posto che mi guardavano male. Siamo assuefatti dalle tante immagini di sofferenza che vediamo in tv e in internet, tanto che ormai non ci fanno più effetto. Questa storia invece colpisce direttamente al cuore, e tante volte anche alla pancia. Non è la storia di un ragazzo afgano che arriva in Italia clandestinamente, è la storia di Enaiat, che perde tutto ma non la speranza, che sa cogliere le occasioni che gli si presentano per caso, che soffre dolori che io non riesco neanche a immaginare ma va avanti lo stesso, anche grazie a tante persone buone.

Fa lo stesso effetto anche La prima neve, il film di Andrea Segre ambientato tra le montagne del Trentino. Segre è un regista di documentari, quindi è particolarmente bravo a raccontare storie vere. Questa è inventata, ma è fatta di tantissime storie reali e attuali: quelle dei giovani migranti africani che si ritrovano a vivere nei piccoli paesi trentini, lavorando come taglialegna per mettere da parte qualche soldo e poter andare in Francia. Questo però non è un film sui migranti. È un film su alcune persone, su padri, figli, mamme, amici, mogli e mariti, e ognuno ha la propria storia e i propri dolori. Mentre lo guardi non puoi fare a meno di pensare che a volte siamo più simili a chi viene da lontano che a chi vive con noi.

Per la visione vi do due consigli: munitevi di schermo grande, perché i paesaggi sono incredibili e meritano di essere ammirati come si deve, e attivate i sottotitoli, perché i ragazzi africani parlano in francese, ma i ragazzini parlano in dialetto trentino, e se non lo conoscete potrebbe diventare un problema!

Spero che amiate anche voi queste storie, ma soprattutto che vi aiutino a vedere gli altri, soprattutto i migranti, come persone con una storia da ascoltare.

«Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre». Carlo Mazzacurati

Migranti e migrazioni, conoscerli per capirli

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a cura dell’ACS (Azione Cattolica Studenti), Movimento Studenti di Milano

Come ogni anno, a fine agosto si è svolto a Monza il campo di volontariato organizzato dall’ACS. “Tanti studenti, uno sporco lavoro da portare a termine, un progetto di solidarietà da sostenere… Aggratis!” dice l’invito all’esperienza. Proprio così: una settimana tra imbiancature, manutenzione del verde, banchetti, animazione in una casa di riposo e in una cooperativa di disabili.

Il giorno di arrivo al campo ci è stata proposta un’attività legata al tema dei migranti: partendo dalla risposta ad alcune domande generali sull’argomento (es. Qual è il numero di immigrati in Europa? Quali sono gli Stati del mondo con il maggior numero di immigrati? Cos’è il trattato di Dublino?), siamo passati ad una analisi approfondita sull’immigrazione nel mondo, passando in rassegna tutti gli Stati dove il fenomeno è presente. La maggior parte degli immigrati proviene da Paesi che stanno vivendo situazioni politiche molto difficoltose (a causa di guerre civili, Isis), soprattutto in Africa Settentrionale e Asia, ma anche America Meridionale. Abbiamo concluso con un gioco di ruolo*, nel quale abbiamo impersonato diverse famiglie africane, che facendo scelte e prendendo decisioni, tentano di arrivare in Europa via mare, via terra, a seconda della disposizione economica. Molti sono quelli che ci provano, pochi o nessuno quelli che arrivano alla meta. Il gioco era tratto da storie vere. L’attività è stata, oltre che interessante, anche molto stimolante: il tema suscita in noi ragazzi il desiderio di conoscere più a fondo questa realtà che ci tocca da molto vicino e della quale, molto spesso, non abbiamo la possibilità di parlare, costruendo un dialogo ricco di confronti costruttivi. Questa attività, insieme all’animazione nel centro di prima accoglienza per profughi di Monza, mi ha sensibilizzato sull’argomento: ho capito l’importanza del documentarsi quotidianamente per scoprire quanto accade intorno a noi e quanta è la forza e la volontà con la quale giovani come noi, con i nostri stessi sogni, affrontano la vita.

