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29 agosto: riforma della scuola?

giannini_rimini

È una settimana importante per la scuola italiana. Venerdì 29, dopo il Consiglio dei Ministri, verranno presentate le linee guida di una non meglio precisata “riforma”.

Finora siamo solo alle indiscrezioni e come MSAC ci riserviamo di giudicare dopo la pubblicazione dei testi. Lunedì intanto il ministro Giannini è intervenuta al meeting di Comunione e Liberazione parlando di “Educazione: dalla periferia al centro”. Nell’incontro di Rimini il ministro ha spiegato che nei prossimi mesi ci sarà spazio per un confronto sulle proposte di riforma tra il governo e i «soggetti della scuola», compresi – ci auguriamo – gli studenti.

Si parla soprattutto di novità per gli insegnanti, ma nel provvedimento dovrebbero essere affrontati anche temi che riguardano molto direttamente la vita degli studenti: dalla valutazione ai percorsi di alternanza scuola/lavoro, dall’esame di maturità ai progetti Erasmus.

Finora abbiamo incontrato il ministro Giannini nel Forum delle Associazioni Studentesche in una sola occasione, a maggio. Abbiamo raccontato l’incontro qui. Ci saremmo aspettati altri spazi di confronto nei mesi successivi, ma tant’è. Da venerdì potremo misurarci con delle proposte concrete da parte del governo, e nella sede del Forum proporremo le nostre osservazioni.

Insieme, confrontandoci con i segretari e i referenti legislativi dei gruppi MSAC di tutta Italia, formuleremo un nostro parere. Intanto è importante cominciare a informarsi e a capire le tematiche in gioco.

Per questo vi proponiamo alcuni materiali utili:

Il link all’intervento del ministro Giannini presso il meeting di Rimini:

http://www.meetingrimini.org/news/default.asp?id=676&id_n=15169.

Alcuni articoli di siti internet che anticipano modalità e temi della “riforma”:

“Scuola, la ministra Giannini: ‘Supplenze addio con la riforma’” corriere.it

“Riforma scuola, punto per punto la scommessa Renzi-Giannini” repubblica.it

– “Scuola, basta con le supplenze. E più mestieri” avvenire.it

“Sereni, a breve vi daremo la nostra visione della scuola” tecnicadellascuola.it

“Al Meeting di Rimini, il Ministro dell’istruzione parla di precari, reclutamento, nuovi linguaggi, merito” orizzontescuola.it

Inoltre, uno strumento davvero prezioso per approfondire è la rassegna stampa online del MIUR, che raccoglie tutti gli articoli sul mondo della scuola in uscita nei quotidiani. Ecco il link:

– http://rstampa.pubblica.istruzione.it

In questi giorni più che mai, per dirla con don Milani, WE CARE. La scuola oggi è al centro del dibattito pubblico. Da venerdì valuteremo le proposte del governo e in questo dibattito proveremo a far sentire la nostra voce, tutti insieme, con passione e dialogo.

A presto! #gomsac

#openMIUR: primo incontro col ministro Giannini

stefania-giannini-ministro-dellistruzionePer la prima volta dalla nascita del governo Renzi, oggi abbiamo incontrato con il Forum delle associazioni studentesche il ministro Giannini. Un confronto rinviato da troppo tempo, ma finalmente arrivato. E produttivo: la nostra impressione è positiva.

Il Forum ha prima di tutto esposto al ministro alcune proposte condivise, nella convinzione che la grande ricchezza del nostro tavolo sta proprio nel portare elaborazioni strutturate insieme da tutti i 7 soggetti rappresentati. Se una proposta unitaria viene da associazioni con idee molto distanti, allora significa che davvero riproduce un’esigenza diffusa degli studenti italiani!

Il Forum ha dunque presentato al ministro tre proposte ormai da tempo condivise, ma rimaste intoppate tra i cambi di governo: una proposta di legge quadro nazionale sul diritto allo studio, dato che gli ordinamenti delle singole Regioni non garantiscono ovunque livelli di servizio e assistenza standard per tutti gli studenti; uno statuto per gli studenti in stage o tirocinio; e una revisione della legge (567/1996) che regola gli organi collegiali, in particolare per dare più peso al ruolo delle consulte provinciali. Il ministro ha assunto tutte e tre le proposte, con una riserva sul diritto allo studio: pur prendendo l’impegno davanti a noi di prendersi a cuore questa tematica decisiva, Giannini ha ammesso che un intervento del genere necessita di risorse il cui stanziamento dovrà essere approvato dal governo. Sugli stage, il ministro ha detto che scontiamo un modello culturale che mette prima lo studio nozionistico e poi il sapere sperimentale: è tempo, anche per rispondere alla drammatica emergenza occupazionale, di superare questa impostazione. In generale, ha sostenuto il ministro, obiettivo del suo mandato sarà duplice: aumentare la qualità media della scuola italiana, ma in modo diffuso, senza divari regionali; e dare competitività al sistema italiano nel confronto con gli altri Paesi, anche premiando le eccellenze.

Il ministro ha recepito quattro ulteriori richieste delle associazioni: di partecipare alle iniziative che coinvolgono la scuola nell’ambito del semestre italiano di Presidenza del Consiglio europeo; di includerci nel tavolo tecnico con il Ministero del Lavoro sul programma “Youth Guarantee”; di includerci nel tavolo già insediato con il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU) sul tema dell’accesso all’università (in particolare i famigerati test); e di iniziare insieme una riflessione sulla democratizzazione del sistema scolastico (dagli organi collegiali e le assemblee studentesche, alla valutazione e alla didattica partecipate).

