Archivio mensile:Maggio 2014

#openMIUR: primo incontro col ministro Giannini

stefania-giannini-ministro-dellistruzionePer la prima volta dalla nascita del governo Renzi, oggi abbiamo incontrato con il Forum delle associazioni studentesche il ministro Giannini. Un confronto rinviato da troppo tempo, ma finalmente arrivato. E produttivo: la nostra impressione è positiva.

Il Forum ha prima di tutto esposto al ministro alcune proposte condivise, nella convinzione che la grande ricchezza del nostro tavolo sta proprio nel portare elaborazioni strutturate insieme da tutti i 7 soggetti rappresentati. Se una proposta unitaria viene da associazioni con idee molto distanti, allora significa che davvero riproduce un’esigenza diffusa degli studenti italiani!

Il Forum ha dunque presentato al ministro tre proposte ormai da tempo condivise, ma rimaste intoppate tra i cambi di governo: una proposta di legge quadro nazionale sul diritto allo studio, dato che gli ordinamenti delle singole Regioni non garantiscono ovunque livelli di servizio e assistenza standard per tutti gli studenti; uno statuto per gli studenti in stage o tirocinio; e una revisione della legge (567/1996) che regola gli organi collegiali, in particolare per dare più peso al ruolo delle consulte provinciali. Il ministro ha assunto tutte e tre le proposte, con una riserva sul diritto allo studio: pur prendendo l’impegno davanti a noi di prendersi a cuore questa tematica decisiva, Giannini ha ammesso che un intervento del genere necessita di risorse il cui stanziamento dovrà essere approvato dal governo. Sugli stage, il ministro ha detto che scontiamo un modello culturale che mette prima lo studio nozionistico e poi il sapere sperimentale: è tempo, anche per rispondere alla drammatica emergenza occupazionale, di superare questa impostazione. In generale, ha sostenuto il ministro, obiettivo del suo mandato sarà duplice: aumentare la qualità media della scuola italiana, ma in modo diffuso, senza divari regionali; e dare competitività al sistema italiano nel confronto con gli altri Paesi, anche premiando le eccellenze.

Il ministro ha recepito quattro ulteriori richieste delle associazioni: di partecipare alle iniziative che coinvolgono la scuola nell’ambito del semestre italiano di Presidenza del Consiglio europeo; di includerci nel tavolo tecnico con il Ministero del Lavoro sul programma “Youth Guarantee”; di includerci nel tavolo già insediato con il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU) sul tema dell’accesso all’università (in particolare i famigerati test); e di iniziare insieme una riflessione sulla democratizzazione del sistema scolastico (dagli organi collegiali e le assemblee studentesche, alla valutazione e alla didattica partecipate).

Si è poi passati a un giro di tavolo con le sensibilità delle singole associazioni: si è parlato, tra l’altro, di test INVALSI, accesso all’università, orientamento, partecipazione studentesca, parità scolastica, riforma dei cicli, formazione professionale, governance delle istituzioni scolastiche. Come MSAC abbiamo evidenziato il momento favorevole per la scuola italiana, che gode di grande attenzione come dimostrato dallo straordinario incontro “per” la scuola – tutta la scuola – del 10 maggio. Abbiamo poi sottolineato, oltre a condividere molte osservazioni delle altre associazioni, tre temi: la scuola come luogo di formazione alla cittadinanza, per esempio applicando l’insegnamento di “Cittadinanza e costituzione”; l’integrazione europea da promuovere nel semestre di Presidenza; e la necessità di salvaguardare assemblee e spazi di partecipazione come momenti di socialità fondamentali per gli studenti.

Nella sua seconda replica, il ministro ha risposto puntualmente alle varie questioni. Sulla valutazione, ha concordato che i test di oggi hanno difetti strutturali come il prevalere di un’analisi quantitativa – pur necessaria per garantire oggettività e possibilità di comparazione internazionale – rispetto a quella qualitativa. Si è detta disposta a ragionare su questo tema insieme ai “Cantieri scuola” avviati da pochi giorni. Sul tema di autonomia e governance, ha aperto a una democratizzazione e partecipazione dei sistemi ma col principio che si possa ricondurre le responsabilità di ogni scuola a una persona o a un gruppo di persone ben definite. Sulla parità scolastica, si è detta per un sistema che valorizzi le scuole paritarie per aderenza a un modello laico ed europeo che garantisce libertà di scelta educativa alle famiglie; gli strumenti di valutazione di tutte le scuole del sistema pubblico integrato dovranno per forza essere gli stessi. Sulla formazione professionale, ha introdotto la necessità di potenziare i percorsi “vocational, educational and training” (apprendimento, formazione e lavoro). Infine ok a percorsi di educazione alla cittadinanza: in attesa delle risorse per dare monte ore autonomo alla materia “Cittadinanza e costituzione”, con la promozione di percorsi quali le Lezioni con l’Accademia dei Lincei o la “Nave della legalità”.