*ispirato a quello trattato in questo articolo: http://www.huffingtonpost.it/2015/04/07/syrian-journey-videogioco-bbc-utenti-rifugiati-siriani_n_7016036.html

Lucia

 

Anche io come lo scorso anno ho partecipato al Campo di Volontariato di Monza, organizzato dall’ACS. Quest’anno, in particolare, abbiamo affrontato il tema delle migrazioni: oltre ai lavori degli altri anni (imbiancare, fare la manutenzione del verde al Parco, sistemare l’oratorio in cui dormivamo…) ci hanno comunicato che alcuni di noi sarebbero andati in un “centro di prima accoglienza”. Nel nostro caso era occupato da ragazzi, dai venti ai trent’anni. Il primo giorno di campo abbiamo partecipato ad una attività sulle migrazioni, che ci ha permesso di capire qualcosa in più su questo tema complicato. Poi ci hanno posto delle domande: quasi nessuno sapeva la risposta, e da questo è stato possibile comprendere quanto poco sappiamo della “vita da migranti”. Quando ho saputo che sarei andato al Centro ero contentissimo, ma ero anche preoccupato, perché avevo dei forti dubbi su come comportarmi. Il giorno dopo, appena siamo arrivati, i ragazzi con il loro sorriso e la loro allegria hanno spazzato via i nostri dubbi e le nostre preoccupazioni. Abbiamo fatto una piccola lezione di Italiano, che molti di loro non conoscevano, essendo appena arrivati, e abbiamo chiacchierato un po’ con loro: erano molto felici e curiosi di conoscerci. In particolare sono rimasto colpito dal loro sorriso e dal fatto che molti di loro volevano condividere con noi persino quel poco che avevano. Andando avanti le domande sono aumentate: c’era chi ci chiedeva qualcosa sull’Italia, chi domandava qualche frase in Italiano, chi ci raccontava la sua storia, parlavamo di calcio, leggevamo la Gazzetta insieme… Il quarto giorno, dopo una partita a calcio e una merenda insieme, ci siamo dovuti salutare. Come ricordo abbiamo regalato a ognuno di loro un braccialetto, ricavato dalla maglietta dell’acs. Non ho parole per descrivervi quanto erano (ed eravamo) tristi, quanto dispiaceva loro che noi dovessimo andare via. Questo ci ha fatto capire quanto tenevano a noi; ci sembrava una cosa da niente quello che avevamo fatto, eppure per loro significava molto. Noi pensavamo di andare lì e donare qualcosa a loro, e invece alla fine della giornata passata insieme mi sentivo più ricco di prima. È come se avessi lasciato lì qualcosa, per raccogliere molto di più. Sicuramente mi hanno insegnato che anche le piccole cose possono fare tanto, e che anche solo un sorriso, in tutta la sua semplicità, arricchisce molto chi lo riceve.

Riccardo

 

TFR? A rapporto!

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a cura della TFR

“È un’estate bellissima, è finita di già”, canta Jovanotti… Un’estate “piena di vita”, quella che abbiamo vissuto tra mare, montagna, sole e campi estivi in tutte le salse. Gli msacchini presenti al campo nazionale di quest’anno ricorderanno sicuramente le afose giornate pugliesi passate in compagnia dei vari ospiti (i più avranno un ricordo affettuoso di Luciano Corradini con la sua armonica…); in quei giorni gli occhi e il cuore si sono riempiti di un Msac che vuole andare “Diritto al Futuro”, partendo dalla riflessione sulla nostra presenza tra i banchi di scuola.

Se ci guardiamo intorno è evidente un sentimento generale di sfiducia nei confronti della classe politica, che ha avuto come prima conseguenza quella del disimpegno e della diffidenza nel cambiamento possibile, anche nelle nostre aule. Noi del Msac però sappiamo bene come volare tenendo i piedi ancorati a terra e crediamo che cambiare sia possibile solo se iniziamo ad agire nel nostro piccolo. Proprio a Molfetta, tra una sventolata e l’altra, è stato annunciato l’inizio dell’anno della partecipazione, che coinvolgerà tutti i circoli d’Italia e che avrà il suo culmine nella Scuola di Formazione Studenti del prossimo aprile (yeeeeah!). Per far sì che la “macchina della partecipazione” abbia avvio, è necessario che ognuno si rimbocchi le maniche; e allora, quale sfida migliore poteva essere lanciata se non quella di candidarsi nelle proprie scuole?! Quest’anno più che mai ogni msacchino è chiamato a prendersi cura dei propri compagni di scuola attraverso il servizio negli organi collegiali.