Si è poi passati a un giro di tavolo con le sensibilità delle singole associazioni: si è parlato, tra l’altro, di test INVALSI, accesso all’università, orientamento, partecipazione studentesca, parità scolastica, riforma dei cicli, formazione professionale, governance delle istituzioni scolastiche. Come MSAC abbiamo evidenziato il momento favorevole per la scuola italiana, che gode di grande attenzione come dimostrato dallo straordinario incontro “per” la scuola – tutta la scuola – del 10 maggio. Abbiamo poi sottolineato, oltre a condividere molte osservazioni delle altre associazioni, tre temi: la scuola come luogo di formazione alla cittadinanza, per esempio applicando l’insegnamento di “Cittadinanza e costituzione”; l’integrazione europea da promuovere nel semestre di Presidenza; e la necessità di salvaguardare assemblee e spazi di partecipazione come momenti di socialità fondamentali per gli studenti.

Nella sua seconda replica, il ministro ha risposto puntualmente alle varie questioni. Sulla valutazione, ha concordato che i test di oggi hanno difetti strutturali come il prevalere di un’analisi quantitativa – pur necessaria per garantire oggettività e possibilità di comparazione internazionale – rispetto a quella qualitativa. Si è detta disposta a ragionare su questo tema insieme ai “Cantieri scuola” avviati da pochi giorni. Sul tema di autonomia e governance, ha aperto a una democratizzazione e partecipazione dei sistemi ma col principio che si possa ricondurre le responsabilità di ogni scuola a una persona o a un gruppo di persone ben definite. Sulla parità scolastica, si è detta per un sistema che valorizzi le scuole paritarie per aderenza a un modello laico ed europeo che garantisce libertà di scelta educativa alle famiglie; gli strumenti di valutazione di tutte le scuole del sistema pubblico integrato dovranno per forza essere gli stessi. Sulla formazione professionale, ha introdotto la necessità di potenziare i percorsi “vocational, educational and training” (apprendimento, formazione e lavoro). Infine ok a percorsi di educazione alla cittadinanza: in attesa delle risorse per dare monte ore autonomo alla materia “Cittadinanza e costituzione”, con la promozione di percorsi quali le Lezioni con l’Accademia dei Lincei o la “Nave della legalità”.

Il lavoro al Forum si preannuncia intenso per i prossimi mesi, con la partecipazione ai tavoli tecnici e il lavoro insieme alla Direzione dell’area studente (con cui il Forum collabora ordinariamente). Dopo il Forum, abbiamo potuto incontrare pure la dottoressa Leuzzi dell’Ufficio affari internazionali, con cui abbiamo condiviso interessanti proposte per l’uso dei fondi europei destinati all’istruzione. Noi ci saremo, come ci ricorda papa Francesco non per «occupare spazi», ma per «avviare processi» (Evangelii Gaudium, 223). Sempre portando, dal basso, le esigenze e i sogni degli msacchini di tutta Italia.

Test INVALSI: valutare per migliorare la scuola

INVALSI

Non sono ancora arrivati, ma la loro fama li precede. Non sono aggressivi eppure c’è già chi è pronto ad attaccare. Non sono i benvenuti eppure ogni anno tornano sui nostri banchi. Di chi stiamo parlando? Del tema della settimana, i test Invalsi.

Siamo arrivati all’ottava edizione, ma i malumori non cambiano e la disinformazione è sempre pronta ad annebbiare i nostri giudizi. Chiariamoci quindi le idee, i test sono prove nazionali standard per verificare periodicamente e sistematicamente le conoscenze e le abilità degli studenti e la qualità complessiva dell’offerta formativa. L’obiettivo è «migliorare l’efficacia della scuola per le fasce più deboli della popolazione scolastica e far emergere e diffondere le esperienze di eccellenza presenti nel Paese». I test sono preparati dall’Ente di ricerca INVALSI (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) eredità del Centro Europeo dell’Educazione, istituito negli anni settanta.

Quest’anno i test di italiano e matematica arriveranno nelle classi seconda e quinta della scuola primaria, nelle classi seconda delle scuole secondarie di secondo grado e infine saranno inseriti come prova dell’esame di terza media. I quiz non concorrono a valutazione (tranne che per la terza media), ma servono a fornire alle scuole dati sui livelli d’apprendimento raggiunti dai propri studenti.

La polemiche che da anni accompagnano le prove criticano soprattutto le modalità e i criteri valutativi che sono alla base dei test. Se davvero l’obiettivo è migliorare l’efficacia della scuola per i più deboli, si insinua facilmente il dubbio che il metodo del super quizzone non sia uno strumento adeguato, ma sia denigratorio nei confronti della professionalità di chi insegna e della fatica di apprende.

Per sintetizzare le ragioni dei malumori basta leggere una frase di Luciano Canfora (filologo e storico), che nella sua durezza raccoglie i motivi di perplessità intorno ai quiz: «Per vedere la maturità di una persona è necessario che componga un testo di senso compiuto, non che faccia queste prove irrilevanti dove un cretino che ha una buona memoria supera i quiz e una persona di cultura che non ricorda un dettaglio viene esclusa».

Non lasciamoci, però, trasportare dalla corrente, ribadiamo due concetti essenziali: il senso della cultura della valutazione e la necessità di oggettività.

Se davvero vogliamo che la nostra scuola NON sia un ospedale che «cura i sani e respinge i malati» dobbiamo promuovere sistemi di indagine per valutare dove c’è bisogno di aiuto, di investimento, di attenzione. Gli aiuti a pioggia (rivolti indistintamente a tutti) non migliorano la nostra scuola, perché non sono abbastanza per sostenere i deboli e non sono abbastanza per promuovere le eccellenze.

Ricordiamoci, inoltre, che c’è bisogno di oggettività perché fortunatamente oggi non rispondiamo del nostro sistema d’istruzione sono al nostro Paese, ma anche a tutta l’Unione Europea. È giusto mantenere delle conoscenze particolari che rispecchiano la nostra storia e il nostro patrimonio culturale, ma allo stesso tempo è necessario che gli studenti italiani siano riconosciuti competenti per tutti i paesi dell’UE.