Il lavoro al Forum si preannuncia intenso per i prossimi mesi, con la partecipazione ai tavoli tecnici e il lavoro insieme alla Direzione dell’area studente (con cui il Forum collabora ordinariamente). Dopo il Forum, abbiamo potuto incontrare pure la dottoressa Leuzzi dell’Ufficio affari internazionali, con cui abbiamo condiviso interessanti proposte per l’uso dei fondi europei destinati all’istruzione. Noi ci saremo, come ci ricorda papa Francesco non per «occupare spazi», ma per «avviare processi» (Evangelii Gaudium, 223). Sempre portando, dal basso, le esigenze e i sogni degli msacchini di tutta Italia.

Test INVALSI: valutare per migliorare la scuola

INVALSI

Non sono ancora arrivati, ma la loro fama li precede. Non sono aggressivi eppure c’è già chi è pronto ad attaccare. Non sono i benvenuti eppure ogni anno tornano sui nostri banchi. Di chi stiamo parlando? Del tema della settimana, i test Invalsi.

Siamo arrivati all’ottava edizione, ma i malumori non cambiano e la disinformazione è sempre pronta ad annebbiare i nostri giudizi. Chiariamoci quindi le idee, i test sono prove nazionali standard per verificare periodicamente e sistematicamente le conoscenze e le abilità degli studenti e la qualità complessiva dell’offerta formativa. L’obiettivo è «migliorare l’efficacia della scuola per le fasce più deboli della popolazione scolastica e far emergere e diffondere le esperienze di eccellenza presenti nel Paese». I test sono preparati dall’Ente di ricerca INVALSI (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) eredità del Centro Europeo dell’Educazione, istituito negli anni settanta.

Quest’anno i test di italiano e matematica arriveranno nelle classi seconda e quinta della scuola primaria, nelle classi seconda delle scuole secondarie di secondo grado e infine saranno inseriti come prova dell’esame di terza media. I quiz non concorrono a valutazione (tranne che per la terza media), ma servono a fornire alle scuole dati sui livelli d’apprendimento raggiunti dai propri studenti.

La polemiche che da anni accompagnano le prove criticano soprattutto le modalità e i criteri valutativi che sono alla base dei test. Se davvero l’obiettivo è migliorare l’efficacia della scuola per i più deboli, si insinua facilmente il dubbio che il metodo del super quizzone non sia uno strumento adeguato, ma sia denigratorio nei confronti della professionalità di chi insegna e della fatica di apprende.

Per sintetizzare le ragioni dei malumori basta leggere una frase di Luciano Canfora (filologo e storico), che nella sua durezza raccoglie i motivi di perplessità intorno ai quiz: «Per vedere la maturità di una persona è necessario che componga un testo di senso compiuto, non che faccia queste prove irrilevanti dove un cretino che ha una buona memoria supera i quiz e una persona di cultura che non ricorda un dettaglio viene esclusa».

Non lasciamoci, però, trasportare dalla corrente, ribadiamo due concetti essenziali: il senso della cultura della valutazione e la necessità di oggettività.

Se davvero vogliamo che la nostra scuola NON sia un ospedale che «cura i sani e respinge i malati» dobbiamo promuovere sistemi di indagine per valutare dove c’è bisogno di aiuto, di investimento, di attenzione. Gli aiuti a pioggia (rivolti indistintamente a tutti) non migliorano la nostra scuola, perché non sono abbastanza per sostenere i deboli e non sono abbastanza per promuovere le eccellenze.

Ricordiamoci, inoltre, che c’è bisogno di oggettività perché fortunatamente oggi non rispondiamo del nostro sistema d’istruzione sono al nostro Paese, ma anche a tutta l’Unione Europea. È giusto mantenere delle conoscenze particolari che rispecchiano la nostra storia e il nostro patrimonio culturale, ma allo stesso tempo è necessario che gli studenti italiani siano riconosciuti competenti per tutti i paesi dell’UE.

Un’interessante riflessione che può richiedere un confronto all’interno della nostra associazione studentesca riguarda le ragioni per cui c’è bisogno di un test INVALSI per avere una valutazione oggettiva. Noi non chiediamo di boicottare i test, ma di riflettere insieme ai docenti e magari scrivere un parere sul perché il sistema di istruzione italiano non è credibile e sul motivo per cui essere un diplomato non basta per dimostrare di essere acculturato e competente.

Che ruolo abbiamo noi in questa mancanza di fiducia nella scuola? Cosa suggeriamo per individuare le scuole più deboli e soprattutto cosa desideriamo per migliorare il nostro livello di apprendimento? Avremo tempo e modo per parlarne, intanto questa settimana può essere utile per cominciare a pensare alla valutazione in modo critico e propositivo.

Adelaide Iacobelli (vicesegretaria MSAC)