Sappiamo però quanto sia difficile rendere concreta l’idea di candidarsi, dal momento che quello degli OO.CC. è un mondo per alcuni inesplorato ed è proprio per questo motivo che il Msac ha pensato di costituire una Task Force Rappresentanza (per gli amici TFR) che dia sostegno a tutti coloro i quali abbiano voglia di incominciare l’avventura bellissima dell’essere rappresentanti. Gli obiettivi della commissione saranno quelli di fare rete tra circoli e rappresentanti msacchini di tutta Italia, accompagnare chiunque voglia intraprendere un percorso di rappresentanza e stimolare la candidatura; è importante essere guidati in una scelta di questo tipo, che necessita di tanta competenza, pazienza, lungimiranza, ma soprattutto tanta voglia di mettersi in gioco. Pertanto, la commissione sarà così divisa: ci saranno Francesco Caputo e Marianna Occhipinti per i rappresentanti di classe, per quelli d’istituto Lorenzo Zardi e Francesco, il quale guiderà anche quelli degli organi di garanzia e di valutazione, Emanuela Gitto e Andrea Facciolo per la Consulta Provinciale; questa suddivisione consentirà alla TFR di seguire passo passo tutti coloro che avranno voglia di candidarsi, prima e dopo la candidatura (anche in caso di mancata elezione), sia fisicamente (saremo a vostra disposizione per incontrarvi) che virtualmente (gruppi Whatsapp, email, videochiamate, ecc..)

La prima tappa di quest’avventura sarà la pubblicazione dell’AB OO.CC.. Questo strumento proporrà un punto d’incontro nelle scuole per approfondire il tema degli OO.CC., attraverso diverse modalità (assemblee, giochi di ruolo, ecc.) che ogni circolo adatterà alle necessità della propria diocesi. Il fascicolo, infatti, fornirà degli spunti utili per conoscere e approfondire il ruolo degli organi collegiali, e per questo sarebbe bello coinvolgere più studenti possibile, chiunque voglia tenersi informato su ciò che accade nel proprio Istituto.

Molti studenti eletti hanno difficoltà a portare avanti attività concrete nella propria scuola, svalutando così il proprio ruolo al suo interno; la riflessione su ciò ha portato la TFR a pensare ad un ulteriore punto di riferimento per i futuri rappresentanti, ossia “Professione rappresentante”, un vero e proprio vademecum nel quale essi potranno vedere un valido compagno di avventura per l’intero periodo di servizio di rappresentanza. Al suo interno troverete consigli, esempi di progetti che altri rappresentanti hanno realizzato, dritte sulla legislazione in merito e molto, molto altro…

Prima dell’uscita di Professione rappresentante (Aprile prossimo), la TFR provvederà ad un canovaccio di assemblea sulla partecipazione: abbiamo infatti notato come spesso oggi le assemblee siano dei tempi morti, pur essendo nate dalla straripante passione che alcuni studenti hanno messo nella scuola in cui credevano. Il Msac sente di dover riaccendere quella passione del passato, e proiettarla in quel futuro che altro non è che il presente in cui ci impegniamo.

Per futuri aggiornamenti e contatti, tenete sott’occhio il sito www.msac.aziocattolica.it

Inizia un nuovo viaggio, un nuovo anno scolastico è alle porte, e tu, sei pronto?

Diritto al futuro: adesso arriva il bello

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a cura del Msac Trieste

“Descrivi il campo msac in 4000 battute”. Ma come posso concentrare tanta gioia, tante emozioni, tanta forza in 4000 battute?

L’unico modo che ci viene in mente è riportare quelle parole, quei sogni e quei pensieri che ci hanno accompagnate in quel lungo viaggio verso casa, verso la nostra quotidianità.