Un’interessante riflessione che può richiedere un confronto all’interno della nostra associazione studentesca riguarda le ragioni per cui c’è bisogno di un test INVALSI per avere una valutazione oggettiva. Noi non chiediamo di boicottare i test, ma di riflettere insieme ai docenti e magari scrivere un parere sul perché il sistema di istruzione italiano non è credibile e sul motivo per cui essere un diplomato non basta per dimostrare di essere acculturato e competente.

Che ruolo abbiamo noi in questa mancanza di fiducia nella scuola? Cosa suggeriamo per individuare le scuole più deboli e soprattutto cosa desideriamo per migliorare il nostro livello di apprendimento? Avremo tempo e modo per parlarne, intanto questa settimana può essere utile per cominciare a pensare alla valutazione in modo critico e propositivo.

Adelaide Iacobelli (vicesegretaria MSAC)

27 novembre, Forum delle associazioni studentesche – report

Si è svolto stamattina il terzo Forum delle associazioni studentesche da quando il ministro è Maria Chiara Carrozza, Dopo un incontro conoscitivo a giugno e un confronto su libri di testo ed e-book in agosto, il Forum è tornato a riunirsi a poche settimane dalla trasformazione in legge del DL 104, il testo noto come “L’istruzione riparte!”. Sostanzialmente due i punti all’ordine del giorno: la presentazione di proposte unitarie da parte del Forum (organismo consultivo che porta al ministro la voce degli studenti raccolta dalle 7 associazioni più rappresentative) e interventi in merito alla già citata legge Carrozza (DL 104) in materia di istruzione. Presenti tutte le associazioni: Movimento Studenti di AC, Movimento Studenti Cattolici, StudiCentro, Unione degli Studenti, Federazione degli Studenti, Rete degli Studenti Medi e Movimento Studentesco Nazionale.

 

Il moderatore odierno, Virgilio Falco di StudiCentro, introduce citando la situazione della Sardegna. C’è bisogno dell’invio di materiali per le scuole a Olbia e Cagliari, i punti di smistamento individuati: nella circolare del Ministero (allegata a questo link) si può leggere come contribuire con donazioni e/o raccolte di attrezzatura (il MIUR si fa carico di spese e logistica delle spedizioni). Tutte le scuole sono invitate a prendervi parte, e volentieri diamo voce a questa richiesta nell’amicizia con gli studenti sardi.

Dopo questa doverosa premessa, a nome del tavolo Virgilio ha poi illustrato tre proposte che il Forum aveva già discusso negli anni scorsi, raggiungendo un’intesa finora vanificata dai vari scossoni dell’attività governativa. Queste le tre proposte ora nelle mani del ministro Carrozza:

proposta di modifica del Decreto del Presidente della Repbblica (D.P.R.) numero 567, sul tema del protagonismo studentesco, per rendere più efficiente e partecipato il funzionamento degli organi collegiali.

proposta di legge quadro nazionale sul diritto allo studio: mentre a oggi ogni Regione, nella sua autonomia, può decidere come intervenire in materia di diritto allo studio, il Forum vuole istituire delle prestazioni essenziali di servizi per gli studenti che vengano rispettati uniformemente su tutto il territorio nazionale.

adozione di uno Statuto per le studentesse e gli studenti in stage, in modo da certificare diritti e dovere degli alunni coinvolti in percorsi formativi all’interno di luoghi di lavoro.

 

Il moderatore ha poi chiesto a nome del Forum dei chiarimenti al ministro Carrozza su due temi di cui si è letto sui media: la possibili emanazione di una nuovo provvedimento in materia d’istruzione collegato al DL 104; e l’avvio di percorsi di sperimentazione per licei della durata di 4 anni.

 

È iniziato quindi il giro di tavolo con i pareri sul DL104. Ogni associazione ha portato le sue osservazioni: tutti hanno chiesto al ministro che le associazioni studentesche vengano convocate ai tavoli tecnici che studieranno i provvedimenti di attuazione della legge. Per il MSAC è intervenuto il delegato al MIUR Michele. Questi, schematicamente, i punti del nostro intervento, ripresi dalle proposte dei circoli e dalle discussioni nelle iniziative nazionali:

Diritto allo studio: ribadiamo la necessità di una legge quadro per fissare livelli essenziali di assistenza e di prestazione (LEA e LEP) compatibili con il programma Europa2020.

Osservatorio per le disabilità: era stato attivato con Profumo e il MSAC era l’associazione del Forum delegata a seguirlo: ora quali prospettive per questo organo?

– Dispersione scolastica: poiché le associazioni studentesche sono esplicitamente citate nella nuova legge con il compito di prendere parte all’organizzazione di attività pomeridiane a scuola, diamo la nostra disponibilità con alcune proposte per impiegare questi tempi: formazione di gruppi di studio; percorsi di educazione alla cittadinanza; sviluppo di attività benemerite come ad esempio l’iniziativa “Quotidiano in classe”; proposte di attività fisica, soprattutto per scuole con strutture inadeguate; percorsi di integrazione con studenti stranieri…

– Orientamento: anche qui le associazioni studentesche sono esplicitamente citate: chiediamo che una circolare del Ministero faccia presente alle scuole la possibilità di coinvolgerci nei percorsi di orientamento; offriamo le nostre esperienze di percorsi d’orientamento  esperienziale già attive in alcune diocesi (Trieste, Rimini, Imola, Lodi, Albano…) e facciamo presente anche la necessità di percorsi di ri-orientamento per gli studenti bocciati nel biennio iniziale.

– Edilizia scolastica: chiediamo tempistiche celeri per il decreto attuativo di concerto tra i Ministeri dell’Economia e dell’Istruzione.

– Potenziamento dell’offerta formativa: quanto ai fondi che verranno stanziati, ci auguriamo che verranno utilizzati per: un effettivo insegnamento di “Cittadinanza & Costituzione”; il potenziamento dell’insegnamento di lingua inglese, possibilmente adattato alle specificità di ogni scuola; l’insegnamento di lineamenti di economia e diritto on ogni scuola, almeno nel biennio.

– Formazione dei docenti: anche qui saranno stanziati fondi, si punti su: inglese; nuove tecnologie; corsi specifici per insegnanti che vivono in aree ad alto tasso di immigrazione.

Stage e alternanza scuola/lavoro: rendere più efficaci i percorsi per gli istituti tecnici e professionali, e valorizzarli anche per i licei spesso esclusi da simili esperienze formative.

– Libri di testo: chiediamo un chiarimento nei prossimi mesi sulla questione Opensource, al momento troppo vaga.

– Bonus maturità: raccogliamo l’appello dei 2000 studenti ancora “nel limbo” dopo il pasticcio estivo sul bonus.

 

Il ministro ha poi iniziato una ricca contro-replica.

Ci ha ringraziato per le proposte presentate, assicurando che le prenderà in esame come frutto di un lavoro di intesa tra le varie anime del mondo studentesco. Ha detto di credere nella partecipazione studentesca e nella presenza degli studenti alla governance della scuola; ma la partecipazione deve essere regolamentata per essere quanto più organica e rappresentativa.

Il ministro riconvocherà a breve il Forum: «se possibile già prima di Natale», per parlare di alternanza scuola/lavoro (con un possibile coinvolgimento degli studenti nella valutazione dei percorsi attualmente esistenti di alternanza scuola/lavoro); e poi a gennaio, per discutere insieme dell’accesso all’università dalle scuole superiori.

Molto netta sulla presunta legge delega: ci saranno dei provvedimenti urgenti in un testo dedicato solo a università e ricerca; ma l’istruzione secondaria non sarà toccata a breve da nuove leggi, anzi il ministro intende dare il via a una Costituente della Scuola in cui siedano attivamente anche gli studenti. La Costituente sarà il luogo adatto per affrontare il discorso dei cicli e altre questioni sostanziali della scuola del futuro. Su questo tema, il ministro si è soffermata rendendoci partecipi anche delle discussioni interne alle riunioni tra ministri dell’istruzione nell’area UE: in Europa ci si interroga su una scuola che sempre più dovrà avere un modello di formazione continua, in stretto dialogo col mondo del lavoro e al servizio non solo dei giovani ma pure degli adulti. Il ministro dice di non avere idee preconcette su temi quali appunto il riordino dei cicli: servirà comunque, oggi e in futuro, una formazione che sappia mantenersi equilibrata tra “formazione di base” e “formazione vocazionale”, correlata alle specificità di ognuno.

Sempre in tema di Europa, il ministro ha annunciato che coinvolgerà gli studenti durante il semestre di Presidenza Europea dell’Italia (dal 1/7/2014), da cui dipenderà molto della reputazione internazionale del nostro Paese.

Altre comunicazione sui test Invalsi, che potrebbero cambiare in quanto il Presidente dell’Istituto è dimissionario. Verrà indetto un bando nazionale per la scelta del nuovo Presidente, e i candidati saranno chiamati a spiegare le loro posizioni sul sistema di valutazione. A coordinare il gruppo che selezionerà il nuovo Presidente dell’Invalsi sarà l’ex ministro De Mauro.

Il ministro ha accolto la richiesta delle associazioni di sedere ai tavoli attuativi del DL 104. Sui chiarimenti chiesti dal MSAC, ha assicurato che verrà riattivato il prezioso lavoro dell’Osservatorio per le disabilità e ha anticipato a ore l’uscita di una circolare che rende noto il destino dei 2000 studenti ancora in attesa di essere ricollocati dopo il caos sul bonus maturità. I prossimi test d’accesso, altro annuncio, si terranno ad aprile 2014.

La chiusura del ministro è stato un invito alle associazioni studentesche, e a tutti gli studenti in genere: sappiate creare consenso sull’importanza della scuola, condividendo i vostri progetti, aprendo i vostri spazi di partecipazione e di protagonismo degli studenti. Soltanto con un consenso diffuso, e non ridotto solo agli ambienti della scuola, che l’istruzione è centrale per il futuro del Paese, la politica potrà metterla al centro dell’agenda.

 

In conclusione: siamo stati piuttosto soddisfatti di questo Forum, perché è sempre utile trovare nell’Istituzione di riferimento un ascolto attento e non passivo. È stato bello portare al ministro le nostre idee, sia quelle condivise come Forum che quelle maturate all’interno del nostro MSAC. È la prova migliore che possiamo dare che i giovani non sono remissivi, disillusi, inerti, ma hanno voglia di impegnarsi e mettersi in gioco per cambiare la scuola dal suo interno. Il lavoro da fare è tanto, e le indicazioni del ministro ci hanno sollecitato: tutti insieme, dovremo mantenerci in contatto per entrare con la forza della proposta in questo procedimento per cui il ministro Carrozza pare davvero intenzionata a spendersi. E, detto tra le righe, sarebbe un peccato che tale fucina di buoni propositi e indicazioni concrete fosse guastata da qualche ennesimo ribaltone politico. Speriamo che le forze interne al Parlamento sappiano mantenere coesione davanti alle sfide dell’Italia: gli studenti hanno tanto da dire, e questo momento, tra semestre di Presidenza europea, Costituente della scuola, tavoli attuativi e tutti gli spazi di confronto evocati dal ministro potrebbe davvero essere il tempo favorevole per farci sentire.