E la cosa più stupenda è che ci siamo rese conto che il vero CAMPO MSAC cominciava proprio allora: nel nostro circolo, nella nostra città, nella nostra scuola.

 

“E’ la prima volta, il primo campo in assoluto che mi dispiace lasciare” “Certo, capisco” “Sto parlando sul serio babbea” “Si.. Quindi, chi ami?” “…il MSAC” “Tipo?? Ma davvero? Racconta!”

“Non so bene perché, non so come sia successo, mi ha presa e mi ha trasportata. Fino ad adesso ero ancora approdata al porto, quando vedevo invece gli altri msacchini partire per un viaggio fatto di cuori che palpitano all’impazzata all’incontro di altri ragazzi, carichissimi, pronti per avventurarsi a dormire poco o niente, ma tener duro agli incontri perché suscitano mille pensieri, mille domande, perché semplicemente piacciono, e se piacciono sono per forza belli e se sono belli, come dice qualcuno, sono anche buoni.

Questo campo mi ha cambiata, mi avete staccata da riva e ho iniziato a prendere il vostro passo. Ora sono pronta, sono una msacchina, e la cosa più bella di tutto è che non sono sola!”

ROBERTA

 

Come descrivere il campo nazionale? Forse la definizione adeguata è “incontro – scontro”! Stupisce infatti come lo stile msacchino, interpretato e vissuto durante l’anno in maniera così poliedrica dai diversi circoli, in quest’ occasione ci accomuna eliminando le differenze geografiche e culturali permettendoci  così di riflettere e “scontrarci”  su tematiche e problematiche di interesse collettivo.

Personalmente sfuggire alla monotonia estiva per partecipare al campo nazionale mi rendeva scettica ma ripensandoci è stata una privazione vantaggiosa, poiché solo ora posso affermare di appartenere veramente al movimento e di conoscere un gran numero di studenti interessati a migliorare l’ambiente e la partecipazione scolastica; insomma desiderosi di dire “I CARE”!

LUCIA

 

Quest’estate ho avuto la splendida occasione di partecipare al campo nazionale. La settimana è stata molto intensa di emozioni, allegria e gioia. Essendo stata la mia prima volta, non conoscevo nessuno oltre alle ragazze con cui sono arrivata da Trieste. Appena arrivate però sono stata circondata da tante persone entusiaste di fare conoscenza e dopo qualche ora sentivo di aver già fatto nuove amicizie. Durante la settimana si è creato uno spirito di gruppo e complicità e ciò mi ha davvero sorpresa. Le giornate erano piene di incontri in cui abbiamo riflettuto sul diritto del nostro futuro e attività di gruppo molto belle. È stata una settimana davvero speciale, molto intensa, durante la quale ho pensato molto, ho conosciuto tante belle persone, e mi sono davvero divertita. Spero di riavere presto l’occasione di partecipare ad un evento così bello.

ELENA

 

Il campo nazionale di quest’ anno non è stato solo il mio primo campo nazionale, ma è stata anche la mia prima vera settimana piena di vita, di gioia, di verità e di serenità. È stata una settimana di formazione che mi ha cambiata e cresciuta e che mi ha convinto ancora di più a portare avanti questo movimento con infinita gioia! Parlare del nostro futuro da sotto tutti i punti di vista, mi ha aperto gli occhi mi ha fatto capire quanta strada c’è ancora da fare e con quanta forza e fede devo affrontarla e viverla nel migliore dei modi. Sono cresciuta dopo questo campo, sono più viva, più carica. Sono una msacchina! Grazie anche a tutti i #legamibelli che sono nati o che si sono rafforzati e che nonostante la distanza sono veri e forti ma soprattutto sono FAMIGLIA! Tutti erano a braccia aperte pronti ad accogliere ogni msacchino e ad aiutare con una spalla, una mano o un sorriso. Non c’è dono più grande di andare diritto al futuro insieme a questa sorprendente, immensa, gioiosa, straordinaria, forte seconda famiglia che è il MSAC. È difficile trovare un solo aggettivo con quale descrivere questa settimana, ma di sicuro è stata una settimana piena di gioia.

ROSARIA