Stati Generali della Conoscenza – 2° Forum Nazionale

La scuola che verrà? Eccola. E si prova a costruirla insieme.

Roma, 1 giugno 2013. È la data del secondo incontro nazionale degli “Stati Generali della Conoscenza”, una piattaforma che comprende oltre 30 associazioni attive nell’ambito della scuola, dell’università, si occupano di educazione e di istruzione e che hanno scelto di farsi promotori di un “progetto concreto per la conoscenza”. Queste associazioni arrivano da cammini diversi, ma hanno scelto ormai tre anni fa di unirsi per dire una parola comune sul tema della conoscenza, consapevoli che più voci in coro possono arrivare dove singole voci dissonanti non riuscirebbero a farsi ascoltare (per saperne di più, www.statigeneralidellaconoscenza.it) .

Questo appuntamento, che ha coinvolto, dunque, sia gli operatori che i fruitori stessi della conoscenza, è stato utile per rivedere il documento frutto del lavoro fatto durante il primo Forum nazionale, avvenuto nel 2011, ma soprattutto per continuare questo cammino di confronto e approfondimento di alcune tematiche cardine, cioè gli ambiti e gli obiettivi da condividere e da raggiungere. Per primi i diritti: la possibilità di accedere ai più elevati gradi d’istruzione è oggi, un elemento imprescindibile in termini di libertà dalla precarietà e di autonomia di decisione dei propri percorsi di vita. In secondo luogo, l’apprendimento permanente, ovvero la garanzia per tutti della possibilità di apprendere durante l’intero corso della vita, che è poi la chiave per una cittadinanza attiva. Cosa, questa, che servirebbe anche a rendere partecipi tutti dei profondi e rapidi cambiamenti della società. Scuole ed università nuove e di qualità, per ottenere le quali, occorre rivedere i processi e le modalità della conoscenza e ripensare metodologie più efficaci per lo sviluppo di competenze di cittadinanza. Inoltre, la scuola e l’università del futuro dovrebbero essere non inclusive, ma aperte, gratuite, garantite oltre che al passo con le nuove tecnologie. Si tratta di un progetto di scuola che non perde mai di vista la centralità dell’istruzione pubblica. Infine sviluppo e occupazione, al fine di trovare una rinnovata sinergia tra conoscenza, lavoro e sviluppo. Tutto questo ripensato sempre a partire da un progetto di sostenibilità e di equità economica e sociale. Si tratta di obiettivi da raggiungere entro il 2020, ma che si concretizzeranno in una proposta vera, coerente rivolta alla politica perché la convinzione è che la politica deve ripartire dall’investimento nella conoscenza o per l’Italia non può esserci un futuro di innovazione, di sviluppo, di crescita. “È proprio la cultura che sveglia le coscienze, la cultura è premessa e garanzia della nostra libertà. La cultura è ciò che ci rende liberi, è fondamentale per la salute della democrazia nel nostro Paese. Mortificare la cultura vuol dire rendere la democrazia molto pallida”. Cosi, Don Ciotti, presidente di Libera (una delle associazioni che fanno parte degli Stati Generali), ribadì durante il primo Forum il legame profondo tra cultura e politica, ciò che fa da sfondo al progetto.

Il secondo Forum nazionale si è dato ora una missione: allargare il dibattito sulla conoscenza anche a livello locale, mediante l’organizzazione di eventi tematici in tutta Italia durante il prossimo anno. Al link http://www.statigeneralidellaconoscenza.it/?p=435 è possibile trovare la documentazione e la relazione introduttiva dell’evento.

Rosathea

Abitare le nostre scuole per renderle più sicure (premio Vito Scafidi report)

Cari amici,

ieri mattina ho vissuto un’esperienza forte. Ero alla cerimonia del premio “Buone pratiche a scuola”: lo indice ogni anno CittadinanzAttiva, un’associazione di partecipazione civica che si batte per la tutela dei diritti dei cittadini in vari ambiti (come sicurezza nei luoghi di vita, sviluppo di stili di vita salutari, tutela e assistenza dei malati, e tanto altro). Scuole di tutta Italia, dalle primarie alle medie superiori, inviano i loro progetti per diffondere benessere e sicurezza a scuola; una commissione – di cui ho avuto l’onore di fare parte in rappresentanza del MSAC – li valuta.

Il premio è intitolato alla memoria di Vito Scafidi, uno studente di Rivoli (To) deceduto a scuola il 22 novembre 2008 per il crollo del controsoffitto della sua aula. Sono presenti i genitori di Vito. Dovrebbero esserci anche i politici. Già, dovrebbero. Gli ospiti di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, onorevoli Ghizzoni e Vacca, non si presentano. L’esponente del Popolo delle Libertà, on. Centemero, interviene e poi parte per Milano. Anche il sottosegretario Marco Rossi Doria, dopo il suo saluto, lascia la sala per improrogabili impegni.

Non voglio fare populismo, ognuno avrà avuto motivi più che validi. Ma i banchi destinati ai politici, sul podio della sala, restano miseramente vuoti mentre i ragazzi presentano i loro progetti. E sono sempre vuoti quando interviene la madre di Vito, la signora Cinzia Caggiano. Non fa un lungo discorso, ma poche parole sono sufficienti. Dice che, dopo la morte di suo figlio, si è abituata a essere come un vigile ogni volta che mette piede in una scuola. Che le nostre scuole sono spesso in stato precario, ma chi ha il dovere di controllarle non lo fa con il giusto scrupolo. «Ai ragazzi dico sempre: “Dovete essere i controllori dei controllori”, perché loro regolarmente non fanno il proprio dovere. E per questo dovete mettervi in gioco voi. Io non ho altri figli da donare allo Stato». Parla poi Antonio Morelli, presidente del Comitato Vittime San Giuliano di Puglia (un sisma nel 2002 vi causò la strage nella scuola elementare): «Li vedete questi banchi vuoti della politica. Noi li vediamo così da 12 anni, i genitori di Vito da 5. Continuiamo la nostra battaglia per testardaggine. Ma se dalle istituzioni nessuno ci ascolta, l’obiettivo diventa sensibilizzare i cittadini, far sì che essi in prima persona possano verificare la sicurezza dei luoghi in cui vivono».

E l’immagine – credetemi – fa rabbrividire: due genitori che parlano dei loro figli che non ci sono più, e dei banchi vuoti che non possono sentirli. C’ero però io, e c’erano  soprattutto gli studenti delle scuole premiate. Almeno noi abbiamo fatto nostra quella richiesta di attivismo.

A fine mattinata mi avvicino alla madre di Vito. Le dico che, nel piccolo della nostra associazione studentesca, il MSAC, ci prenderemo a cuore quella richiesta di sicurezza che i politici non hanno voluto ascoltare. Mi ha detto che, qualsiasi cosa facciamo, dovremo avere solo «la vostra bandiera di studenti, non quella di un partito o di altre organizzazioni. Se no andate solo a dare forza a loro». E loro sono quei banchi vuoti, che oggi hanno perso un’occasione, purtroppo l’ennesima, per dimostrarsi vicini ai cittadini.

Ci siamo presi un piccolo impegno, e nel dire alla signora Cinzia la mia vicinanza ho portato con me i volti e i sogni dei 1000 ragazzi di Fiuggi, della Sfs che ancora ci emoziona. Noi abbiamo sognato per il nostro futuro, per costruire qualcosa che toccheremo con mano. Un genitore che perde un figlio, perde il suo futuro. Per me incontrare questi genitori coraggiosi, che perseverano con costanza ammirevole nella propria battaglia affinché nessun altro Vito muoia mentre costruisce il proprio futuro, è stata una scossa che mi sembra giusto condividere con tutto il Movimento.

All’inizio del prossimo anno, l’OktoberFest MSAC sarà dedicata proprio all’edilizia scolastica. Faremo in modo che il ricordo di Vito Scafidi non vada dimenticato, ci impegneremo per conoscere le nostre scuole e affrontarne i problemi, non solo legati all’insegnamento o alle valutazioni, ma anche quelli degli edifici e delle norme di sicurezza.

Se ci attiveremo per le nostre scuole, faremo politica. Dal basso, con lo spirito di servizio più puro dell’attivismo studentesco, ci impegneremo a fare qualcosa per le nostre scuole e quindi per le nostre città. È un impegno che abbiamo preso con la signora Cinzia, con le vittime dell’irresponsabilità nelle scuole, e se le nostre istituzioni non saranno presenti, saremo noi a esercitare il nostro diritto di cittadini e di studenti.

 

Il racconto della protesta

Da giorni e giorni si susseguono manifestazioni, proteste, occupazioni, autogestioni… Sui giornali si legge di tutto, ma noi come stiamo vivendo questi giorni di agitazione? Proviamo a raccontarci quello che sta succedendo nelle nostre scuole e come lo stiamo vivendo.

Incominciamo da Emanuela di Messina che in occasione dello sciopero di sabato ha scritto su Facebook:

“Lo sciopero di domani deve avere un senso. Prima di protestare contro le istituzioni, dobbiamo essere noi l’Istituzione con la i maiuscola. Prima di protestare dobbiamo renderci conto di quello che abbiamo fatto. Il motto di domani dovrà essere “ago ergo protesto”. Nel nostro piccolo, cos’abbiamo fatto? Se la risposta è positiva il senso vero della manifestazione sarà valido: nessuno ci può negare il futuro e gli strumenti per raggiungerlo. Nel caso in cui la risposta è negativa, domani deve essere il giorno dell’impegno. Ognuno può fare qualcosa. Perché siamo noi la scuola. Quella del Ministero è solo una forma, disastrata, questo è certo. Ma il cambiamento lo dobbiamo fare noi. E non si cambia qualcosa urlando contro dei muri, ma il cambiamento vero parte dai nostri banchi. Muniamoci di forza e coraggio!

Poi c’è Sofia di Lodi che scrive:

In questi giorni si è sentito parlare fin troppo di proteste organizzate da noi studenti, soprattutto per gli scontri violenti e inutili in cui sono sfociate. Sabato 24 novembre anche nella mia scuola, il liceo scientifico Giovanni Gandini con la sezione classica Pietro Verri, e in altre scuole di Lodi è stata organizzata una protesta, ma in giro per la città non si sono visti striscioni né cortei.

Ci siamo, invece, trovati nel cortile della nostra scuola per un’assemblea d’istituto autogestita, con l’approvazione del preside,  ma tenuta interamente da studenti. Il fine era quello  di informare sulle nuove riforme, di dare qualche idea sul perché si protesti e perché si debba farlo o meno, ma anche di discutere della nostra scuola, di cosa funzioni e di cosa no. Il microfono è passato nelle mani dei rappresentanti d’istituto e della consulta, di ragazzi che si erano appositamente informati e di chi, tra il pubblico, aveva qualcosa da dire.

Sicuramente non è stata perfetta, il preavviso era stato breve, ci sarebbe dovuta essere una maggiore preparazione da parte di chi ha parlato e un’organizzazione migliore del tempo (considerando che dopo due ore non si vedeva più nessuno al microfono e abbiamo dovuto aspettare la fine della mattinata).

Però credo sia un segno importante. Prima di tutto si è partiti dalla scuola vera e propria per parlare della scuola generale, di quello che sta cambiando. Poi perché non è stato un semplice momento di protesta in cui si urla contro tutto e tutti senza trovare un vero obiettivo, ma è stato almeno un tentativo di informazione vera.

Perché gli studenti stessi si sono accorti che andare in giro con uno striscione senza idee formate e personali che lo sostengano non porta a nulla.

20/9/2012, presentazione del X rapporto “Sicurezza, qualità e comfort nelle scuole” di Cittadinanzattiva

 

Cittadinanzattiva, 20 settembre, X rapporto “Sicurezza, qualità e comfort nelle scuole” + IV indagine “Conoscenza e percezione del rischio sismico”:

 

La mattinata si divide in due parti, la prima dedicata alle scuole, la seconda alla percezione dei rischi sul territorio. Alla presentazione del rapporto sulla sicurezza nelle scuole segue il dibattito con gli interventi di:

–         Mario Di Costanzo per il MIUR

–         Mariangela Bastico, senatrice PD, membro della Commissione Affari Costituzionali

–         Rosa De Pasquale, parlamentare PD, Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione

–         Elena Centemero, parlamentare PDL, Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione

–         Daniela Ruffino, sindaco PDL di Giaveno (TO), Responsabile settore scuola e formazione dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani)

I dati presentati dai rappresentanti di Cittadinanzattiva (scaricabili all’indirizzo http://www.cittadinanzattiva.it) sono poco rassicuranti. Solo il 24% delle scuole possiede tutte le certificazioni richieste (valutazione rischi, conformità antisismica, prevenzione incendi); varie strutture presentano segni di fatiscenza; palestre e giardini sono spesso assenti o versano in condizioni che li rendono impraticabili. Un buon segnale invece viene dalla cultura della sicurezza che pare essere in aumento (si fanno più prove d’evacuazione, cresce l’attenzione degli studenti alle procedure di sicurezza).

Tre sono i punti di particolare attenzione:

1)      L’anagrafe con i dati delle scuole italiane è ancora largamente incompleta: perché mancano i dati? Negligenza? O ci sono talmente tante strutture non a norma che è meglio non parlarne? Comunque il MIUR ha fatto due cose positive: l’apertura del portale “Scuola in chiaro” e la diffusione dei dati sull’edilizia scolastica nazionale pubblicati il 14 settembre scorso e qui consultabili: http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Notizie/2012/09/Anagrafe-nazionale.pdf?uuid=0fa27d66-fdd4-11e1-b576-5015a320f2d8.

Insomma. l’impegno del MIUR è apprezzato; ma l’emergenza è ancora forte.

2)      Questione fondi:

a)      di 1 miliardo di € destinati all’edilizia scolastica, oltre 200 mln sono stati impiegati bene nella ricostruzione delle scuole abruzzesi. Poi ne sono stati sbloccati un primo stralcio di 358 mln per interventi in 1706 scuole, ma solo 73 mln sono stati effettivamente spesi. Altri 400 mln per interventi in 1809 scuole sono ancora bloccati. Non si hanno notizie dei 114 mln a disposizione delle Commissioni di Camera e Senato, né dei 680 mln di fondi UE per le 4 regioni della cosiddetta “area della convergenza” (Campania, Puglia, Calabria, Sicilia).

b)      si propongono modalità per risparmiare denaro e ottenere altri fondi:

– 1500 edifici scolastici sono in affitto, è una spesa che lo Stato dovrebbe fare in modo di evitare

            – la piccola manutenzione deve essere affidata alle singole scuole

            – incoraggiare le sperimentazioni sul concorso di soggetti privati nelle spese

            – 8×1000 all’edilizia scolastica (così da recuperare fondi “dal basso”)

3)      Programmazione e controlli: servono interventi rapidi sulle priorità (per questo è fondamentale un’anagrafe aggiornata); c’è bisogno di una programmazione (quinquennale?) degli interventi, non servono più le opere occasionali “a spot”; la continuità nell’erogazione dei fondi deve essere assicurata (è stata invece più volte sospesa dal 1996 a oggi); va rivisto il numero massimo di alunni per aula; si dovrebbe inserire l’obbligo di controlli periodici da parte degli uffici tecnici comunali/provinciali (un po’ come fanno le ASL con le mense).

Il dibattito successivo è stato moderato da Domenico Iannacone, giornalista RAI autore di varie inchieste dopo la tragedia di san Giuliano di Puglia (31/10/2002). Dopo il suo intervento col racconto delle situazioni personalmente constatate di disagi organizzativi in varie scuole (soprattutto nel Meridione), si passa al dibattito. Mario Di Costanzo del MIUR: “L’anagrafe è avviata, ma i dati sono bloccati al 2009; i fondi  sono bloccati per vari motivi burocratici e tecnici; comunque il ministro Profumo sta uscendo dalla logica degli ‘interventi spot’, e ha previsto uno stanziamento di 80 mln di € per comuni e province”. Interviene Daniela Ruffino dell’ANCI: l’edilizia scolastica dovrebbe essere tolta dal patto di stabilità (qui una semplice spiegazione di cos’è il patto: http://viadeisalici.blog.tiscali.it/2010/11/05/patto-di-stabilita-ecco-spiegato-cose/), perché questo genera un’impasse negli interventi. Il resto del dibattito genera una serie di rimpalli abbastanza imbarazzanti tra Ministero che può intervenire fino a un certo punto, parlamentari che hanno visto alternarsi negli anni disposizioni effimere, Comuni che non hanno possibilità di intervenire per mancanza di fondi/autorizzazioni. Si è arrivati addirittura a parlare dell’annosa questione della carta igienica nelle scuole, cui deve provvedere l’ente responsabile della scuola (Comune/Provincia…) perché le scuole non possono assumersi la “manutenzione ordinaria”. Insomma, l’impressione è che le lungaggini burocratiche dominino, e che nessuno (MIUR, politica, Comuni) sappia assumersi le proprie responsabilità. La senatrice Mariangela Bastico, già Viceministro dell’Istruzione, è la più propositiva: bisogna applicare la legge Masini del ’96, che disciplina bene gli interventi in materia di edilizia scolastica; bisogna operare come nelle emergenze: in Emilia si sono ricostruite scuole in 45 giorni, con le stesse procedure si possono compiere tanti interventi urgenti.

Nella parte seguente viene presentato il rapporto sulla conoscenza dei rischi sul territorio. Qui non si parla solo di scuole, ma gli interventi sono francamente ben più concreti. I più interessanti: Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile: “Dalle mie esperienze ho capito che in questo Paese vige la cultura del ‘speriamo non succeda’; bisogna passare alla cultura della consapevolezza. In Italia si pensa alla Protezione Civile come chi risolve le emergenze; non è così, anche se è capitato che lo fosse (vedi L’Aquila); è in realtà una delle tante organizzazioni di volontariato che sono ‘veicolo di contaminazione’ per diffondere la giusta attenzione civica”. Titti Postiglione, sempre della Protezione Civile: “Prevenzione e consapevolezza si vanno diffondendo, ma ancora troppo poco. Come incentivarle? Con la ‘partecipazione attiva’: nei Comuni, ad esempio, i cittadini vengano informati e coinvolti nella preparazione dei piani di sicurezza municipali (obbligatori). Importante fare rete tra associazioni per sollecitare la partecipazione attiva: in questo anche la scuola ha un ruolo, ma non si può delegare tutto alla scuola”. Daniela Occhiali, sindaco di Sant’Agata bolognese: “Abbiamo bisogno di due cose, come Comuni: regole e risorse. Impossibile fare piani se le regole cambiano sempre, se ogni due anni c’è una finanziaria; si sperperano troppi fondi, ad esempio con le nuove norme sul numero degli studenti bisognerebbe rifare tutte le porte delle scuole, con insostenibile spreco di risorse per il Comune”. Fausto Casini, presidente dell’ANPAS (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze): diffondere le conoscenze anche nelle scuole: non solo studiando moduli didattici ma creando eventi di comunità con altri enti affini alla scuola.

Le conclusioni di Cittadinanzattiva:

–         i “cittadini attivi” possono fare la differenza

–         troppe volte si è usato il condizionale nella mattinata: denota che l’edilizia scolastica non gode di interventi sicuri, ma di operazioni eventuali

–         sulla manutenzione ordinaria è ora di darsi una mossa

–         soddisfazione per la stabilizzazione di alcune buone prassi, come le prove d’evacuazione

–         dopo il rimpallo delle responsabilità tra politici, è chiaro: serve all’Italia non solo una “cultura della consapevolezza” (Gabrielli), ma anche una “cultura della responsabilità”

–         teoria della “broken window”: un edificio non curato è sintomo di poca cura per ciò che vi si svolge dentro

–         ancora troppe sono le barriere architettoniche per gli studenti disabili

Insomma, un flash di conclusioni: il parere della politica è troppo vago, mentre dal basso (Protezione Civile, comuni, movimenti territoriali…) ci sono persone con esperienze e contenuti veri per diffondere la sensibilità sull’edilizia scolastica e i rischi nel territorio. Anche per la nostra attività di associazione studentesca, una collaborazione con queste realtà potrebbe essere davvero interessante e proficua.

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alla maturità test Invalsi e possibilità di ottenere borse di studio

La scuola non è ancora cominciata (a proposito, siete pronti per un nuovo anno da vivere su e giù fra i banchi di scuola?) e già si pensa agli esami di maturità. Sembra infatti che per i test Invalsi sia proprio giunta l’ora della Maturità. A quanto pare per l’anno 2012 si tratterebbe solamente di una sperimentazione che porteranno avanti le scuole che decideranno di aderire a questo progetto, ma già nel 2013  il test Invalsi potrebbe già diventare obbligatorio per tutti i maturandi. Una prova in più alla maturità? No, questi test,che non si sa ancora di quali materie potrebbero essere composti (probabilmente italiano e matematica, ma dovrebbero toccare anche altre discipline) andrebbero infatti a sostituire il famosissimo e temutissimo quizzone, insomma niente più terza prova.

Il Ministro dell’Istruzione, l’on. Mariastella Gelmini, ha spiegato che allargare il campo d’azione di questi test “è essenziale per innalzare il livello di qualità del sistema di istruzione”.

Ma le novità per chi si sottoporrà all’esame di maturità nel 2012 non finiscono qui. Sembra infatti che dopo la pubblicazione dei quadri chi avrà preso almeno 80 su 100 potrà decidere volontariamente di affrontare un’ulteriore prova (sempre preparata dall’Invalsi) e che metterà in palio borse di studio da 10000 euro per chi deciderà di iscriversi all’università lontano da casa. Inizialmente i fondi deriveranno da un doppio stanziamento: 10 milioni di euro da parte del Miur e 20 milioni dai fondi Pon dell’Ue, ma al progetto sembrano interessate anche alcune  aziende italiane ed in particolare Confindustria.

In attesa di conoscere i dettagli dell’iniziativa, fonti vicino a Trastevere danno per certa la possibilità, per gli studenti che hanno conseguito la borsa di studio, di ottenere un secondo sussidio a fondo perduto anche al termine del primo anno di università, a patto però di aver svolto tutti gli esami e conseguito almeno una media del 27. Dal secondo anno di università le modalità di accesso non cambieranno, ma gli studenti si impegneranno a restituire i 10000 euro quando avranno firmato il primo contratto di lavoro.

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Insomma 2 novità! Cosa ne pensate? Qual è stata la vostra prima reazione nel leggerle?